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ROMA – Questo pomeriggio, alcune centinaia di persone, tra loro moltissimi immigrati, si sono ritrovate a piazza dell’Esquilino, a Roma, a pochi passi dal Viminale, sede del ministero dell’Interno.

Si sono autoconvocate per gridare il loro dissenso contro la risposta violenta messa in campo ieri dal ministro Roberto Maroni, per disperdere, arrestare o addirittura espellere e rinchiudere nei Centri di identificazione ed espulsione, coloro che a Brescia si erano riuniti ai piedi della gru sulla quale, dal 30 ottobre, 6 migranti di diversa nazionalità sono saliti per richiedere il permesso di soggiorno. Iniziative del genere si stanno moltiplicando in tutta Italia: a Milano, Torino, da domani a Napoli, sabato a Bologna. I sei della gru si sentono presi in giro: hanno pagato per ottenere il permesso di soggiorno. Ora non ne avrebbero più diritto, essendo “colpevoli” del reato di clandestinità, istituito con il pacchetto sicurezza. Non sono gli unici a sentirsi truffati.

Raman Shah, è il responsabile organizzazione del Comitato immigrati in Italia, una rete nata nel 2002 per coordinare l’impegno delle associazioni impegnate nella lotta per i diritti dei nuovi cittadini che vivono e lavorano nel nostro paese. E’ una realtà consolidata ormai presente in 40 città italiane. Anche lui era a Roma, per solidarizzare con i 6 di Brescia, ed ha preso il microfono anche per denunciare i problemi dell’ultima sanatoria per colf e badanti.
“Ci sono oltre 100.000 domande bloccate a causa di responsabilità o mancanza di requisiti dei datori di lavoro – ci spiega – Per regolarizzare le colf è necessario un reddito minimo, a seconda dei casi di 20.000 e 25.000 euro. Per le badanti è necessario invece certificare la patologia dell’assistito. In molti casi i datori di lavoro si tirano indietro, o le domande non sono regolari e le prefetture le rigettano, ma il lavoratore non può fare ricorso. In questo modo non si arriva all’emersione del lavoro nero. Abbiamo chiesto al governo di sbloccare questa situazione com’è stato fatto nel 2002 con la circolare De Gennaro. Finora non abbiamo ottenuto risposta”. In quel caso, il ministero aveva tenuto conto di quei lavoratori che avevano intrapreso le vie legali contro datori di lavori restii a regolarizzare.

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