Mercoledì, 25 Aprile 2012 08:39

Pesaro, 27 aprile: fermiamo la persecuzione dei giusti

Scritto da Matteo Pegoraro
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Nella foto, Roberto Malini, Dario Picciau e l'europarlamentare Viktoria Mohacsi con la comunità Rom di Pesaro nel 2008 (lo stesso anno in cui si è verificato l'episodio con il poliziotto) Nella foto, Roberto Malini, Dario Picciau e l'europarlamentare Viktoria Mohacsi con la comunità Rom di Pesaro nel 2008 (lo stesso anno in cui si è verificato l'episodio con il poliziotto)

ROMA - 27 aprile 2012: non è una data come tante. Lo stesso giorno, ma nel 1940, Heinrich Himmler diede l'ordine di costruire il campo di concentramento di Auschwitz, dove i diritti umani furono annientati.

Il prossimo 27 aprile sarà invece il giorno in cui due esseri umani straordinari, colpevoli solo della loro generosità e dedizione verso l'altro, saranno giudicati. Ciò che fa specie è che in un Paese, l'Italia, la cui storia dovrebbe averci insegnato tanto, in realtà si stanno compiendo, forse senza accorgersene, gli stessi errori tragici del passato: perseguire i giusti.

Roberto Malini e Dario Picciau sono il cuore di EveryOne: l'abbiamo fondata insieme, noi tre, e da piccola organizzazione umanitaria l'abbiamo investita di un compito forse sovrumano: quello di ridare dignità agli uomini più deboli, rendere omaggio ai loro costumi e alle loro particolarità, salvaguardare le loro famiglie, valorizzare i loro diritti. E difenderli, a costo di grandi rinunce. E il 27 aprile prossimo, al Tribunale penale di Pesaro, Roberto Malini e Dario Picciau saranno nel banco degli imputati a manifestare la loro condizione di uomini integri e puri: uomini che lottano fino allo stremo, a testa alta, per tendere una mano e accarezzare il lembo di un vestito logoro e strappato guardando all'umanità di chi lo indossa e dimostrando al mondo l'intimo valore che quella persona racchiude nel cuore e nel suo vissuto. Interruzione di pubblico servizio, il crimine che gli viene contestato, notificato loro con un decreto penale di condanna emesso dal GIP nel 2008. Un'interruzione che non c'è mai stata, perché loro mai hanno smesso di svolgere un servizio pubblico per la comunità e la società civile! Il giorno in cui la DIGOS di Pesaro ha inoltrato una denuncia in Procura verso i due attivisti sembrava non essere successo nulla di rilevante: un controllo casuale, come tanti, da parte di un poliziotto delle volanti, nei confronti di tre ragazzi Rom, assistiti da tempo dagli attivisti di EveryOne stanziati a Pesaro. Un controllo che proprio come tanti altri si esprimeva con la diffidenza a monte da parte delle Forze dell'ordine e un atteggiamento più aggressivo del solito verso i tre ragazzi Rom.

Chi si occupa di diritti umani sa quanto sia difficile relazionarsi con gli uomini in divisa, nei paesi dove purtroppo xenofobia e intolleranza non sono stati estirpati dalla cultura dominante. Roberto e Dario erano giunti sul posto per incontrare i tre ragazzi come di consuetudine, relazionandosi con gli agenti in maniera pacifica ed estremamente rispettosa nei confronti di chi riveste un ruolo autoritativo o istituzionale: questo è del resto sempre stato il nostro modus operandi. Sono stati loro chiesti i documenti di riconoscimento ed è stato loro intimato di non curarsi di quanto accadeva, e anzi di allontanarsi di tre metri dagli agenti e dai ragazzi Rom. Roberto e Dario, pur non comprendendo tanta ostilità e tanta rabbia, hanno eseguito l'ordine con osservanza, spiegando pacatamente e umanamente agli agenti che quei tre ragazzi erano giovani in difficoltà umanitaria, assistiti da un'organizzazione internazionale, desiderosi di costruirsi un futuro migliore. Quando, insieme ai documenti, hanno esibito una lettera di incarico firmata dall'allora parlamentare europea Viktoria Mohacsi, in cui era chiesto loro di monitorare la condizione dei Rom in Italia, specie in rapporto all'operato nei loro confronti da parte delle autorità, Roberto e Dario hanno notato che la reazione di uno degli agenti si era fatta sproporzionata, quasi temesse di essere segnalato in sede europea per il suo atteggiamento troppo severo. Due anni dopo quel giorno, senza che accadesse null'altro, Roberto Malini e Dario Picciau si sono visti notificare un decreto penale di condanna per interruzione di pubblico servizio. Potevano "cavarsela" con una multa (per quanto pesante), ma hanno deciso, con ancora più ammirabile coraggio, di proporre ricorso, e rivendicare le proprie ragioni per far emergere la verità.

Accanto a loro, si deve necessariamente levare la nostra voce, la voce di chi crede nella giustizia, nella legalità, nella democrazia, nella solidarietà umana. Non lasciamo che le autorità italiane, per non riconoscere un errore giuridico e morale, proseguano nel punire due innocenti che per altro tengono alto l'onore di chi in passato ha lottato per la nostra libertà e i nostri diritti.

Roberto Malini e Dario Picciau meritano giustizia e verità, ma ancor prima meritano un riconoscimento di vicinanza e stima da parte di ognuno e ognuna di noi, e meritano che attorno a loro si stringa un cordone non violento di uomini e donne disposti a grandi rinunce pur di garantire loro il diritto di essere giusti, e pensare al prossimo come a se stessi.

Scriviamo un messaggio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), massima garanzia costituzionale del nostro Paese, e chiediamo interesse, verità e giustizia per Roberto Malini e Dario Picciau, che con il loro operato stanno scrivendo la storia e difendendo, a nome di noi tutti, il diritto sacrosanto dell'uomo di proteggere i suoi simili dai soprusi dei potenti.

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Ultima modifica il Mercoledì, 25 Aprile 2012 12:42

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