Mercoledì, 06 Giugno 2012 22:54

Prosegue la traversata umanitaria di Georges Alexandre verso Bruxelles e il Parlamento europeo

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Nella foto di Matthew Mirabelli, Georges Alexandre Nella foto di Matthew Mirabelli, Georges Alexandre

CATANIA - Da tre anni il kayakista e difensore dei diritti umani Georges Alexandre (Kayak per il diritto alla vita e Gruppo EveryOne) si è trasferito nei luoghi-simbolo delle migrazioni: Lampedusa, Linosa, Tunisia e Malta. In questo lungo periodo, che si è auto-finanziato, Georges ha incontrato centinaia di profughi, ha testimoniato innumerevoli violazioni dei loro diritti e - grazie alle sue segnalazioni, regolarmente trasmesse dal Gruppo EveryOne al Parlamento europeo, al Consiglio d'Europa e all'Alto Commissario delle Nazioni Unite sui Rifugiati - ha evitato drammi umanitari, respingimenti e deportazioni.

L'attivista ha effettuato difficili azioni umanitarie ed è il principale testimone delle politiche anti-immigrazione, con le continue violazioni della Convenzione di Ginevra sui Rifugiati. Georges ha subito, nella sua permanenza in punti tanto caldi, intimidazioni, minacce, perquisizioni e una brutale aggressione. Nonostante ciò, non si è lasciato spaventare e la sua impresa, vera Odissea umanitaria, prosegue. Georges Alexandre, infatti, ha pianificato una traversata in kayak per sollecitare l'attenzione del mondo sulla tragedia dei rifugiati. Dopo aver circumnavigato Lampedusa, è andato in Tunisia, sulle spiagge da cui sono partite migliaia di profughi, subendo spesso avarie fatali, respingimenti e assalti, oppure raggiungendo le coste dell'Unione europea solo per essere arrestati, trattati poco umanamente nei centri di raccolta e deportati verso destini a volte drammatici. Pochi, percentualmente, hanno avuto asilo o protezione internazionale e quei pochi si sono trovati in condizioni di indigenza ed emarginazione, per sopravvivere come mendicanti. "Georges è il vero paladino dei figli di un'Africa insanguinata e affamata," dice Roberto Malini, co-presidente del Gruppo EveryOne.

 

"Le sue proteste, le sue denunce, le sue fotografie, le sue relazioni, le sue domande imbarazzanti alle istituzioni sono state alla base di tutte le nostre campagne per tutelare i rifugiati da una vera e propria persecuzione. E' un campione dello sport e un amico dei diritti umani, fondamentale per il sogno di un'Unione europea accogliente e solidale. Se abbiamo ottenuto tanti successi nel campo della tutela dei migranti dall'Africa, contro lo strapotere dei governi intolleranti, in gran parte lo dobbiamo al lavoro di Georges, che rappresenta perfettamente lo spirito-EveryOne, uno spirito indomito, che non abbandona mai un caso umanitario, neanche di fronte a violenze, agguati, intimidazioni e forme di persecuzione politica, poliziesca e giudiziaria. E' importante che l'UNHCR e le istituzioni dell'Unione europea sostengano il lavoro umanitario di questo grande attivista". Dalla Tunisia, Georges è tornato nuovamente a Lampedusa, quindi si è recato a Linosa e poi a Malta, dove ha preso contatto con le autorità locali e ha mosso dure critiche alle politiche maltesi sulle migrazioni. Ora torna in Italia: "Ciao Roberto, ciao amici di EveryOne. Finalmente la partenza. Vi invio un articolo che riassume il significato del mio viaggio a Malta (vedi link qui di seguito). La prossima tappa è Catania, dove dovrei arrivare l'11 giugno. Dipende dal mare, che attualmente offre condizioni favorevoli alla pagaiata". Il viaggio di Georges toccherà quindi altre città, per concludersi in autunno a Bruxeles, dove Judith Sargentini, eurodeputata, conferma che una delegazione dell'assemblea dell'Unione europea incontrerà l'attivista franco-canadese. Durante il meeting, Georges Alexandre, Dario Picciau e Marilina Castiglioni illustreranno agli eurodeputati la situazione dei profughi oggi, mentre Roberto Malini terrà una lettura di poesie dal suo libro "Il silenzio dei violini" e sarà allestita una mostra di fotografie di proprietà della ong Gandhi, che testimoniano l'orrore dei traffici di esseri umani nel Sinai e delle politiche attuate dalle autorità locali contro i rifugiati subsahariani.

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