Venerdì, 15 Gennaio 2016 16:53

Stop war. In piazza contro la guerra

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Cortei a Roma e Milano

ROMA - Domani, 16 gennaio, nel 25° anniversario dei bombardamenti in Iraq,  forze sindacali, sociali e politiche hanno promosso la piattaforma sociale Eurostop,ad una giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra, per l’annullamento delle missioni militari italiane in scenari di guerra e per il taglio delle spese militari, con cortei a Roma e Milano.

L’appuntamento a Roma è alle 14.30 in Piazza dell’Esquilino. Il corteo prosegue in via Cavour, via dei Fori Imperiali, e si conclude in piazza Venezia.

A Milano concentramento in piazza San Babila, ore 15.00, e conclusione in piazza XXIV Maggio.

Sono passati 25 anni dai bombardamenti Usa nella prima guerra in IRAQ, il terrorismo cresce e divampa in ogni angolo del mondo ed ha ora nel Califfato addirittura un suo stato.

In questi anni la guerra ha alimentato e rafforzato il terrorismo, così come la vendita di armi e i profondi legami economici del mondo occidentale con quei paesi, come l’Arabia Saudita e la Turchia, che finanziano direttamente l’ISIS.

La guerra, lungi dal combattere il terrorismo,  sta producendo  morte, distruzione e barbarie. È diventata il pretesto per minare alle fondamenta le già fragili democrazie europee ed ha come conseguenza non marginale quella di  consentire ai governi europei di attaccare pesantemente il mondo del lavoro.

L’Unione Europea ha assunto la gravissima decisione di sottrarre dai vincoli dell’austerità di bilancio le spese militari, togliendo così ulteriori risorse che invece dovrebbero essere investite per rilanciare e aumentare la spesa sociale ed il welfare. Costruire un carro armato è più “utile” che costruire una scuola, un ospedale o investire per il percorso formativo di un giovane: questo è il senso della decisione della UE. La stessa Unione Europea che con le sue politiche di austerità e di riduzione del debito sta producendo in molti paesi un aumento esponenziale della disoccupazione, l’attacco ai salari e alle pensioni, la cancellazione dei diritti e del lavoro buono, la privatizzazione dei servizi sociali e dei beni comuni.

La legge di stabilità finanziaria, approvata in Parlamento lo scorso 23 dicembre dalle forze politiche che sostengono il Governo Renzi, è la prova concreta di tutto questo: tagli alle risorse per il finanziamento delle poche forme di sostegno al reddito per i lavoratori licenziati o che perdono il lavoro per la chiusura degli impianti produttivi; aumento esponenziale della tassazione indiretta attraverso l’aumento delle tariffe per i servizi, compresi tutti i livelli di istruzione, dalla scuola materna all’università.

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