Mercoledì, 12 Ottobre 2011 18:28

Crisi: economia reale e metafisica (quarta e ultima parte)

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ROMA - Nel precedente articolo, il terzo,  avevamo accennato al ‘disturbo del pensiero’ di quanti hanno una visione economica, nella quale, la bramosia umana è il motore principale dello sviluppo economico. Questa ‘ragione-animale’ non solo nega la vera realtà umana, ma afferma la non separazione tra mondo naturale e mondo umano, e, in nome dell’antico ritornello del homo homini lupus, e di quello illuminista dell’utilitarismo, detta la regola base: nella selezione naturale il più forte sottomette più debole; o, nella formula moderna: il più furbo ruba al più ingenuo; o in gergo economico: il più intelligente è più bravo a speculare di quello meno bravo.

Tutte queste animali, e furbe, e intelligenti, ‘idee economiche’, hanno fallito e siamo ad un passo da una situazione di default, vale a dire nell'incapacità tecnica dell’Italia di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento. Siamo insolventi e non siamo materialmente in grado di corrispondere le rate di interesse del capitale prestatoci alla naturale scadenza di ciascuna.

L’economia ha sempre viaggiato su due binari paralleli ma, per forza di cose, legati tra loro da traversine di reciproca utilità: un’azienda senza una banca che le fa prestiti non è in grado di svilupparsi. Ma nonostante questi legami l’industria, l’artigianato, il commercio, l’agricoltura, seguendo semplicemente la richiesta del mercato, hanno continuato a creare sviluppo e quindi posti di lavoro. Ma a un certo punto qualcosa non ha più funzionato perché sono saltate le regole scritte e non scritte che regolamentavano i rapporti tra le varie parti dell’economia. Questo qualcosa ha un nome: deregulations, deregolamentazione. Certamente anche la finanza globalizzata ha contribuito a scardinare i patti che reggevano la società, ma non è stata la sola causa di questo stato delle cose. Semmai la globalizzazione, e la sua gemella, la finanza globalizzata,  sono state un motore più potente che ha portato in pochissimi anni la società mondiale ad un’accelerazione verso un baratro che avremmo visto solo tra vent’anni o trent’anni.
Quando si parla di ‘economia metafisica’ non lo si fa casualmente, perché questo ‘disturbo di pensiero’ che porta a pensare l’economia in questo modo va contro il principio di realtà, ed  è quindi metafisico. L’economia vigente che domina e decide ogni aspetto della nostra esistenza, dalle scelte dei politici, che gli sono servi, al prezzo del grano, non solo non tiene conto del fattore umano ma nemmeno si preoccupa di realtà oggettive, come uno sviluppo che deve quantomeno essere ecocompatibile. Questa assoluta irresponsabilità e non coscienza di sé, di coloro che muovono le pedine della finanza, fa pensare ad un animale che ha l’unico compito istintuale di nutrirsi e riprodursi coattivamente senza sapere perché lo fa.
Provate a parlare ad una pecora e ad un economista liberista, di economia umanamente compatibile o di decrescita o di divisione della ricchezza: vi guarderanno entrambi con occhi inespressivi poi volteranno le spalle e continueranno a brucare il campo fino a che non rimarrà un filo d’erba. Esattamente come nell’esempio delle cavallette fatto nel precedente articolo. Né alla pecora, né all’economista, né alle cavallette, verrà in mente di mangiarne metà oggi e metà domani, o lasciarne un po’ per gli altri, o di piantare altra erba per le prossime generazioni. Lo faranno solo i contadini, finché cavallette, pecore, e la finanza globalizzata glielo consentiranno. Scherziamo? Andate a vedere cosa hanno fatto i padroni dell’economia di mercato della nostra agricoltura. Rivedetevi su web la puntata di ‘L’Italia in diretta’ di domenica 9 ottobre. C’è veramente da mettersi a piangere: campi di grano, campi di pomodori, e uliveti estirpati, e, industriali della pasta, dei pomodori in scatola, e del vino, obbligati ad acquistare grano, pomodori, conserve, e uva all’estero. E tutti alzano le mani di fronte alla metafisica legge di mercato.

Eppure tutti sanno che un buon imprenditore, come lo erano Merloni, Olivetti e anche, a suo modo anche, Mattei, se non opera anche per il bene comune creando occupazione e reti sociali, per usare un termine lombardiano, ‘diversamente ricche’, sono degli esseri umani asociali. Asociali perché, invece di far in modo che la propria realizzazione divenga una possibilità di realizzazione per altri esseri umani, arraffano quel che c’è come animali e nella loro rovina umana trascinano materialmente altri esseri umani. Fare esempi è inutile, basta aver voglia di vedere.

In queste ultime, concitate, ultime ore, del ventennio berlusconiano, c’è un gran sgomitare da destra e da sinistra per accaparrarsi poltrone e simpatie elettorali da parte di tutti, anche da alcuni strani personaggi in gonnella che non appartengono allo Stato Italiano, ma che proprio per questo lo comandano. Quindi vediamo: gli extra comunitari Ratzinger con i suoi sodali, Della Valle con i suoi proclami di antipolitica, Bersani, che cerca di rubare a Casini la croce cristiana da apporre al simbolo del Pd, gli industriali che chiudono le porte in faccia ai politici, anche quelli che hanno fatto da sempre loro da lacchè, mostrarsi su giornali , montare sui pulpiti per parlare di economia salvifica, chiudere manifestazioni di partito in anticipo per andare a messa dal pontefice, ecc. ecc. eccetera .
Insomma sta succedendo di tutto, ma non sta cambiando nulla, perché non si vuole vedere e dire, che le strade che prima correvano parallele ora stanno venendo in conflitto: economia reale cioè imprenditore-salariato e economia-metafisica-finanziaria o si alleeranno provocando gravi disordini civili, e tragedie sociali, e stati di polizia, oppure l’economia reale si sgancerà dal sistema e ne creerà uno nuovo con altri paradigmi che non si basino su concetti astratti e in odore di ‘alienazione religiosa’  come quelli della ‘mano invisibile’ incistati nella vulgata neoliberista.
Forse ci vorrà una “catastrofe”, nel senso etimologico di “rivolgimento” totale di uno status quo esistente, per farci uscire dal labirinto, costruito sapientemente da un Dedalo post-moderno, al soldo di un mostro divoratore di carne umana, l’economia metafisica.

Ma per svincolarci da paradigmi capitalistici astratti è necessaria una ricerca seria e scientifica
che indichi una via umanamente compatibile, che sveli l’inganno metafisico,  e che riveli che gli esseri umani nascono con un’etica interna, la quale, se salvata dai terremoti del rapporto interumano, non solo può divenire un ‘imperativo categorico’ sociale, ma anche un pungolo per creare ricchezza per tutti.
Quindi è necessario impegno sociale condito con la partecipazione intesa come ‘essere presenti’ umanamente e quindi politicamente. Inoltre una forte tensione verso una trasformazione antropologica, che crei i presupposti per una rivoluzione sociale che deve investire la maggior parte possibile degli esseri umani. Una rivoluzione sociale non solo nello stile di vita palese, ma anche nello stile interno di essere, vale a dire una ribellione profonda che ridefinisca, internamente,  il rapporto con l’altro da sé.
Poi si potrà cominciare a nuovi percorsi empirici e sperimentali di economia sociale, stilare un ‘vademecum’ individuale e sociale per un nuovo modo di vivere, pensando magari alla decrescita demografica necessaria sia per sviluppare ognuno la propria l’identità umana senza il gravame di milioni di esseri umani che nascono per morire o di fame o di guerra, o di malattie curabili in situazioni possibili, sia perché non c’è altra soluzione per salvare l’umanità minacciata dall’esaurimento delle risorse naturali e dall’inquinamento.
Inoltre dopo una rivoluzione antropologica, che, ora, può sembrare ancora utopica e irrealizzabile, e magari anche folle, si potrà iniziare a combattere pacificamente contro coloro i quali, nascosti nelle torri diaccie della globalizzazione finanziaria, si comportano da padroni annullando prima psichicamente gli esseri umani, e poi annichilendo materialmente sovranità nazionali. I nuovi ‘latifondisti planetari’ impediscono scientemente un’equa distribuzione della ricchezza, e un controllo individuale dell’economia impedendo, per esempio, che ciascuno noi sia l’artefice attraverso i nuovi mezzi tecnologici, già creati e ancora da creare, del proprio fabbisogno energetico, e del proprio smaltimento di rifiuti a impatto zero.

Se questa può sembrare un’utopia  in effetti non lo è: la ribellione di milioni di indignados pacifici è un segno evidente.
Inoltre a Bruxelles, nel Parlamento europeo, dove pochi giorni fa Carlo Patrignani ha presentato il suo libro ormai divenuto un best seller per i politici seri, “Lombardi e il fenicottero”, si è aperto un dibattito costruttivo tra le forze progressiste europee, ed in particolare i socialisti e democratici, ora davanti ad una sfida epocale.
I presenti al dibattito sanno di dover rispondere ai saccheggi operati dal capitalismo finanziario globalizzato, per il quale, come per un organismo animale, ciò che conta è ciò che si riesce a divorare, anche se questo comporta l’eliminazione anche dei bisogni primari per la sopravvivenza fisica degli esseri umani. Non parliamo poi, come ha scritto Patrignani; “delle ‘esigenze’ indispensabili alla sopravvivenza psichica degli esseri umani ridotti a cose, ad oggetti, a merce.”
Nel dibattito di Bruxelles ci si è chiesti:  “Da dove partire, allora, per costruire un progetto di società alternativo, in grado di togliere dalla disperazione e dalla povertà l’umanità, rispetto al modello, chiaramente fallito, del capitalismo finanziario?” Una risposta importante c’è stata: “Dal ‘radicalismo’ di Riccardo Lombardi, dalla sua scelta ‘solitaria’, coraggiosa e lungimirante per un’economia, una società diversamente ricca, incardinata ed imperniata su una ‘diversa’ antropologia dell’essere umano: ‘la teoria della nascita’ dello psichiatra Massimo Fagioli, che fornisce una conoscenza della realtà umana”.

Questa, in sintesi, è la risposta, che ci rende più sereni,  giuntaci dal dibattito ‘causato’ il 20 settembre dalla presentazione del libro di Patrignani, nel Parlamento europeo. Lì alcuni esponenti della Sinistra democratica europea come Gianni Pittella, vice-presidente del Parlamento Europeo, Catherine Trautmann del Partito Socialista Francese, Guglielmo Epifani, presidente Associazione ‘Bruno Trentin’, e gli economisti Anna Pettini e Andrea Ventura dell’Università di Firenze, hanno discusso sul che fare per questa crisi partendo, come abbiam visto, da assunti molto diversi da quelli di una ‘economia metafisica’.

 

 

 

 

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