Lunedì, 06 Dicembre 2010 12:42

Cartoline & Ritagli. La casa come me. Malaparte e la sua dimora caprese

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La sera, dopo cena, andavamo a sdraiarci davanti al camino, sulle pelli di camoscio che coprono le lastre di pietra del pavimento: è un immenso camino, e in fondo al focolare è murato un cristallo di Jena. Attraverso le fiamme si vede il mare sotto la luna, i Faraglioni sorgenti dalle onde, le rocce di Matromania, e il bosco di pini e di lecci che si stende dietro la mia casa. (Curzio Malaparte,  "La Pelle")

Curzio Malaparte pubblicò La Pelle nel 1949, l’editore era Aria d’Italia; oggi viene ripubblicata nei tipi di Adelphi. Era e rimane un libro stranissimo, come il suo autore. Lo diremmo un Oggetto Letterario Non Identificato. Un  romanzo oppure un diario?   Storia o racconto – come recita il sottotitolo?  Neorealismo o realismo magico? Rossellini o Savinio, o entrambi? Sono dodici  quadri della Napoli  del 1943 al momento della occupazione/liberazione da parte degli Alleati. Più che la storia è la forza visiva, barocca e delirante, delle descrizioni che colpisce il lettore: la bambina/sirena del pranzo del generale Cork; le parrucche bionde o rosse con cui le donne si coprono il pube perché  Negroes like blondes; le folle di prostitute e i bambini venduti. E in mezzo a questo abisso di orrore, scandalo e abiezione la presenza fisica costante, invasiva, narcisistica, egocentrica di Malaparte. Lui, strapaesano e modernista, fascista e antifascista, al confino con Mussolini e in galera con Badoglio, poi ufficiale di collegamento con gli alleati:  mentitore nella vita e nella letteratura.

Così come La Pelle è un po’ il ritratto letterario del suo autore, la Casa di Capri ne è il ritratto di pietra: Il giorno che io mi son messo  a costruire una casa, non credevo che avrei disegnato un ritratto di me stesso. Il migliore di quanti io non abbia disegnati finora in letteratura.

Bruce Chatwin scriveva che la Casa Malaparte costruita tra il 1938 e il 1942 sul promontorio di Capo Massullo è una delle più strane abitazioni del mondo occidentale. La paragonava ad una nave omerica, ad un moderno altare dedicato a  Poseidone. Si chiedeva se fosse una casa moderna o preistorica, se avesse a che fare col surrealismo piuttosto che con il fascismo, se fosse il  rifugio di un monaco o una prigione.  E infine se fosse il teatro privato del dandy, dell’arcitaliano, del romantico decadente, del Casanova mai sazio.

Malaparte incaricò del progetto l’architetto Adalberto Libera: uno dei maestri europei del Movimento moderno e uno dei migliori interpreti del Razionalismo italiano, autore tra l’altro  a Roma del Palazzo dei Congressi dell’Eur.  Ma la collaborazione tra un colto e irrequieto committente e un architetto dalla rigorosa personalità innovativa fu assai tormentata.  Manfredo Tafuri, architetto e critico, disse di Casa Malaparte e del  luogo nel quale venne costruita, che rappresentavano Un sito eccezionale, un committente altrettanto eccezionale, un architetto che non sembrava essersi particolarmente impegnato nell'opera, un frangente storico che fa precipitare le insicurezze del dibatto architettonico italiano: all'incrocio fra tali frangenti si pone un'opera come villa Malaparte a Capri.

Il primo progetto fu effettivamente redatto dall’architetto Libera che disegnò un casa rettilinea,  di impianto razionale, costituita da un parallelepipedo appoggiato sulla roccia. Tutto il resto, ovvero la realizzazione della casa, molto lontana da quel progetto iniziale, costituisce a tutt’oggi un intrigante giallo architettonico. Chi è il vero artefice di quello strano oggetto così magicamente integrato in  un luogo straordinario, che da molti è ritenuto una delle migliori opere architettoniche del XX secolo?

Quel che è certo è che l’opera finita è lontana da quel progetto, del quale conserva l’impianto rettilineo e poco altro. Malaparte costruì la sua casa apportando continue variazioni in cantiere, probabilmente coinvolgendo solo marginalmente l’architetto  Libera, avvalendosi di un capomastro locale e di amici artisti ai quali spesso si rivolgeva.

Del resto Malaparte aveva già in testa, fin dalla scelta di un luogo così fuori dal comune, l’idea di costruire una casa che fosse la sua  immagine, il suo ritratto in pietra, l’espressione  delle sue memorie, della sua personalità e sensibilità artistica: una casa che riflettesse le mille sfaccettature della sua poetica, e che egli considerò sempre una creazione sua.

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