Giovedì, 19 Aprile 2012 12:00

Di fronte agli abusi da parte delle forze dell'ordine

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Nella foto, Federico Aldrovandi, giovane vittima degli abusi da parte di uomini in divisa Nella foto, Federico Aldrovandi, giovane vittima degli abusi da parte di uomini in divisa

di Roberto Malini

MILANO - L'opinione pubblica, i giornalisti e gli stessi attivisti vengono presi spesso da una sorta di "paralisi morale e civile", quando si parla degli abusi e delle violenze da parte delle forze dell'ordine.

Se tutti sono pronti a cliccare "mi piace" - facendo l'esempio di Facebook - quando si presenta un caso di generico razzismo o una violazione dei diritti umani commessa in un altro paese, le pagine dedicate agli abusi da parte di uomini in divisa non hanno molti amici e i casi riguardanti queste atrocità restano prive di "mi piace". Paura? Certo, ma non solo. I cittadini italiani sono anche preda, dopo tanti anni di cattiva informazione e cattiva propaganda, da un senso di prostrazione e sottomissione al "potere costituito". Avveniva lo stesso ai tedeschi durante gli anni di Hitler. Il potere senza scrupoli, crudele, sadico, al di là del bene e del male, esercita un fascino di seduzione sull'uomo medio ed è per questo che episodi di pulizia etnica, deportazione di massa o abuso violento da parte delle "divise" vengono accettati con una certa passività, che può anche sconfinare nella complicità. Da parte nostra, non sottolineare questa emergenza e questa falla nelle democrazie, vorrebbe dire girare le spalle a tante vittime innocenti (quanto dolore, ogni volta che rivedo il giovane viso di Federico Aldrovandi!), mentre agli aguzzini vogliamo almeno far sapere che non dimentichiamo i loro crimini. Ecco perché, periodicamente, scrivo e divulgo articoli come quello che segue. Roberto Malini

Milano, 19 aprile 2012. I casi di abusi da parte di uomini in divisa nei confronti di cittadini vulnerabili sono ormai numerosissimi, ma se ne parla solo quando "ci scappa il morto" o quando - per una coincidenza che solo di rado si verifica - tali violazioni vengano riprese da telecamere di sorveglianza.
Le organizzazioni per i diritti umani vengono a conoscenza ogni anno di tanti eventi di questo tipo, ma in genere non è possibile fornire prove certe degli eventi, mentre gli autori degli abusi sono sempre più di uno e si proteggono per "spirito di corpo". In Italia manca un organismo a cui i cittadini possano rivolgersi per denunciare abusi da parte delle forze dell'ordine, senza incorrere in una condanna (patteggiamento o direttissima) per "resistenza a pubblico ufficiale" o, peggio, per "calunnia", rischiando, dopo aver subito abusi e violenze, pesanti pene detentive. In questa situazione, gli attivisti umanitari non possono aiutare, in Italia, le vittime di abuso, perché in genere esso colpisce (come dimostrano i casi apparsi sulla stampa) una persona sola ed è perpetrato da più "pubblici ufficiali". I magistrati, in genere, attribuiscono alle parole degli agenti un valore probatorio, che li porta spesso a condannare il malcapitato con decreto penale, senza neanche la possibilità di difendersi. Un ufficio preposto alla tutela contro tali violazioni, come avviene con l'UNAR per i casi di razzismo, sarebbe la sola garanzia (oltre a leggi migliori) per il cittadino che incorra in eventi di questa natura e abbia il coraggio di denunciarli, ricevendo una tutela da parte delle Istituzioni. Tale organismo, inoltre, scoraggerebbe i casi di abuso da parte di agenti o altri pubblici ufficiali. Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Ultima modifica il Giovedì, 19 Aprile 2012 20:42

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