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ROMA – Nella sede della Direzione Cinema,  dove i cinegiornalisti annunciano i migliori documentari, il caldo è sahariano. Laura Delli Colli,  al tavolo della Presidenza, domina  i premi allineati in bella mostra accanto ai quali spicca il raffinato Cinemagazine, il mensile del sindacato giornalisti cinematografici: un centinaio di pagine patinate, ricche d’immagini, documentate, con lo “speciale nastri d’argento”.

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ROMA – Annuncio delle candidature – tra i presenti anche Luigi Abete  - senza red carpet in segno di lutto per i terremotati, per i quali il Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici (SNGCI) ha raccolto una sottoscrizione. Rito breve, conclusosi in tempi di crisi senza l’abituale “grand couvert”.

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ROMA – L’elemento più peculiare che un semplice lettore curioso, estraneo a qualsiasi cerchia giornalistica, aveva di Giuseppe D’Avanzo, morto ieri improvvisamente a 58 anni, era la sua totale assenza dagli schermi televisivi. Infatti, ben pochi conoscevano la sua immagine, pochissime le foto che di lui circolavano sul web. Non credo abbia mai partecipato ad uno dei tanti talk-show, nemmeno ad “Annozero” di Michele Santoro. Lui si limitava (si fa per dire) a fare il suo mestiere con un rigore assoluto e quasi arcigno, come succedeva una volta ai grandi giornalisti. Nei tempi degli Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro, Carlo Rossella, è un titolo di grande serietà e di immenso rigore.

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MILANO – Al quotidiano della famiglia Berlusconi non devono aver preso bene la fuga di Vittorio Feltri e la sua “joint venture” con l’altro berlusconiano doc Maurizio Belpietro. Insieme rischiano di rosicchiare copie all’house-organ di Arcore, dopo aver acquistato percentuali di azioni del concorrente “Libero”.

Lo si scopre leggendo oggi un articolo, proprio sotto quello di testa. Titolo: “Nei guai il caposcorta di Belpietro. Per i pm sarebbe solo una montatura”, in cui si racconta quello che da mesi si sussurrava nelle redazioni, che cioè il famoso attentato a Belpietro avvenuto ai primi di ottobre, è stata pura invenzione del responsabile della scorta del giornalista. Troppe le incongruenze, troppe le cose che non tornano. Ora i magistrati avrebbero deciso di approfondire l’ipotesi “bufala”, che se si dimostrasse tale inguaierebbe il poliziotto.

In tempi di vacche grasse, a “Il Giornale” avrebbero lasciato perdere la storia, in ossequio ad un silenzioso “gentleman’s agreement” con l’altra colonna del berlusconismo italico, cioè “ mento d’oro” Belpietro. Ma adesso, pare che il motto del direttore Sallusti (che ha subìto anche la perdita del vicedirettore de Manzoni) sia diventato: “à la guere comme à la guerre” e quindi ogni arma è utile.

Certo, un bel colpetto basso, se si pensa soltanto alle roboanti dichiarazioni di “mento d’oro” subito dopo l’ipotetico attentato, alle dichiarazioni di stima bellicosa dei vari Straquadanio e Kapezzone, sempre pronti ad accusare la sinistra di un possibile clima di violenza, di un antiberlusconismo viscerale e irrazionale. Ora anche “Il Giornale” sottolinea la tendenza di area: le invenzioni.

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Venerdì, 24 Dicembre 2010 09:47

Feltri e Belpietro, ora berlusconiani ma gratis

Chi l’avrebbe mai detto? Uno pensa che i giornalisti berlusconiani svolgano un compito assai ingrato: quello di trovare impossibili pezze da mettere alle mille balle blu che il loro Capo racconta giornalmente, utilizzando le panoplie linguistiche che hanno ricevuto in dotazione. Il loro lavoro è così sporco e difficile che giustamente ricevono laute prebende, contratti principeschi a sei zeri. Prendiamo uno dei migliori: Alessandro Sallusti, ora direttore de “Il Giornale”.

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