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ROMA - Assurdo, alienante e improponibile. Giudizi tranchant sul ddl sulle intercettazioni che spaziano trasversalmente da una parte all'altra del panorama politico nazionale.

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ROMA - Chiusure lampo calate davanti alla bocca, mascherine di carta con scritto “Il bavaglio no, vergogna!” Una signora con la bocca, le orecchie e gli occhi coperti dallo scotch e un cappello con scritto “Berlusconi, Bossi e Alfano ci vogliono cosi” sono fra le forme di protesta adottate dai partecipanti, circa un centinaio, al presidio organizzato davanti al Pantheon contro il ddl intercettazioni.

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ROMA - Occorre fare una doverosa premessa sul fatto di rivolgere spesso e volentieri l'attenzione al "personaggio" Berlusconi, o semplicemente "B.", come è solito chiamarlo il buon Travaglio.

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ROMA – Proprio il giorno dopo le esternazioni del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso sulle intercettazioni, un altro sherpa del Pdl ha presentato un progetto di legge sulle intercettazioni, l’ennesimo bavaglio all’informazione.

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I “liberali alle vongole” hanno un’idea esclusivista della giustizia e, in particolar modo, della procedura penale. Quest’ultima, come noto, consiste in corpi di norme finalizzate a regolare il processo penale e le indagini con la formazione delle prove. Ora, caratteristica costante delle leggi in materia, a partire dalla pubblicazione dell’opera più famosa di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene” (1763) e prima ancora dal cosiddetto “Habeas Corpus Act” (1679) in Inghilterra, almeno nei Paesi europei, è stata la tutela dei diritti della difesa e dell’individuo al cospetto di un giudice inquirente. In Italia, il nuovo codice di procedura penale del 1989 ha introdotto il sistema “accusatorio”, in luogo di quello “inquisitorio”, mutuando l’esperienza delle Corti anglosassoni in materia di formazione della prova durante il dibattimento e parificando, in modo tutto sommato efficiente, i diritti della difesa con quelli dell’accusa. Grazie anche alla poderosa spinta di giuristi quali Luigi Ferrajoli e all’introduzione del principio del “giusto processo” in Costituzione (art. 111), la procedura penale ha assunto una funzione fortemente garantista, per taluni perfino squilibrata rispetto alle esigenze dell’individuazione e punizione del “reo”.

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Berlusconi, il cinema e l’allegra brigata dei mestatori di corte. Il premier cita “Le vite degli altri” ma boicotta “Il Caimano”. E’ la schizofrenia dell’Egoarca, denunciata da Umberto Eco

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ROMA – Quasi pronta la rappresaglia di Berlusconi e dei suoi adepti contro i magistrati che utilizzano come fonte di prova le intercettazioni. Una proposta di legge che punisce severamente i magistrati incompetenti che dispongono ascolti telefonici ed anche per quelli i cui imputati vengono assolti dopo essere stati intercettati è stata depositata già il 28 ottobre scorso, vale a dire nei giorni in cui scoppiava il caso Ruby e sulla quale il Caimano avrebbe dato il suo pieno assenso.

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Dopo la pubblicazione dei verbali degli interrogatori di Raffaelli, Favata e Petessi, è sempre più evidente il motivo per cui i tre avrebbe consegnato le intercettazioni a Paolo Berlusconi. Ma poi quelle frasi hanno avuto un utilizzatore finale

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Ancora intercettazioni, stavolta, però a favore del Cavaliere che le usò per sovvertire l’esito delle elezioni del 2006; dato per perdente riuscì a limitare i danni chiudendo con un sostanziale pareggio ed avviando sin da subito il logoramento della maggioranza che sosteneva Prodi

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