Si temono ripercussioni sulla produzione petrolifera in Libia e gli analisti si spingono a temere nazionalizzazioni qualora ci fosse un cambio ai vertici della guida del Paese. "E' in corso sia il rimpatrio dei famigliari dei propri dipendenti, come già previsto a seguito della chiusura anticipata delle strutture scolastiche nel Paese, sia dei dipendenti non strettamente operativi", dice una nota. "In questo momento Eni non ravvisa alcun problema agli impianti e alle strutture operative. Le attività proseguono nella norma senza conseguenze sulla produzione. Eni, tuttavia, sta provvedendo a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti", conclude il comunicato. Intorno alle 14,40 il titolo cede il 4,30% a 17,53 euro dopo avere toccato un minimo intraday a 17,45 euro. Scambi pari a 33,3 milioni di pezzi, ben sopra la media giornaliera di 15,7 milioni. Lo stoxx europeo oil&gas cede lo 0,6%. Saipem (SPMI.MI: Quotazione) cede il 2,7%, mentre Snam (SRG.MI: Quotazione) arretra dell'1,41%. "Si temono impatti sulla produzione a causa dei disordini nel Paese", osserva un analista di una banca d'affari italiana. "E' evidente che il titolo risente di quello che sta accadendo in Libia. L'Italia ha molto rapporti con la Libia e quindi l'impatto c'è", sottolinea un trader. Un altro ipotizza anche lo scenario "di nazionalizzazione qualora ci fosse un cambio di potere nel Paese".

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Lunedì, 21 Febbraio 2011 14:36

Libia. Diplomazia disumana

ROMA - A fronte di quella che mediaticamente è diventata una guerra civile, quando invece è una rivolta delle opposizioni al regime Gheddafi, sedata atrocemente nel sangue dalle forze armate libiche, il ministro Frattini risponde: "in Libia L'Ue non intervenga".

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TRIPOLI - Giornata di tensione oggi  in Libia. In alcune città del Paese nordafricano, che confina con l’Egitto e la Tunisia, si sono registrate manifestanti di piazza pro e contro il governo.

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