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ULTIM'ORA -Il colonnello Gheddafi sta parlando in diretta alla televisione di Stato libica da una delle sue residenze. "Morirò come un martire" ha detto, "per difendere il mio Paese e la libertà dei libici". Il dittatore ha attaccato le potenze occidentali che, secondo lui, fomentano la rivolta. Il viso teso e la voce alta, retorica, forse si tratta del disperato tentativo del capo libico per cercare di rimediare ad una situazione che oramai gli sfugge di mano.

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Lunedì, 21 Febbraio 2011 19:28

Crisi in Libia. Borse europee a picco

MILANO - Chiusura con il segno meno per i listini europei, appesantiti dalle tensioni geopolitiche in Nord Africa e Medio Oriente. A Londra il Ftse100 ha chiuso in calo dell’1,06% a 6.018,8 punti, il tedesco Dax ha terminato la seduta con un -1,41% a 7.321,8 punti, -1,44% per il Cac40 che scende a 4.097,4 e l’Ibex fa peggio di tutti con un -2,33% a 10.810,5. Crollo del nostro Ftse Mib, che causa l’asse con Tripoli perde il 3,59% a 22.230 punti. Meglio del previsto i dati macro arrivati nel corso della prima parte. L’indice tedesco Ifo a febbraio si è attestato a 111,2 punti, dopo i 110,3 punti della precedente rilevazione. Le stime degli analisti erano ferme a 110,3 punti. Sopra il consenso anche la stima flash dell’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona a febbraio, salito a 59 punti, ed il dato relativo la Germania, in rialzo a 60,3 punti. Dal fronte materie prime i future su oro e greggio quotano in rialzo rispettivamente dell’1,4 e del 4,3% a 1.408 e 89,9 dollari. Sul valutario l’euro-dollaro scende dello 0,3% a 1,3670.

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Si temono ripercussioni sulla produzione petrolifera in Libia e gli analisti si spingono a temere nazionalizzazioni qualora ci fosse un cambio ai vertici della guida del Paese. "E' in corso sia il rimpatrio dei famigliari dei propri dipendenti, come già previsto a seguito della chiusura anticipata delle strutture scolastiche nel Paese, sia dei dipendenti non strettamente operativi", dice una nota. "In questo momento Eni non ravvisa alcun problema agli impianti e alle strutture operative. Le attività proseguono nella norma senza conseguenze sulla produzione. Eni, tuttavia, sta provvedendo a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza a tutela di persone e impianti", conclude il comunicato. Intorno alle 14,40 il titolo cede il 4,30% a 17,53 euro dopo avere toccato un minimo intraday a 17,45 euro. Scambi pari a 33,3 milioni di pezzi, ben sopra la media giornaliera di 15,7 milioni. Lo stoxx europeo oil&gas cede lo 0,6%. Saipem (SPMI.MI: Quotazione) cede il 2,7%, mentre Snam (SRG.MI: Quotazione) arretra dell'1,41%. "Si temono impatti sulla produzione a causa dei disordini nel Paese", osserva un analista di una banca d'affari italiana. "E' evidente che il titolo risente di quello che sta accadendo in Libia. L'Italia ha molto rapporti con la Libia e quindi l'impatto c'è", sottolinea un trader. Un altro ipotizza anche lo scenario "di nazionalizzazione qualora ci fosse un cambio di potere nel Paese".

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ULTIMORA: Unità dell'esercito libico, aiutate da uomini armati africani venuti dall'estero, avrebbero circondato il centro di Tripoli. Secondo quanto riferiscono testimoni presenti nella capitale, citati dalla tv araba 'al-Jazeerà, in queste ore pattuglie di cosiddetti 'mercenari africanì starebbero girando per le strade della città, mentre ripetuti raid aerei sarebbero stati effettuati contro i manifestanti nella zona del mercato di al-Jumua. Secondo la tv concorrente 'al-Arabiyà il battaglione dell'esercito denominato 'Mohammed al-Maqrif' , presente a Tripoli, sarebbe passato invece con i manifestanti.

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Lunedì, 21 Febbraio 2011 14:06

I tiranni nordafricani e i loro complici Italiani

ROMA - In questi giorni su giornali e televisioni i nomi di Gheddafi, Ben Alì, Mubarak, vengono associati alle parole tiranno, criminale, despota.

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TRIPOLI – Si infiamma la rivolta in Libia contro il regime di Gheddafi. «Invito tutti i membri del mio clan e tutti i libici a scendere in piazza e a sostenere la rivolta contro il regime di Muammar Gheddafi». È quanto ha affermato lo sceicco al-Jalal, capo della tribù libica di Zintan, in un video registrato ieri e postato oggi su 'Facebook' dai gruppi di opposizione libica. Il leader della cittadina desertica libica, che si trova 400 chilometri a sud di Tripoli, ha lanciato un appello ai membri del suo clan: «non rimanete in casa ma scendete nelle piazze e sostenente le manifestazioni in corso. Gli uomini dei Zintan non devono riconoscere le istituzioni di questo regime. Muovetevi e restate uniti sui principi dell'Islam». Secondo alcune fonti arabe i morti sarebbero oltre 280. La polizia spara anche con i razzi sui manifestanti.

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Una difesa di fatto del regime dell’amico dittatore. Un atteggiamento vergognoso, che dimostra il consenso del regime italiano nonostante il sangue versato dagli oppositori del rais

 

ROMA – Il suo omologo libico, l’amico di tenda Muhammar Al Gheddafi, favorevole ad una “soluzione finale” dell’opposizione di piazza, sta mettendo a ferro e fuoco il suo Paese. La polizia ha sterminato oltre cento manifestanti ed ha blindato la Capitale Tripoli. Lui, Silvio Berlusconi, non fa una piega e dice “Non l’ho sentito in questi giorni”. Dell’altro compagno di svaghi, il ras tunisino Ben Alì, dice di non credere che sia morto come fonti del Paese hanno riferito. Il Maghreb (e non solo) sta letteralmente esplodendo sotto il peso di dittature trentennali, foraggiate da aiuto e cooperazione italiani. Il contesto internazionale al quale il Presidente del Consiglio ha da sempre affidato le sue chance sta letteralmente andando in frantumi. È la degna immagine, perfino plastica, del suo modo di concepire le relazioni con l’estero, ferma ad almeno un secolo fa, quando lo zar di tutte le Russie intrecciava le sue amicizie con i monarchi continentali e Francesco Giuseppe esigeva l’obbedienza assoluta allo stile asburgico.

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TRIPOLI - Lo stato libico è in preda ad una protesta che non ha precedenti.

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