Martedì, 16 Settembre 2014 13:21

Mahavishnu Orchestra. “Birds of fire”, ecco la fusion

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Nel 1973 esce l’album della Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin: il jazz si fonde con il rock

“Mia madre dovette sequestrarmi la chitarra per mesi 

perché stavo tutto il giorno a suonarla 

e andavo avanti nonostante mi sanguinassero le dita”

(John McLaughlin)

Anni ’70: il jazz sposa il rock

Una delle più ardite operazioni di fusione tra diversi linguaggi musicali fu il sodalizio tra il jazz e il rock. Il musicista che intuì in anticipo che i due generi musicali così diversi potessero convivere fu Miles Davis. Tra il 1969 e il 1970 il trombettista pubblicò “In a silent way” e “Bitches Brew”, ovvero i due manifesti di una nuova tendenza per cui i critici specializzati coniarono i neologismi jazz-rock e fusion. Davis fu il primo che inserì nella musica afroamericana gli strumenti elettronici come l’organo, il piano Fender Rhodes, i distorsori per la chitarra e il basso elettrico. A livello di linguaggio, la musica improvvisata accoglieva i fraseggi tipici del blues e del rock. In un primo momento la stampa specializzata gridò allo ‘scandalo’: i puristi del jazz non digerirono la contaminazione con il semplice e ‘rozzo’ rock così in voga dai Beatles in poi.

Grazie a musicisti come John McLaughlin, Chick Corea, Joe Zawinul, il jazz e il rock unirono le loro traiettorie per ‘concepire’ una tendenza che avrà molto successo dagli anni ’70 sino ad oggi. Grazie alla ricerca e alle innovazioni dei musicisti citati, anni dopo s’impose una generazione che seguì le loro orme: Weather Report, Pat Metheny, Jaco Pastorius, Stanley Clarke, Marcus Miller, Mike Stern, Bill Frisell, Michael Brecker, Bob Berg, John Scofield, Spyro Gyra e Steps Ahead. Tutti questi musicisti erano caratterizzati da un’eccellente preparazione tecnico-strumentale e da un’estrema versatilità nel passare dal jazz, al rock, al blues, alla fusion sino alla world music.

John McLaughlin, da quasi mezzo secolo è uno dei massimi rappresentanti dell’evoluzione della musica improvvisata. E’ considerato uno dei più virtuosi ed eclettici chitarristi viventi, un monumento delle sei corde.

Miles Davis: “Hey John è ora che cominci a pensare al tuo gruppo”

John McLaughlin, inglese, classe 1942, iniziò la sua attività professionale nel mondo della musica blues e jazz nel 1966 suonando con il pianista Gordon Beck e con il clarinettista Sandy Brown. La svolta della sua carriera fu l’incontro con il contrabbassista Miroslav Vitous. Il giovane chitarrista fu presentato a Wayne Shorter che lo volle nel suo album “Supernova”. Vitous e Shorter in quel periodo facevano parte del gruppo di Miles Davis che stava per registrare “In a silent Way”, il primo disco di fusion della storia. Il batterista Tony Williams presentò il timido John McLaughlin al celebrato trombettista che lo invitò in studio per un provino. Davis disse al chitarrista di suonare un blues il più lento possibile. John McLaughlin fece una grande impressione a Davis che lo volle per  “In a silent way” e “Bitches Brew”, gli album della svolta elettrica della sua carriera. Questi dischi ebbero un grande successo anche tra gli appassionati del rock. Il 27enne John McLaughlin improvvisamente divenne uno dei pionieri della chitarra fusion. Miles davis, nel 1971 gli disse che era venuto il momento di pensare ad un suo gruppo. Il trombettista aveva intuito che John McLaughlin era pronto per scalare il successo in proprio. E così fu.

“Birds of fire”, il jazz rock scala le classifiche

In pochi mesi John McLaughlin seguì alla lettera il consiglio del ‘divino Miles’ e creò un vero e proprio super gruppo composto da Rick Laird al basso elettrico, il ‘peso massimo’ della batteria, Billy Cobham, ed virtuosi Jan Hammer alle tastiere e Jerry Goodman al violino. Con questi straordinari musicisti McLaughlin pubblicò con il nome Mahavishnu Orchestra, “The Inner Mounting Flame” che ebbe un inaspettato successo, arrivando all’11° posto delle classifiche jazz e all’89° posto delle chart rock. La formula musicale di McLaughlin era un’abilissima miscela degli elementi improvvisativi del jazz, spunti classici (Hammer e Goodman provenivano da studi accademici) e la grande energia del rock-blues. Con il successivo “Birds of Fire”, McLaughlin compone il suo grande capolavoro.

L’album fu inciso nell’agosto del 1972 negli studi Cbs di New York e Trident di Londra. Gli arrangiamenti furono ulteriormente perfezionati e accurati; i virtuosismi messi in mostra dai musicisti per l’epoca erano rivoluzionari e sbalorditivi per gli ascoltatori. In molte composizioni si rincorrevano le scale velocissime di McLaughlin che ‘chiamavano’ le risposte altrettanto ‘pirotecniche’ di Goodman al violino e Hammer alle tastiere. La sezione ritmica era straordinaria con il basso possente di Laird e il drumming dilagante di Cobham.

Jan Hammer fu il primo pianista che impiegò il sintetizzatore Mini Moog in un contesto jazz con risultati di grande effetto timbrico. Chick Corea, nello stesso periodo ‘rispose’ alla sfida della Mahavishnu Orchestra, creando il fortunato gruppo dei Return to Forever. I Weather Report, attivi dal 1970, erano ancorati ad un jazz molto sofisticato e sperimentale. Giunsero anche loro alla fusion alcuni anni più tardi.

La lezione di John McLaughlin, sia come chitarrista che come compositore, all’inizio degli anni 70 fu enorme e molto influente. Tantissimi colleghi delle sei corde furono tentati di riprodurre i suoi celebri fraseggi iperveloci, come decine di batteristi tentarono di replicare lo stile vulcanico di Billy Cobham. “Birds of Fire”, pubblicato nel marzo del 1973, fu il più grande successo di vendite della storia del gruppo. L’album schizzò al 15° posto della classica Usa Billboard, uno risultato mai raggiunto primo da un album di jazz.

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