Mercoledì, 16 Novembre 2022 11:41

Poderi Luigi Einaudi 125° anniversario. Barolo Monvigliero 2018 al debutto con etichetta d’artista

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In occasione del 125 anniversario della fondazione, Poderi Luigi Einaudi dà il benvenuto ad un nuovo Barolo: è il cru Monvigliero.

Nato da una piccola quanto preziosa parcella di un ettaro e mezzo a Verduno, nel comune più settentrionale della denominazione, è il frutto della più recente acquisizione di Matteo Sardagna Einaudi, quarta generazione della proprietà, che da tempo si dedica ad ampliare lo sguardo produttivo alle menzioni più prestigiose del Barolo. Monvigliero è una di queste e va a completare quel mosaico di cru che vede allineati altri nomi importanti come Bussia, Terlo-Costa Grimaldi e Cannubi. La parcella culla di Barolo Monvigliero si trova ad una altitudine di 400 metri, esposta a sud. Le viti di Nebbiolo, di circa 40 anni, affondano le radici in suoli profondi, ricchi di calcare e di gesso. Queste caratteristiche morfologiche garantiscono la produzione di vini di grande finezza, capaci di esprimere appieno quei capisaldi della filosofia aziendale che sono l’eleganza e l’armonia.

Ma non è tutto.  Matteo Sardagna Einaudi coltiva da sempre oltre ai vigneti anche una grande passione per l’arte contemporanea. Proprio per questo il nuovo Barolo, si presenta alla sua prima annata con un vestito molto diverso dalla “divisa” dei Poderi Luigi Einaudi: un’etichetta d’arte.

“L’arte è un codice universale che tocca le note più profonde dell’anima e ci trasporta altrove. Proprio come un grande vino è capace di attraversare tempo, spazio, emozioni”, spiega il produttore. La concomitanza dell’anniversario dei 125 anni e del debutto di Barolo Monvigliero, ha svegliato il desiderio di creare una bottiglia speciale, da collezione.

“Movigliero, in quanto Barolo più giovane della famiglia”, continua Matteo Sardagna Einaudi “prende il testimone della storia e vuole essere il raccordo tra tradizione e contemporaneità”.  

Per vestirlo è stato chiamato Stefano Arienti, artista mantovano di fama internazionale. Dal suo tratto immaginifico è scaturito il profilo di un etereo cavallo, archetipo ma allo stesso tempo presenza fisica e… - come tutto ai Poderi Einaudi - fortemente legato alla terra.

L’opera di Stefano Arienti si intitola “Cavalli su colonne, omaggio a Giulio Romano (2021)”. È stata creata dall’artista in 10 diverse declinazioni e sarà riprodotta sull’intera tiratura di 8500bottiglie, mentre ad un’edizione limitata di sole 250 magnum sarà riservata una riproduzione numerata e autografata.

“L’etichetta creata da Arienti sarà un unicum per il Barolo Monvigliero, un omaggio alla storia e anche alla prospettiva dei Poderi Luigi Einaudi” conclude il produttore.

La vendemmia 2018 _ L’annata 2018 ha giovato di un inverno lungo e carico di precipitazioni. Fioritura e allegagione si sono svolte in condizioni climatiche ottimali e l’estate è stata nella norma. I grappoli di Nebbiolo sono giunti al tempo di raccolta con maturità polifenolica eccellente, una perfetta acidità e in ottima salute. In cantina l’uva è stata vinificata in contenitori in cemento e la macerazione è durata per più di 20 giorni a temperatura controllata. L’obiettivo è garantire un’estrazione non esasperata. Poi, la maturazione in botti di rovere da 30/50 hl cui segue l’affinamento in bottiglia. Grazie anche all’annata felice, Monvigliero 2018 mostra una intensità olfattiva straordinaria, la sua struttura è sorretta da una stoffa intensa e da tannini finissimi; lungo e persistente il suo retrogusto.

L’artista Stefano Arienti _ Nasce nel 1961 ad Asola (Mantova). Studente di Agraria all'Università Statale, si avvicina all'arte sotto la guida di Corrado Levi ed esordisce a metà degli anni Ottanta alla Brown Boveri (una ex-fabbrica utilizzata come luogo d'incontro e sperimentazione da molti giovani artisti) a Milano, dove oggi vive e lavora. Il suo stile è influenzato dall'arte povera. La rielaborazione di materiali e oggetti d'uso quotidiano (libri, carta, cartoline, polistirolo, stoffa, plastilina) è infatti il “marchio” dell'artista, insieme all'attenzione per il tema della Meraviglia e della partecipazione dello spettatore. Ha partecipato ad alcune edizioni della Quadriennale di Roma (1996, 2005, 2008), ad importanti esposizioni nazionali e internazionali tra cui la Biennale di Istanbul (1992), la Biennale di Venezia (1990, 1993) e la Biennale di Gwangju in Corea del Sud (2008); le sue opere sono state ospitate a Madrid, Ginevra, Londra, Boston. Numerose anche le mostre personali. Tra gli elementi ricorrenti di Stefano Arienti troviamo le enciclopedie, spesso protagoniste delle sue installazioni.

L’azienda Poderi Einaudi _ Dogliani è un piccolo borgo nella parte meridionale delle Langhe il cui nome oggi è sinonimo della Docg che ha dato lustro al Dolcetto prodotto in questa terra. Qui il giovane Luigi Einaudi nel 1897 pose le basi dei Poderi che portano il suo nome. L’azienda che ha tutt’ora a Dogliani la sua sede, conta su 150 ettari di proprietà (di cui 63 vitati), diverse cascine e un prezioso Relais. I vigneti attraversano le Langhe in diagonale, raggiungono Neive dopo aver toccato Barolo, Monforte d’Alba e Verduno dando vita ad una collezione di prestigiosi cru di Barolo: Cannubi, Terlo, Bussia e Monvigliero. Per festeggiare i 125 anni dell’azienda Matteo Sardagna Einaudi ha chiamato a raccolta musica e arte. E se per interpretare il Barolo Monvigliero è stata scelta l’arte visiva di Stefano Arienti, per i Dogliani il linguaggio è quello della musica. Ludovico Einaudi, famoso compositore e nipote del fondatore, ha composto e dedicato ai Dogliani una sinfonia inedita: “Ascolta Dogliani”. Il brano è racchiuso in un QR-code impresso su tutte le retro-etichette delle bottiglie di Dogliani 2021 e di Dogliani Superiore Tecc 2019. La gamma si completa con Barolo Ludo, che legge i vigneti in orizzontale, e poi Langhe Doc Barbera, Langhe Doc Nebbiolo, Langhe Doc Meira e Roero Arneis Docg Donna Ida come espressioni in bianco, un Moscato d’Asti, svariate Grappe monovitigno e il tradizionale Barolo Chinato.

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