Martedì, 25 Marzo 2014 10:58

Cinema. Il momento d’oro di Tony Servillo

Scritto da

Dopo il trionfo a Hollywood de “La grande Bellezza” è l’attore italiano più conosciuto e amato

 

“Mi ricordo mia madre quando era giovane. Che vi devo dì. Comunque per me rimane la donna più bella che abbia conosciuto nella mia vita. Poi mi ricordo un amico. 

Si chiamava Antonio Pisapia. Era un grande calciatore. Voleva fare l’allenatore e non glielo hanno fatto fare. 

E si è suicidato. Ma io non mi suiciderò mai. 

E che un’altra cosa mi ricordo io. Io ho sempre amato la libertà. E voi non sapete manco che cazzo significa. 

Io ho sempre amato la libertà. Io sono un uomo libero”

(monologo di Servillo in “L’uomo in più”)

 

MILANO - Sebbene il cinema italiano lo abbiamo scoperto recentemente è senza dubbio l’attore più amato e apprezzato dalla critica specializzata e da un certo pubblico “colto” e raffinato”. La sua carriera teatrale iniziata tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, lo ha plasmato come un fine interprete, regista complesso e sensibile ma non privo dell’immediatezza espressiva del suo essere napoletano.

Stiamo parlando di Toni Servillo, 55 anni, da poco più di un decennio uno delle “maschere” più richieste del cinema d’autore italiano. Il suo successo al cinema lo deve a due registi napoletani, Mario Martone e Paolo Sorrentino. Dopo l’Oscar per il film “La Grande Bellezza”, è invitato spesso in televisione, cosa che affronta egregiamente nonostante un certo snobismo e un pizzico di diffidenza per l’eccesso di popolarità dopo tanti anni di duro lavoro teatrale lontano “dall’invadenza” televisiva.

Resta il fatto che dopo aver girato meno di venti film, è senza dubbio l’interprete di punta del cinema italiano. La sua espressività, la musicalità della sua voce e le mille sfumature del suo volto, fanno di Toni Servillo un vero e proprio “mattatore” del grande schermo. Ogni suo personaggio, ogni sua interpretazione è assolutamente credibile, reale e profondamente umana. Il suo punto di forza è la capacità di trasmettere umanità anche quando i suoi personaggi sono negativi.

 

Il teatro e la lirica

Toni Servillo, all’anagrafe, Marco Antonio Servillo, nasce ad Afragola, provincia di Napoli, il 25 gennaio del 1959. Autodidatta, si appassionò al teatro sin da piccolo, aiutato da un contesto familiare nel quale la tradizione teatrale, sebbene assente, era amata dai componenti della famiglia. Iniziò recitando nell'oratorio salesiano del posto, per poi passare alle messinscene durante l'adolescenza.

Negli anni della contestazione studentesca collaborò alla fondazione del Teatro Studio di Caserta, insieme a Matteo De Simone, Sandro Leggiadro, Riccardo Ragozzino, Eugenio Tescione. Si aggiunse al gruppo anche Nando Taccogna, il quale ricorda che “le prime prove si tenevano in alcune stanze situate nella soffitta della Reggia, poi nei locali all'interno di un palazzo di Via Maielli ed infine presso il palazzo Tescione di Corso Trieste". Il Teatro Studio allestì diversi spettacoli fino al 1984, girando in Italia ed Europa.

Nel 1986 si avvicinò al gruppo Falso Movimento e quindi al regista Mario Martone, con cui collaborò spesso e insieme al quale fondò Teatri Uniti, di cui attualmente è direttore artistico. Nello stesso anno vinse, Per la costante ricerca di nuovi linguaggi di vaste significazioni poetiche, il Primo Premio Gennaro Vitiello con Guernica, atto unico da lui scritto, diretto e interpretato.

Nel 1989 e nel 1991 partecipa agli spettacoli “Ha da passa’ ‘a nuttata” e “L’ impero della ghisa” di Leo de Berardinis. Ha anche diretto “Il Misantropo” (1995) e “Tartufo” di Molière; che con “Le false confidenze” di Marivaux compongono un trittico sul grande teatro francese a cui ha collaborato anche Cesare Garboli per le traduzioni. Al 1999 risale il suo debutto come regista di teatro musicale, con “La cosa rara” di Martin y Soler, per “La Fenice di Venezi”a, a cui fanno seguito “Le nozze di Figaro” di Mozart, “Arianna e Naxos” di Richard Strauss, “Fidelio” di Beethoven e “L’Italiana in Algeri” di Gioachino Rossini.

È stato diretto, tra gli altri, da Memè Perlini, Mario Martone e Elio De Capitani.

Nel 2002 è regista di “Sabato, domenica e luned”, rivisitazione del capolavoro di Eduardo De Filippo, in scena per quattro stagioni in tutta Europa e vincitore di numerosi premi. Nel 2005 per questo suo lavoro riceve il Premio Gassman per la regia. Nel 2007 ha adattato, diretto ed interpretato “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni, in tournée mondiale fino al 2010. Tra le altre opere liriche da lui curate, oltre a quelle già citate, sia all'estero che in Italia, vi sono: “Il marito disperato” di Cimarosa e il “Fidelio” di Beethoven per il Teatro San Carlo di Napoli, e “Boris Godunov” di Musorgskij al Teatro Sao Carlos di Lisbona. Nel 2013 vince il Premio “Le Maschere” del Teatro italiano nelle categorie “miglior spettacolo in prosa” (Le voci di dentro), “miglior regia” e “miglior attore protagonista”.

 

Il cinema e la popolarità

Toni Servillo ha debuttato al cinema con il film “Morte di un matematico Napoletano” (1992). L’anno seguente sempre con Martone è presente in “Rasoi”, tratta dall’omonimo spettacolo teatrale dello stesso Servillo. Sempre con Martone recita in “La salita” (1997) e “Teatro di guerra” (1998). Per arrivare al grande successo di pubblico deve aspettare il nuovo millennio e un giovane talentuoso regista napoletano. Nel 2001 inizia il suo sodalizio artistico con Paolo Sorrentino, recitando ne “L’uomo in più”. In questo folgorante debutto del regista partenopeo, Servillo mette in mostra le sue incredibili qualità recitative e interpretative. Riesce a dare umanità e profondità psicologica ad un personaggio controverso, negativo e sgradevole in parte influenzato dalla figura di Franco Califano. 

Nel 2004 si aggiudica, per il film “Le conseguenze dell'amore” di Paolo Sorrentino, un David di Donatello come miglior attore protagonista e un Nastro d'argento. Il cinema italiano si accorge finalmente del suo immenso talento.

Nel 2008 ha vinto nuovamente il David di Donatello come miglior attore protagonista per il film “La ragazza del lago” di Andrea Molaioli. Nello stesso anno conferma il suo straordinario talento camaleontico nei film “Gomorra” di Matteo Garrone e “Il Divo” di Sorrentino (premiati con il Premio della giuria al Festival di Cannes), per i quali ottiene l'European Film Award per il miglior attore.

Nel 2009 vince il suo terzo David di Donatello come miglior attore protagonista per la sua interpretazione di Giulio Andreotti ne Il Divo del suo amico Sorrentino.

Per gli stessi film (“Le conseguenze dell'amore”, “La ragazza del lago” e “Il Divo”) si è aggiudicato anche tre Nastri d'argento al migliore attore protagonista negli anni 2005, 2008 e 2009.

Nel 2010 è protagonista di “Una vita tranquilla”, in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2010, per il quale vince il premio come migliore attore. Nel 2011 è in nomination ai Nastri d'Argento per due film: “Il gioiellino” e “Una vita tranquilla”.

Nel 2012 è stato diretto da Daniele Ciprì in “È stato il figlio”, e Marco Bellocchio in “Bella addormentata”.

Nel 2013 è protagonista nei film “Viva la libertà” di Roberto Andò e “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino in concorso al Festival di Cannes 2013 e vincitore di numerosi premi tra cui il Golden Globe e l'Oscar al miglior film straniero nel 2014. A luglio 2013 Servillo riceve un Nastro d'argento speciale per le sue interpretazioni e il 7 dicembre 2013, per “La grande bellezza”, viene premiato a Berlino con l'European Film Awards per il miglior attore.

Il 2 marzo 2014 è a Los Angeles per accompagnare Paolo Sorrentino insieme a Nicola Giuliano nella cerimonia di premiazione dei Premi Oscar 2014, ricevuto da La grande bellezza nella categoria miglior film straniero.

bianco.png