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Venerdì, 20 Aprile 2018 12:07

Cannes 71. In giuria prevalgono le Marianne

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Al pubblico che si appassiona ai film in concorso non importa molto della giuria che li sceglie, ma è significativo che quest’anno al festival del cinema di Cannes, che si aprirà l’8 maggio per concludersi il 19, la giuria internazionale chiamata dal direttore Thierry Frémaux a proclamare i vincitori della palma d’oro sia composta in maggioranza da donne.

La settantunesima edizione del festival sulla Croisette è la prima grande ribalta europea dopo lo scandalo delle molestie alle donne del cinema sedotte dall’ingordo Harvey Weinstein, il produttore sempre a caccia di stelline. E giustamente vuol dare un segnale: “Le donne, non solo quelle del cinema, vanno rispettate” aveva detto il direttore della rassegna rispondendo a chi gli chiedeva se il festival avrebbe idealmente partecipato al movimento mondiale me-too. E ha cominciato dalla giuria stabilendo una prevalenza femminile: cinque contro quattro. A partiredalla presidentessa che è l’australiana Kate Blanchett, un’attrice fra le più amate non solo in Francia e che merita pienamente l’onore. Ma quello che sorprende è la maggioranza che per la prima volta nella storia del festival va alle donne. 

      Contro i selfie definiti “stupidi e volgari”, e aprendo  le ostilità con Netflix e le sue produzioni non destinate alle sale cinematografiche, il direttore aveva anche detto che quest’anno il festival avrebbe reso omaggio alle donne a ideale riparazione delle offese ricevute sul famigerato “divano del produttore”.  Ed ecco le cinque star con la fascia da giurato chiamate sulla Croisette: l’attrice americana Kristen Stewart, un’hanitué del festival che deve a Twilight una popolarità che non accenna a cedere al tempo, l’attrice Lea Seydoux, attrice e modella francese già vincitrice a Cannes con La vita di Adele e recente bond-girl in Spectre e come tale apprezzatissima dal box office, la sceneggiatrice americana e regista Ava DuVernay, autrice di Selma - La strada per la libertà e Nelle pieghe del tempo, la cantante Khadja Nin vedette della pop-world music nata in Burundi e residente in Belgio.

Capeggiate dalla fascinosa Blanchett, fronteggeranno nelle decisioni collegiali i colleghi maschi che sono i registi Denis Villeneuve, canadese, Robert Guédiguian, francese, Andrei Zviaguintsev, russo, e l’attore cinese Chiang Chen. 

Il fatto di avere una maggioranza di donne nella giuria principale aiuterà alcuni film e ne sottovaluterà altri? Il quesito se lo sono posti in tanti nelle segrete stanze del Festival, ma è improprio, oltre che non all’altezza dei tempi: anche nel cinema un giudizio femminile non vale certo di meno di quello maschile, al contrario può essere più approfondito e apprezzabile. Saranno avvantaggiate le registe? Già s’immaginano le polemiche, a premi assegnati.

L’Italia è in concorso con Dogman di Matteo Garrone, un thriller ambientato nella Roma degli anni Ottanta protagonista un energumeno che le cronache definirono “il canaro di Primavalle” perché prima di fare a pezzi la sua vittima lavorava nello studio di un veterinario, e Lazzaro felice, una delicata storia di fratelli di cui è autrice Alice Rohrwacher, la sorella regista dell’attrice Alba. Quale dei due film italiani piacerà di più ai cinque noni della giuria internazionale?  

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