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Sono stati annunciati i vincitori della 36esima edizione dei Ciak d’oro, l’unico premio popolare al cinema italiano votato direttamente dal pubblico nel segno della ripartenza e del ritorno in sala.

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Martedì, 01 Dicembre 2020 15:18

I vincitori del Ciak d’Oro 2020

Il quadro dei Ciak d’oro 2020 si completa con i risultati del voto della giuria di 150 giornalisti e critici di cinema nelle 10 categorie “tecniche” (Miglior Attore e Attrice non protagonisti, Miglior Sceneggiatura, Miglior Colonna sonora, Miglior Produttore, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Migliori Costumi, Migliori Scenografie e Miglior Sonoro). 

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ROMA - A poco più di un anno dalla sua uscita in sala Corpo celeste, l’opera prima di Alice Rohrwacher, si conferma come uno dei debutti italiani più significativi e ammirati degli ultimi anni.

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In generale, la destra italiana pare convinta che soltanto le bottiglie molotov, i sassi dei pavé (quelli che a Roma sono chiamati sanpietrini), i caschi siano corpi contundenti, atti ad offendere le persone, a ferire le loro teste, a provocare anche morti. Ed invece anche le parole, soprattutto se usate in un modo primitivo, possono diventare bottiglie molotov e provocare disastri.

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ROMA – Certo, il nome è tutto un programma: Penati, come gli dei del focolare domestico nell’antica Roma. Se poi si va a guardare all’etimologia, si scopre che deriva da “penus”, cioè “cibo”, ciò di cui l’uomo si nutre. Proprio un problema di “nutrimento” quello che sta assillando l’ex presidente della provincia milanese, nonché ex capo della segreteria politica del leader Pierluigi Bersani. Secondo l’inchiesta della procura di Monza, Penati era al centro di un vorticoso giro di tangenti, che diversi imprenditori hanno dichiarato di avergli liquidato. Non solo: i magistrati stanno indagando per sapere se almeno parte di quei soldi non siano finiti addirittura a Roma, quindi al Pd nazionale e, a quello che si sa, i sospetti sono assai forti.

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ROMA – Come definire la faccia di Alessandro Sallusti in chiave metaforica? Ci sono varie alternative, quella più gentile è definirla “tosta”, “faccia tosta”. Oramai il personaggio ci ha abituato a tutto ma il titolo di oggi del foglio della real casa arcoriana supera qualsiasi immaginazione: “Penati salvato dal gip”. Già, proprio così. Il giudice per le indagini preliminari ha ammesso che esistono gravi indizi di colpevolezza per l’ex collaboratore di Pierluigi Bersani ma i reati sono prescritti e quindi è impossibile proseguire nel giudizio.

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ROMA – L’elemento più peculiare che un semplice lettore curioso, estraneo a qualsiasi cerchia giornalistica, aveva di Giuseppe D’Avanzo, morto ieri improvvisamente a 58 anni, era la sua totale assenza dagli schermi televisivi. Infatti, ben pochi conoscevano la sua immagine, pochissime le foto che di lui circolavano sul web. Non credo abbia mai partecipato ad uno dei tanti talk-show, nemmeno ad “Annozero” di Michele Santoro. Lui si limitava (si fa per dire) a fare il suo mestiere con un rigore assoluto e quasi arcigno, come succedeva una volta ai grandi giornalisti. Nei tempi degli Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro, Carlo Rossella, è un titolo di grande serietà e di immenso rigore.

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ROMA – “Botta continua. Silvio apri la borsa” titola oggi “Libero”. “Ha vinto la paura”, invece, secondo “Il Giornale”. Nel primo, un editoriale del direttore Maurizio Belpietro fa notare come la sinistra abbia perfino sfruttato papa Ratzinger per vincere il referendum, dato che Benedetto XVI, in un suo discorso poco prima del voto, aveva rimarcato l’importanza dell’ambiente e delle risorse comuni alle popolazioni. Poi Belpietro si consola, con la sua inviata romana a piazza del Popolo, notando come a festeggiare in piazza ci siano pochissime persone: “Impressionante: non c’è nessuno” scrive l’attonita giornalista.

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MILANO – Mentre il governo è strenuamente impegnato per sabotare i referendum, cioè uno strumento di quella “volontà popolare” che i berlusconiani reclamano soltanto quando fa comodo a loro, nella capitale meneghina il Pdl è dilaniato dal caso Lassini, l’autore dei manifesti-vergogna che incitavano a cacciare le “Br dalle Procure”. Dopo il monito del Presidente Napolitano, le dimissioni del deplorevole artefice di una campagna vergognosa, il ramo di azienda del premier si spacca a metà, come una mela fra coloro che sostengono Lassini e coloro che invece deprecano il suo atto.

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ROMA - Il premier è in serie difficoltà. Martedì il gip dovrà esprimersi sul giudizio immediato  nei confronti di Silvio Berlusconi, mentre l'opinione pubblica è sempre più indignata dagli scandali di palazzo.

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