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Ormai era abituato alle interviste. Nella grande casa triestina della popolare astrofisica fiorentina era un continuo via vai di colleghi scienziati e di giovani attirati dalla seducente loquela di colei che parlava di stelle, di pianeti, di comete e di altre lontane cose come fossero lì a portata di mano, in giardino o sul tetto, quasi le potessi toccare.

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Lo ha chiamato Hope, in italiano “speranza”, perché da bravo vigile del fuoco volontario aveva davvero sperato di far diventare quel suo delizioso cucciolo di labrador il componente di una delle tante unità cinofile, che vedeva spesso operare sul luogo degli interventi di soccorso fatti dagli uomini e dai cani del Corpo al quale era fiero di appartenere.

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Li vedevi passare insieme per i vicoli e le piazzette del centro storico; lui sempre con un libro in mano, lei naso a terra a un centimetro dai sampietrini con i quali si confonde per il colore.

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Un noto etologo racconta che in un paese del sud d’Italia i cani randagi si erano moltiplicati a tal punto da costituire un problema per la salute pubblica.

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Giovedì, 11 Novembre 2021 10:35

Libri. Se cani e gatti fondassero un partito

Quando Salvini ai tempi del Papeete diceva: ”Sessanta milioni di italiani sono con me“ non precisava che di quei sessanta milioni la metà non sarebbe andata a votare, e la metà della metà, quindici  milioni, si sarebbe divisa fra la sua Lega e gli altri partiti.

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Quando lo Scrittore decise di prendersi in casa un cane, lo fece per avere un antidoto alla solitudine che lo aveva attanagliato da quando il suo matrimonio aveva fatto naufragio.

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Si chiamava Pierina perché la padrona, appassionata di equitazione, le aveva trovato una certa rassomiglianza con Piero D’Inzeo, il cavaliere campione olimpico che aveva sì un viso lungo (in verità più da cavallo che da cane), ma francamente non altri tratti somatici in comune con Pierina.

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Si chiamava Pierina perché la padrona, appassionata di equitazione, le aveva trovato una certa rassomiglianza con Piero D’Inzeo, il cavaliere campione olimpico che aveva sì un viso lungo (in verità più da cavallo che da cane), ma francamente non altri tratti somatici in comune con Pierina. La quale in realtà era una specie di cane-lupo di taglia grande, dal pelo raso maculato tanto da farla sembrare una iena (e, infatti, così veniva chiamata affettuosamente: “ la iena”). 

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“Chi ha preso quel giallo che stavo leggendo io?” Il grido echeggia in tutta la casa.

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Questa è la storia di un cane vissuto negli anni quaranta del secolo scorso, la guerra era finita da poco.

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