« Mentre siedo nel mio ufficio qui sulla Terra, fissando il cielo fuori, mi sembra ragionevole chiedermi: c’è stata davvero una prima stella? L’universo intorno a me sembra ordinato e immutabile, dopotutto.
Di quando in quando potremmo goderci un’eclissi solare, e ci saranno giorni in cui Venere apparirà più luminoso e ogni tanto la cometa di Halley tornerà da queste parti per aggiornarsi sulle novità. Ma, nel corso di una vita umana, l’universo apparirà sostanzialmente lo stesso dal primo all’ultimo giorno. È un po’ come quell’estate trascorsa a quattordici anni.
Avete presente? Ogni giorno con la merenda nello zainetto, un libro e qualche spicciolo per le caramelle, e i tuoi amici ad aspettarti con le biciclette al cancello. Gettavi le briciole ai piccioni e sembrava che tutto questo sarebbe durato per sempre. In un universo fatto di scale temporali inimmaginabili, noi piccoli umani siamo una volta ancora alla nostra vacanza estiva.
Viene naturale credere che l’universo di oggi sia come è sempre stato e sempre sarà: un universo statico, non evolutivo. In tal caso le stelle sarebbero sempre esistite, e chiedersi quando sia nata la prima stella non avrebbe senso ».
Emma Chapman, La prima luce
Traduzione di Marco Casareto
Biblioteca Scientifica, 74
In libreria
Nella foto, Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson osservano l’antenna a tromba di Holmdel presso i Bell Telephone Laboratories



