Musica: il progressive rock dei Goblin

Nel 1975 il gruppo italiano trionfava con la colonna sonora del film “Profondo rosso”

“I miei film non sono solo horror, ma sono anche pieni d’amore, di passioni e di ironia, elementi molto rari nel cinema dell’orrore in senso classico”  (Dario Argento)

“Per Profondo rosso avevo già letto il copione e visto le prime scene alla moviola sul set a Torino. 

Tutto ciò mi bastava per capire il lavoro creativo che dovevo svolgere. Quando Argento mi chiamò per comporre la colonna del film, fui chiaro in partenza. 

Gli dissi che potevo liberarmi dai concerti per un solo mese e cominciai a scrivere nella massima libertà”  (Giorgio Gaslini, musicista, coautore delle musiche di Profondo Rosso)

“Inizialmente dovevamo solo eseguire e arrangiare a nostro modo le musiche di Giorgio Gaslini, il quale dopo aver discusso con Argento durante la lavorazione, lasciò il film, e quindi Dario richiese di finire il film con le nostre musiche. Sono così nati i brani ‘Profondo Rosso’, ‘Death Dies’ e ‘Mad Puppet’, lato A dell’album,  mentre nel lato B ci sono le musiche di Gaslini eseguite da noi più  un paio di suoi brani con l’orchestra”  (Claudio Simonetti, leader dei Goblin)

Goblin: la fusione del rock con l’horror

Quarant’anni fa un film e la relativa colonna sonora sbancarono i botteghini e la classifica dei 33 giri in Italia. “Profondo rosso”, l’horror diretto da Dario Argento e le musiche composte ed eseguite dai Goblin, furono la grande sorpresa del 1975. Il film più famoso e amato del regista romano suscitò nel pubblico italiano quasi lo stesso scalpore de “L’Esorcista”, la pellicola di William Friedkin che scatenò il terrore in tutto il mondo appena due anni prima. Dario Argento, all’epoca 35enne aveva diretto tre thriller che lo avevano imposto fra i giovani autori del cinema italiano degli anni ’70. Con il suo quarto film la sua popolarità raggiunse livelli quasi inaspettati, divenne improvvisamente un vero e proprio maestro dell’horror e riscosse anche notevoli consensi negli Stati Uniti.

Prima di girare il film, Dario Argento capì che anche le musiche dovevano avere un ruolo fondamentale nella storia di questo incubo notturno. La colonna sonora doveva colpire e spaventare gli spettatori. Il cineasta romano si rivolse al compositore Giorgio Gallini, in quanto il protagonista del film era un insegnante di jazz al conservatorio ed il suo migliore amico era invece uno squattrinato pianista da piano bar. Gaslini scrisse alcuni temi, ma Argento non fu del tutto soddisfatto: percepiva l’assenza di un tema conduttore facilmente riconoscibile che avrebbe colpito lo spettatore come un pugno allo stomaco. Il regista si adoperò freneticamente alla ricerca di giovani musicisti in una serie infinita di provini. Alla fine la scelta di Dario Argento cadde su quattro musicisti il cui loro leader era il tastierista Claudio Simonetti, figlio del celebre pianista e compositore Claudio Simonetti. Il gruppo si chiamava Goblin ed era composto da Massimo Morante alle chitarre, Fabio Pignatelli al basso e Walter Martino alla batteria. I quattro componenti dei Goblin erano appena tornati da Londra dove avevano partecipato ad uno stage tenuto dagli Emerson, Lake and Palmer e dagli Yes, ovvero la crema del progressive rock britannico.

“Profondo rosso” progressive all’italiana

Ascoltando oggi il brano conduttore del disco, a quarant’anni di distanza, si rimane ancora profondamente colpiti dal fraseggio dell’organo di chiesa insieme al mini moog e al basso elettrico. Un tema di grande effetto, di grande impatto emotivo suonato con notevole perizia tecnica.

Si dice che il celebre arpeggio del brano sia nato in cantina alle due di notte, da un’idea di Fabio Pignatelli, suonato solamente con una chitarra folk, corretto da Massimo Morante dal tempo 4/4 a 7/4. In seguito i Goblin lo hanno realizzato in studio con il minimoog, il clavicembalo e la chitarra folk. Fabio ha anche creato il giro di basso, la melodia iniziale del sintetizzatore minimoog è di Walter Martino (figlio del celebre pianista Bruno Martino) mentre l’inciso nel tempo dispari 3/4 e tutta la sequenza dell’organo dell’inciso è di Claudio Simonetti; nel retro del 45 giri, “Death Dies”, alla batteria e alle tastiere non suonano, rispettivamente, Walter Martino e Claudio Simonetti, ma, , Agostino Marangolo, poi con i Goblin in pianta stabile al posto di Martino, ed il fratello Antonio Marangolo come guest in alcuni dischi.

Le musiche sincopate del gruppo capitanato da Simonetti, contribuirono in maniera determinante al grande successo del film. Il legame tra le musiche e le immagini è indissolubile; Dario Argento e i Goblin hanno creato un’osmosi perfetta nel tripudio di emozioni che sono scaturite dal montaggio frenetico del film con le straordinarie composizioni di Simonetti e Gaslini.

Nel 1975 i Goblin ottennero con questa colonna sonora il disco d’oro e diversi di platino vendendo, nel solo primo anno di uscita, un milione di copie e rimanendo per cinquantadue settimane, di cui sedici al primo posto, nelle classifiche di vendita dei 45 giri e dei long playing.

Alessandro Ceccarelli

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