Domenica, 29 Dicembre 2013 11:02

Speranza e conoscenza (seconda parte)

Quanti pensieri gli attraversavano la testa, quanto scorreva veloce il tempo e nel contempo quanto sembrava lungo ogni attimo. A volte aveva paura, o meglio direi angoscia. L’angoscia infatti non è paura per qualcosa di definito, di determinato, ma anzi è paura per qualcosa che non si può definire. Orazio pensava alla morte, Orazio aveva paura della morte e questo pensiero, in certe notti a volte malinconiche, lo tormentava mettendolo alle strette con se stesso e con le sue risposte.

Sabato, 21 Dicembre 2013 07:40

Speranza e conoscenza (prima parte)

Il tempo sembrava non passare mai, ogni ora che passava, ad Orazio sembravano giornate intere. Il tempo così mal vissuto era il segno dell’inesorabile voglia di fuggire. Ma come? Dove? … Intanto mancavano due giorni al nuovo anno e tutti i conoscenti di Campanin avevano come al solito trovato cosa fare, tutti eccetto lui.

Dal 1772 il Beneamato, che aveva più di sessant’anni ed era per l’epoca un signore davvero anziano, abbandonò i pranzi in pubblico, relegandoli a rare cerimonie ufficiali, e si ritirò in pace nei suoi “piccoli appartamenti” al Petit Trianon, in mezzo al verde con l’entrata principale sul giardino, costruito dall’architetto Gabriel per la precedente favorita, la marchesa di Pompadour.

Venerdì, 13 Dicembre 2013 19:20

Vita da giovani (Parte seconda)

Terminato il ricco pranzo nel giro di dieci minuti, Orazio prova a chiamare il suo unico amico, che poi è suo cugino Pietro, detto Pedro, 30 anni, laureato all’ accademia di Belle Arti di Venezia e ora disoccupato da due anni, che poi sono quelli che hanno seguito la laurea. “Ehi! Allora?- disse Orazio- tutto a posto? Che fai?”. “Si dai, solito.. ehh…Ho appena finito di mangiare - rispose Pietro - e tu?” “Io? Io niente.. che facciamo? Andiamo a fare un giro? “Si può fare dai, ma dove?” rispose Pietro sempre con il suo solito tono da cane bastonato. “Che ne so, tu vieni e poi ci penseremo!” replicò Orazio come al solito infastidito da questo atteggiamento di costante precarietà esistenziale del cugino. 

ROMA - Il ramo materno della famiglia di Luigi XVI aveva un gene che li rendeva enormi: tranne l’avvenente conte d’Artois, sfuggito per caso a questa maledizione, il delfino e l’altro suo fratello, il conte di Provenza, la sorella più piccola Clotilde, erano sproporzionati.

ROMA - La Redazione di Dazebao è orgogliosa di presentare la raccolta di racconti, immagini e poesie: “#ManifestAmi – racconti di cuore e di protesta”.

Published in Letteratura
Domenica, 01 Dicembre 2013 11:30

L’anello debole della catena

Francesco è mio figlio. È bello, ha un viso delicato con lineamenti regolari, ha le labbra e la bocca del padre ma gli occhi li ha presi da me. Sono grandi, color nocciola, sembrano quasi di velluto, sono mobilissimi con un’ espressione sempre un po’ malinconica. Lo guardo e mi sembra il bambino più bello del mondo, così dolce, intelligente, riflessivo nelle sue cose.

Published in Lessico famigliare
Domenica, 01 Dicembre 2013 11:28

Bugie

Ero arrivata in anticipo, avevo le mani sudate, mi sedetti sulla panchina e inizia a guardarmi attorno. Fabio ancora non era arrivato. Ora avevo un po’ di tempo per calmarmi, dovevo respirare profondamente così quando sarebbe arrivato mi avrebbe trovata calma.

Published in Lessico famigliare

Agli appartamenti di sua altezza reale si accedeva attraverso una olimpica scala di marmo, protetta da un corpo di guardia numeroso e sfaccendato che ingannava il tempo spettegolando, giocando d’azzardo, tenendo a distanza i venditori che, come farebbero oggi firme rinomate, rifilavano a prezzo esorbitante normale mercanzia  . Visitatori e corrieri, sbandierando affari imperdibili, riuscivano a intrufolarsi fino all’anticamera della sala pranzo dove uno stuolo di domestici, ciascuno con la divisa che stabiliva la gerarchia delle mansioni, attendevano in attesa di ordini.

Entrando in sala da gioco al castello di Fontainebleau, dove la corte si era trasferita, Mercy-Argenteau vide la Delfina alle prese con il cavagnol, una sorta di lotto del quale era appassionata. Maria Antonietta, accorgendosi di lui, ansiosamente gli fece cenno. 

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