Martedì, 25 Febbraio 2014 18:04

Moda. Krizia venduta, diventa cinese

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ROMA - Un’altra casa di moda italiana cambia proprietà e varca i confini del proprio paese natio: è il caso di Krizia che si sposta in oriente. L’azienda di moda Krizia è stata fondata circa sessant’anni fa da Mariuccia Mandelli e ora è stata assorbita da un gruppo cinese, precisamente una delle aziende leader del pret-a-porter nel territorio asiatico.

Il nome del gruppo è Shenzhen Marisfrolg Fashion, fondato nel 1993 da Zhu ChonYuon che adesso, nell’attuale nuovo acquisto, ricoprirà il ruolo di presidente e di direttrice creativa. I termini del trasferimento di proprietà sono ancora informali, ma la burocratizzazione dell’accordo sembra essere prevista per l’aprile di quest’anno. La prima collezione della nuova identità avverrà nel febbraio 2015 e a distanza di cinque anni verranno aperti diversi negozi Krizia in Cina, oltre che in molte città europee e americane. La fondatrice di Krizia, Mariuccia Mandelli, ha dichiarato di essere stata molto felice di aver incontrato la signora Zhu ritenendola in perfetta forma ed energia creativa per mandare avanti e rilanciare nel mondo il proprio lavoro. Anche l’acquirente, Zhu, ha dichiarato che, oltre ad essere una grande ammiratrice di Mariuccia Mondelli,  porterà avanti la casa di moda dando continuità allo stile Krizia, con collezioni tutte made in Italy. Su una possibile futura rivalutazione e crescita di questo gruppo ci sono ben pochi dubbi, visto i capitali che verranno impiegati; però un po’ a tutti vien da chiedere: perché noi stessi, creatori di quello che cediamo, non possiamo avere la possibilità di convertire e di migliorare ciò che non va? Probabilmente, un po’ come tutti i grandi marchi, in assenza di una precisa volontà di gestire e organizzare al meglio il lavoro manageriale, anche questo gruppo ha preferito vendersi a un altro gruppo più fortemente equipaggiato. Dopotutto non è la prima volta che i grandi marchi italiani si cedono per un resoconto finanziario immediato. Ciò non fa altro che avvilire il nostro valore internazionale. Forse l’economia attuale è così in continuo movimento che è inevitabile assistere a questi repentini spostamenti e cambiamenti suggeriti spesso come inevitabile necessità di rimanere sul mercato. 

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