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ROMA – Giorgio Napolitano vuole vederci chiaro sulle conseguenze che potrà produrre l’accorciamento dei termini di prescrizione, la legge ad personam varata ieri dalla Camera dei deputati. “Valuterò le conseguenze della legge prima della sua approvazione definitiva da parte del Senato” ha dichiarato oggi.

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La Camera ha approvato con 314 voti favorevoli e 296 contrari la legge che impedisce il processo e l'eventuale condanna di Silvio Berlusconi. Idv: "Una delle pagine più nere della storia parlamentare italiana". Prosegue la protesta del Popolo viola a Montecitorio

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ROMA - Dopo il grande successo della Giornata della democrazia e della Notte Bianca della democrazia mercoledì torna il presidio permanente a Montecitorio contro prescrizione breve.

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ROMA - Le opposizioni chiedono le dimissioni di La Russa, che non riesce più a contenersi. Il premier e i suoi fascisti di complemento percepiscono la loro impotenza politica. Obiettivo minimo: salvare dalla galera il magnate di Arcore. È questo il quadro politico che si delinea in questi giorni dopo la bagarre parlamentare di ieri, caratterizzata dal tentativo – rimandato per ora a martedì prossimo – della maggioranza di impacchettare processo breve e prescrizione per gli incensurati proprio nel momento della crisi libica e dell’emergenza profughi.

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Sfruttando il momento mediaticamente favorevole i parlamentari del Pdl hanno riproposto la discussione sul processo breve. L’obiettivo è togliere il Cavaliere dalle sabbie mobili nel quale è finito, impedendo che vengano celebrati i processi che lo vedono imputato

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ROMA – Dopo essere riuscito a ricomporre la sua maggioranza a suon di acquisti e prebende, ora Silvio Berlusconi si accinge ad affrontare scogli ancora più scivolosi ed impervi. Da un lato, ha l’esigenza di coprire tutte le caselle di Palazzo Chigi a disposizione senza scontentare le “new entry” parlamentari faticosamente convinte a cambiare casacca; dall’altro sminare il campo di battaglia dei giudici, dove in questo periodo ripartono ben quattro processi.

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ROMA - «La gente pensa che Berlusconi sia un po' perseguitato, quindi sarebbe d'accordo, ma per tutti i parlamentari no». Lo ha detto il leader della Lega Umberto Bossi replicando ai cronisti in Transatlantico al Senato sul ripristino dell'immunità. Lei sarebbe d'accordo? «io sono contrario a far tornare l'immunità». Con queste parole il leader leghista sembra aver stoppato sul nascere il proposito berlusconiano di reintrodurre nella Costituzione l'immunità parlamentare, abrogata da una legge costituzionale del 1993. Umberto Bossi ha poi ribadito di essere favorevole al "processo breve". In ogni caso, non ha alcuna intenzione di mettere in discussione il rapporto con Silvio Berlusconi e garantisce nuovamente la sua lealtà al governo. «Andiamo avanti con Berlusconi - ha affermato al Senato a margine dei lavori sul federalismo municipale - su di lui non voglio dire nulla. Tutti parlano ma Berlusconi è l'unico che ci garantisce i voti, lui ha i voti». La leadership del Cavaliere non è in discussione e chi vorrebbe Maroni o Tremonti alla guida dell'esecutivo è fuori strada. «Maroni - ha assicurato il ministro per le Riforme - non accetterebbe mai di fare il premier. Roberto ha voglia solo di andarsene in pensione per stare al mare. Tremonti? No, nemmeno lui lo farebbe. Vuole troppo bene a Berlusconi».

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