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ROMA - Se ne possono fare tante di ipotesi, ma la fine del governo  Berlusconi sembra essere proprio dietro l'angolo. 

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ROMA - Hanno provato a fermarli con i numeri, supportati dalla "ragione" ma senza esito. I motivi per i quali questa manovra è ritenuta dall'opposizione come inutile e dannosa sono stati più volte dibattuti ed elencati. Ed ecco che l'opposizione parlamentare ci riprova.

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Il pronunciamento  parlamentare su Papa resta solo un granello in un mare di problemi

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ROMA - La nave affonda e il Capitano di solito non lascia il timone. Sarà così anche questa volta, anche se l'annuncio del secolo" potrebbe far credere il contrario. Un napoleonico Berlusconi detta ancora i tempi dell'agenda politica Italiana. Lo fa da buon manager, disegnando, indicando e spiegando solo dopo aver fatto i suoi conti. La formazione: Angelino Alfano il suo ariete, l'uomo fedele che continuerà la sua politica, e l'altrettanto insostituibile scudiero Gianni Letta, al Quirinale. Il pranzo è servito per gli Italiani del futuro.

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ROMA - Il rifinanziamento delle missioni militari ha avuto il placet del Consiglio dei Ministri. La maggioranza trova l'intesa davanti agli occhi dell'opinione pubblica, ma non è il titolo che fa la sostanza. I numeri: risparmio di circa 200 milioni di euro che, si apprende dal ministro La Russa, equivalgono ad una riduzione del 15 per cento della spesa complessiva.

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ROMA - Non sono trascorse nemmeno 24 ore dalla conclusione del raduno leghista di Pontida con le richieste perentorie di Bossi, a cui il governo dovrà tener fede entro sei mesi, che arriva la secca replica. E questa volta a contrastare il Carroccio di Bossi che chiede lo spostamento al nord di almeno quattro ministeri scendono in campo il sindaco di Roma Gianni Alemanno e  la governatrice del Lazio Renata Polverini, con tanto di gazebi allestiti al Pantheon di Roma per raccogliere le firme contro la Lega.

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ROMA - Dopo 27 anni a Pontida l'unica voce che si leverà dal palco sarà quella del Senatur, il leader indiscusso della Lega Nord, colui che all'inizio della carriera incitava gli elettori con il solito ritornello: "Noi ce l'abbiamo duro".

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ROMA - Al termine dello scrutinio  i pronostici ventilati subito dopo la chiusura dei seggi si sono materializzati. Conferma dopo conferma i numeri del quorum sono cominciati a salire fino a raggiungere il 57%. In alcuni comuni il risultato è stato sorprendente, come a Roma dove il 95% dei cittadini ha sbarrato il SI' su tutti i quattro quesiti referendari.

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ROMA – Giorgio Napolitano non è rimasto in silenzio, come aveva lamentato la filosofa Roberta De Monticelli su “Il Fatto”; al contrario, ha parlato. E, per quanto sommessamente come si deve all’austerità della sua funzione, ha messo i puntini sulle i. Con la nomina di nove nuovi sottosegretari, dopo la promozione a ministro già avvenuta di Saverio Romano, la maggioranza è cambiata, non essendo più quella vincitrice del 2008. Insomma, dice Napolitano, si tratta né più né meno di un “ribaltone”, parola tanto cara ai gerarchi berlusconiani quando vuole conquistare il potere una maggioranza sconfitta alle urne. Tutto legittimo, per carità, continua il Capo dello Stato, a condizione che il Parlamento ne prenda atto e che il Governo ne faccia una comunicazione ufficiale, ottenendo una nuova investitura.

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ROMA - Prima lo strappo («se si continuano le ostilità può accadere di tutto»), poi l'avvertimento al premier («l'intervento in Libia non fa parte del programma di governo»). Infine, a sorpresa, una specie di apertura pur condizionata da «sei punti imprescindibili». La Lega continua a fare la partita nel governo e nella maggioranza nella difficile crisi libica. E lo fa, questa volta, abbandonando proclami e ultimatum, mettendo però nero su bianco i propri paletti. Una sorta di 'pacchetto' da «prendere o lasciare» articolato in una mozione che Bossi sottoporrà in anteprima alla sua base pubblicandola sulla Padania di domani prima ancora che depositarla in Parlamento. Ma i toni usati dal senatur, questa sera impegnato a Milano in un'iniziativa elettorale a sostegno della Moratti, e i termini utilizzati nella scrittura del testo, sembrano aprire qualcosa più di uno spiraglio nei rapporti - ultimamente tesissimi - con il presidente del Consiglio.

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