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Mercoledì, 16 Maggio 2012 21:51

Suicidio: l’impotenza del vivere

ROMA - Negli ultimi mesi le notizie riguardo ai suicidi conseguenti alla crisi economica si susseguono con velocità allarmante, e spesso non viene dato il giusto risalto a questo fenomeno.

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Proposto dalla destra una norma che impedirebbe a "Ballarò" e "Annozero" di andare in onda durante la campagna elettorale per le amministrative. Mentre le televisioni del Cavaliere sarebbero libere di fare quello che vogliono, pur rispettando la "par condicio". Sollevazione generale e presidio del "Popolo viola"

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ROMA – I gerarchi del berlusconismo ora hanno escogitato un altro stratagemma per tappare la bocca alle trasmissioni di approfondimento politico, e in particolar modo a “Annozero” e “Ballarò”, che risultano sempre più indigeste al loro capo. Il gerarca Alessio Butti, infatti, ha oggi presentato una bozza di atto di indirizzo sul pluralismo, la terza in ordine di tempo, proponendo di alternare i conduttori di diversa formazione culturale di settimana in settimana, vale a dire che, se una settimana vanno in onda “Ballarò” il martedì e “Annozero” il giovedì (giorni in cui di norma comincia e finisce l'attività di Camera e Senato), la settimana successiva, negli stessi due giorni, ci saranno altri talk show condotti da persone di diversa formazione culturale.

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ROMA – Pare che stia salendo nella scala di preferenze del Cavaliere per le comparsate nei talk-show politici e per questo la si vede con maggiore frequenza. Lei è Anna Maria Bernini, avvocato, docente universitaria di diritto pubblico, figlia d’arte (suo padre è Giorgio Bernini, uno dei massimi esperti di legislazione antitrust e di arbitrato e fu ministro per il commercio con l’estero nel primo governo Berlusconi). Ma la sua presenza, ieri sera, a “Ballarò” non passerà alla storia.

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ROMA – Era prevedibile. Il Caimano e i caimani devono per forza negare l’evidenza. Le tonnellate di monnezza che infestano Napoli e l’hinterland ovviamente non dipendono dal governo, che, anzi, “ha mantenuto tutte le promesse”. Quali? “Togliere la spazzatura dal centro di Napoli. È intervenuto l’esercito ad ottobre e ha spazzato la città”. “Ma come…e adesso?”. “Ma adesso mica è colpa nostra, è della Iervolino e di Bassolino. È colpa loro se in queste settimane i napoletani affogano nel percolato”. Questa l’incredibile spiegazione che ieri sera, in diretta, il Caimano ha offerto agli italiani decerebrati disposti ancora ad ascoltarlo. Dunque, ricapitoliamo, per dispiegare la logica unica di Arcore: quando c’era il governo Prodi e Napoli ugualmente moriva sommersa di rifiuti, la colpa era di Prodi, di Bassolino e della Iervolino. Insomma, tutti i livelli del centro-sinistra. Con il governo Berlusconi, la regione di Berlusconi, la provincia di Berlusconi, Napoli ugualmente nuore sommersa dai liquami, la responsabilità è sempre di Prodi, Bassolino e Iervolino. Soltanto in un sistema dove l’80% delle televisioni e circa le metà della stampa a grande diffusione è di proprietà o influenzata dal Caimano è possibile formulare una così nutrita e incredibile serie di menzogne. Gli scotimenti di testa di Fitto fitto Il soldato arcoriano presente in studio ieri sera era il ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto fitto, il quale non si è discostato dalla sceneggiatura prevista per tutti gli affiliati al governo che vanno nei talk-show: scuotere la testa quando il regista fa lo stacco su di loro mentre parla un esponente dell’opposizione. Lo scotimento di testa deve essere accompagnato sempre con l’ interruzione continua e soprattutto l’esclamazione: “Non è vero”. Uno dice: “Domani sorge il sole” e vedrete l’affiliato scuotere la testa e dire “Non è vero”. Oppure: “Napoli è sommersa dai rifiuti”: “Non è vero e comunque la colpa non è nostra”. Floris ha mandato in onda un bel servizio che accostava alle panzane del Caimano, pronunciate ad ottobre e a novembre (“Entro dieci giorni la situazione a Napoli tornerà alla normalità”), le immagini odierne del centro partenopeo, per chiedersi: “Ma è davvero tornata la normalità”? Ma nel regno di Arcore tali domande non si devono rivolgere. Oggi “Il Giornale” spara alzo zero ancora su Saviano asserendo che i numeri forniti dallo scrittore durante l’ultima puntata di “Vieni via con me” sono del tutto inventati. Conoscendo le abitudini del capo dei capi, come credere a quanto scrivono al quotidiano diretto da Sallusti? Il Caimano furioso Lo immaginiamo, seduto sulla sua poltrona a Palazzo Grazioli, con Bonaiuti e Letta accanto. Vede quel servizio e sbotta. “Non è possibile! Questi comunisti si inventano tutto! Paolo, chiamami subito la Rai e fammi parlare con Floris”. Quando squilla il telefono e il conduttore dice “Pronto”, gli arrivano subito i clamori del Caimano che, come sua abitudine, grida il suo proclama e non consente a Floris di porre alcuna domanda. Al culmine della libido interventista grida: “La Rai non è sua (ma soltanto mia, sottinteso). E, se permette, di televisione me ne intendo più io di lei. Siete dei mistificatori”. Clic. La democrazia arcoriana non consente repliche, domande, precisazioni, nemmeno quando si lanciano insulti. Fitto fitto era tutto contento e non scoteva più la testa. Il capo dei capi gli aveva consegnato il suo imprimatur nell’opera di demolizione dell’evidenza. Floris recupera in corner, affermando: “Se lui non consente di fare domande chiudendo la telefonata, è un problema suo”. Non ci sembra granché come forma di lotta contro il dittatore ma il ragazzo è così: bravo e studioso. Farà strada.
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