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Il 15 agosto la polizia delle Filippine ha ucciso 32 persone, probabilmente il più alto numero di vittime in un solo giorno da quando il presidente Duterte ha dichiarato la cosiddetta “guerra alla droga”.  

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Presa d'assalto il punto vendita della Croce Rossa. Con 50 euro anche i capi di Dolce e Gabbana

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L’organizzazione lancia un appello di raccolta fondi di 30 milioni di dollari per soccorrere oltre 500mila persone tra bambini e famiglie. Attivo un numero verde e la modalità di donazione online

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MANILA - Haiyan: questo è il nome del “super”- tifone che ha letteralmente raso al suolo parte delle Filippine nelle ultime ore. Già classificato da alcuni metereologi come uno dei più potenti della storia, questo ciclone si è lasciato alle spalle morti, feriti e un altissimo numero di sfollati.

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LONDRA - È stato arrestato dalle autorità siriane, senza nessuna accusa formale, all’aeroporto di Damasco, il 12 maggio scorso, mentre stava per imbarcarsi per Londra. Da quel momento del giovane attivista per i diritti umani Amjad Baiazy, siriano ma residente in Gran Bretagna, si sono perse le tracce. Oggi compie 30 anni, ma li festeggerà in cella.

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DAMASCO - Il viso perennemente abbronzato del ministro dell'informazione siriano Mohsen Bilal appare in serata sugli schermi della tv panaraba al Arabiya per informare «i gentili telespettatori» che «a Damasco e nelle altre città del Paese la situazione è calma». In sovrimpressione appare invece la scritta «notizia urgente» che riferisce della morte di tre cittadini della capitale caduti sotto il fuoco delle forze di sicurezza governative e della chiusura dell'intero quartiere periferico da parte di agenti in tenuta anti-sommossa. È la fotografia di una nuova giornata di drammatiche notizie non confermate di decine di morti e di silenzi e smentite da parte delle autorità, che continuano a negare quanto invece appare ormai a fiumi sui video amatoriali pubblicati sulla Rete. A Samnin, villaggio a nord di Daraa, epicentro delle proteste senza precedenti nel sud del Paese, si parla di oltre venti morti, uccisi mentre cercavano di forzare il blocco delle forze di sicurezza, schierate a impedire che i residenti delle varie località dell'Hawran, di cui Daraa è capoluogo, affluissero in quella che è stata già ribattezzata «la porta della liberazione». Circa cinque ore dopo i presunti sanguinosi scontri tra residenti e forze dell'ordine a Samnin, un'indiscrezione di stampa attribuita a una non meglio precisata fonte ufficiale, informava della «morte di dieci dimostranti» nel villaggio del sud. A essere sotto assedio ormai non è più soltanto Daraa ma anche altre località dell'Hawran: testimoni oculari riferiscono di un ingente dispiegamento di militari dell'esercito, a cui sarebbe stato affidato il compito di gestire i posti di blocco agli ingressi di tutte le località coinvolte, che sarebbero una decina. Alle forze speciali guidate da un cugino del presidente e ai reparti speciali della polizia è invece affidato - sempre secondo le testimonianze che giungono non confermate dal sud della Siria - il lavoro 'sporco', entrare nei centri abitati e stanare i rivoltosi, disperdere i cortei, sparare a vista e ad altezza uomo.

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