“Hunky Dory”, nasce il mito di David Bowie

Nel 1971 viene pubblicato l’album che proietta l’artista ad un successo mondiale

Una giornata meravigliosa al parco… Mi incamminai lungo Beckenham High Street per prendere l’autobus per Lewisham per andare a comperare scarpe e camicie, ma non riuscii a togliermi quel motivetto dalla testa… Iniziai a lavorarci su al pianoforte e già nel tardo pomeriggio completai l’intera parte lirica e la struttura melodica. Rick Wakeman mi raggiunse un paio di settimane dopo arricchendo gli arrangiamenti al piano, mentre il chitarrista Mick Ronson creò una delle sue prime e migliori partiture di archi per questa canzone che è un elemento classico nei miei concerti dal vivo”  (David Bowie sulla canzone “Life on Mars?”)

MILANO – David Bowie è uno degli artisti più originali, creativi ed influenti in attività. In quasi cinquant’anni di carriera ha esplorato i più disparati linguaggi musicali, anticipando mode e fenomeni di costume. Il musicista londinese non è mai rimasto fermo sulle sue posizioni, ha sempre cercato di rinnovarsi, di cambiare, di mutare e soprattutto di stupire. Attivo dalla seconda metà degli anni Sessanta, ha pubblicato 26 album in studio, 8 dal vivo, 46 raccolte e tre colonne sonore. Come attore è apparso in 25 film, tra cui successi come “The prestige”, “Furyo” e “L’ultima tentazione di Cristo”. Nel corso della sua carriera si calcola che abbia venduto circa 140 milioni di dischi in tutto il mondo.

Nel 1971 dopo aver scritto tre album, il 24enne David Bowie ancora non è pienamente soddisfatto della sua carriera musicale. Capisce che rispetto ai dischi precedenti deve perfezionare e migliorare gli arrangiamenti e soprattutto vuole un suono più vivo e limpido. Tra la primavera e l’estate del 1971 si reca negli studi Trident di Londra con un gruppo di eccellenti musicisti: Rick Wakeman al pianoforte, Mick Ronson alle chitarre e mellotron, Trevor Bolder al basso e alla tromba, Mick Woodmansey alla batteria, più ovviamente lui stesso alla voce principale, ai sassofoni e al piano. La produzione è affidata a Ken Scott, persona di grande esperienza nel mondo degli studi di registrazione londinesi. Il risultato è straordinario: “Hunky Dory” è il primo classico della carriera di David Bowie. Tutto risulta enormemente superiore rispetto agli album precedenti del cantante. Nel disco ci sono canzoni che sono entrate nell’immaginario collettivo come “Changes”, la splendida “Life on Mars?”, “Andy Warhol”, dedicata al celebre artista statunitense, e “Song for Bob Dylan”. 

Inserito cronologicamente tra l’hard rock occultista di “The Man Who Sold the World” (1970) e la fantascienza glam di “Ziggy Stardust” (1972), “Hunky Dory” presenta tutti gli elementi chiave della musica di Bowie in una veste ‘pop’ (in senso warholiano) elegante ed efficace. Definito da Stephen T. Erlewine di Amg “un assortimento caleidoscopico di stili pop uniti insieme dal senso visionario di Bowie, un vasto puzzle cinematografico di arte alta e bassa, sessualità ambigua, kitsch e classe”, l’album mette in luce soprattutto l’abilità acquisita dall’artista inglese nel riscrivere il vocabolario del rock utilizzando forme già note, ma inconfondibilmente marchiate dalla sua impronta. Titoli di canzoni che nominano Andy Warhol e Bob Dylan sono un buon indizio della piega musicale di “Hunky Dory,” molto più vicino al pop onirico di “Space Oddity” che agli stilemi proto-metal esibiti nell’album dell’anno prima. L’atmosfera è tutto sommato giocosa almeno fino all’ultima traccia, “The Bewlay Brothers”, definita da Roy Carr e Charles Shaar Murray “la canzone più densa e impenetrabile di Bowie”. Come riporta Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, il titolo “Hunky Dory” (traducibile come “ottimo”, “eccellente”) era stato rivelato nel corso della sessione BBC registrata il 3 giugno 1971 ed era stato suggerito da Bob Grace. Il general manager della Chrysalis raccontava di un ex ufficiale della Raf, proprietario di un pub ad Esher, il cui vocabolario “era infarcito di espressioni gergali come ‘prang’ e ‘whizzo’. Un’altra era “è tutto hunky-dory”. Lo dissi a David e gli piacque moltissimo”.

“Hunky Dory” fu anche primo grande successo internazionale di David Bowie. Quando fu pubblicato, il 17 dicembre del 1971, il successo fu immediato, ottenne un disco di platino e uno di argento e spianò il grande successo mondiale per i successivi album del musicista londinese.

Alessandro Ceccarelli

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