Visualizza articoli per tag: romanzo

Giovedì, 24 Aprile 2014 20:24

Io amo scrivere

Ecco, l’ho scritto. Non lo avevo mai scritto prima. In quasi ventiquattro anni avrò scritto milioni di cose … appunti scolastici, numeri telefonici, bigliettini d’auguri per Pasqua, Natale, compleanni vari; ricette di ogni tipo che poi non ho mai realizzato. Però questa frase non l’avevo mai scritta.

Pubblicato in Lessico famigliare
Etichettato sotto
Giovedì, 24 Aprile 2014 20:20

Stanco (seconda parte)

Orazio quasi ogni venerdì era nervoso, quella “fiesta” da bisogno iniziale era diventata un tormento. La gente durante la “fiesta” alla fine beve, beve, beve, consuma droga e in stati di non coscienza finisce con il rompere i coglioni agli altri. E perché Orazio doveva innervosirsi in questo modo? Chi lo obbligava?

Etichettato sotto
Venerdì, 18 Aprile 2014 10:15

Gabito, i Buendiani e lo zingaro Melquìades

La Morte di Garcia Marquez mi stupisce. Amavo poco il personaggio: troppo cinicamente compiaciuto del proprio talento e dell'effetto della propria immagine che regalava mai gratis. Ma proprio questo distacco dall'autore mi faceva misurare in maniera esclusiva e densa il mio legame con la sua opera.

Pubblicato in Fatti & Opinioni
Etichettato sotto

“Nuvole d’ oro incoronavano la collina e I ruderi, e la dolcezza e il silenzio del mattino davano al tutto il paesaggio una serenità di cimitero. Il passato regnava ancora sul luogo; le ossa stese dei morti sembravano i suoi fiori, le nuvole il suo diadema.”.

Pubblicato in Il libro
Etichettato sotto
Domenica, 13 Aprile 2014 15:04

8. STANCO (prima parte)

 

Che brutta cosa è l’abitudine. Una persona se ne va per sempre e dopo un po’ di dispiacere e di malessere tutto comincia a passare e piano piano si ritorna alla vita di sempre, quasi dimenticandosi della persona che se ne è andata. Soffrire per poi dimenticare e ricominciare a soffrire.

Etichettato sotto

La scrittrice Kjersti Annesdatter Skomsvold ha presentato una riflessione sull'esistenza melanconica ma ironica allo stesso tempo

Pubblicato in Letteratura
Etichettato sotto
Martedì, 08 Aprile 2014 06:39

7. IL CASO (terza parte)

Che fare? Orazio era così, non sopportava le ingiustizie, a volte era un po’ idealista, altre volte non si poneva troppo nei panni degli altri, però alla fine il suo istinto lo rendeva libero. E l’amore allora? Orazio con Paz aveva capito che quando due persone stanno a guardarsi negli occhi per ore senza dire nulla allora possono dirsi innamorati. Orazio provò a parlare con Paz però lei non si voleva compromettere più di tanto, non si sbilanciava, non voleva soffrire. 

Etichettato sotto

ROMA - Leroy Jethro Gibbs è un tipaccio. Da quando qualche anno fa ha smesso di fumare è peggiorato. Se si allontana più di 100 km dalla sua Trieste gli viene l’orticaria e il suo caratteraccio emerge esponenzialmente metro dopo metro.

Pubblicato in Letteratura
Etichettato sotto
Martedì, 01 Aprile 2014 07:34

7. Il CASO *(seconda parte)

Ma non si può nemmeno poi tanto pensare al futuro in questi termini. Le affezioni provocano questo sintomo di autodifesa dal dolore che porta ad invadere un po’ troppo la vita di un altro individuo. Ma chi può comandare i pensieri? Orazio aveva deciso di abbandonarsi agli eventi che la vita gli proponeva, cercava di comprendere sempre di più la parte differente dalla sua, l’altro.

Etichettato sotto
Domenica, 09 Marzo 2014 21:55

6. PAZ (seconda parte)

Ad Orazio piaceva uscire di festa anche per conoscere gente nuova e chissà anche per incontrare qualche bella ragazza. Quella notte dopo aver bevuto il vino della casa in un’osteria della zona vecchia, tutti un po’ ubriachi se ne andarono in un locale strapieno di gente, quando ad un certo momento gli si avvicinò una ragazza, gli disse qualcosa e poi i due si baciarono appassionatamente per qualche minuto.

Etichettato sotto