Venerdì, 21 Novembre 2014 10:55

Draghi, improbabile ripresa anche nel 2015

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L’inflazione inasprisce il valore monetario

ROMA - Alla luce anche dell'indice Pmi dell'Eurozona diffuso ieri, "una ripresa piu' forte e' improbabile nei prossimi mesi, con gli ordini in calo per la prima volta da luglio 2013". Il presidente della Bce, Mario Draghi, in occasione del Congresso dei banchieri di Francoforte, esperime dubbi sulla ripresa anche nel 2015. D'altra parte, ribadisce, "la situazione economica dell'earea euro resta difficile", "la fiducia nelle prospettive economiche e' fragile e indubbiamente non omogenea, alimentata dai bassi investimenti", aggiunge. A preoccupare il presidente della Bce, l'andamento dell'inflazione la cui situazione all'interno dell'area euro si e' aggravata ulteriormente nell'ultimo periodo. "La situazione e' diventata ancora piu' sfidante", sottolinea. "Noi faremo tutto il possibile per aumentarla e per alzare le aspettative il piu' velocemente possibile come prevede il nostro mandato", prosegue. "Se la traiettoria attuale della nostra politica non bastera' allo scopo e nuovi rischi inflazionistici si materializzeranno interverremo" con altre azioni, ha concluso.  

Inoltre Draghi avverte che l’eurolandia rischia un involontario inasprimento delle condizioni di politica monetaria, a fonte del quale la Bce non ha strumenti convenzionali di risposta dato che i tassi ufficiali sono ormai ai minimo possibile. Per questo e' cosi' importante operare con misure straordinarie, per garantire che i tassi e le attese di inflazione tornino in prossimita' dei valori auspicati. 

Draghi si e' soffermato soprattutto sulle generali attese di inflazione del pubblico, una voce chiave attentamente monitorata dalla Bce. Se sul lungo periodo restano abbastanza vicine ai valori obiettivo della Bce - inflazione inferiore ma vicina al 2 per cento - piu' a breve termine "sono calate a livelli che giudicherei eccessivamente bassi". E "quando le attese di inflazione calano, i tassi di interesse reali risultano aumentati, e sono quelli che contano per la maggior parte delle decisioni di investimento". Con i tassi ufficiali gia' a zero, la Bce si trova impossibilitata a effettuare aggiustamenti sul costo del danaro. "In altri termini, il disancoraggio delle attese di inflazione causerebbe un inasprimento monetario di fatto, l'esatto opposto - ha concluso Draghi - di quello che vorremmo vedere".