Lunedì, 19 Marzo 2012 14:14

Precari in piazza: 'la “riforma pacco”non ce la beviamo'

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ROMA - I precari non ci stanno. Non siamo “un pacco” dicono associazioni, reti, coordinamenti e il Comitato "Il nostro tempo è adesso”.

Per questo motivo hanno promosso per  lunedì 19 marzo una giornata di mobilitazione sulla riforma del mercato del lavoro. A Roma l’appuntamento a "microfono aperto" come hanno voluto precisare è per le 18.00 in piazza Montecitorio, dove si terrà un'assemblea.

I precari non ci stanno ad essere “utilizzati” come merce di scambio, per quella riforma del lavoro che definiscono “riforma pacco”, meno diritti per tutti, qualche briciola  per loro, magari neppure le briciole ma solo promesse.. “Non ce la beviamo"  questo lo slogan che caratterizzerà la giornata di mobilitazione
L'obiettivo dell'iniziativa è porre le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori precari davanti al luogo simbolo della decisione politica. Soprattutto, afferma  l’appello con cui è stata indetta l'iniziativa, l'obiettivo è dire che "la precarietà è causa della crisi e non la soluzione. La precarietà non è la conseguenza di una generazione “privilegiata” e “garantita” che si è arricchita a danno dei propri figli, ma il frutto di scelte politiche precise di un'intera classe dirigente che con incredibile ipocrisia adesso pensa di utilizzare i giovani per giustificare l'esigenza di maggiore precarietà".

Reddito, diritti sindacali, servizi e un lavoro sicuro in termini di diritti e tutele. Diritti elementari come  una pensione, un tetto sopra la testa, fare dei figli, andare in ferie, potersi ammalare senza aver paura di essere licenziati. Queste – afferma l’appello-le  priorità per chi vuole intervenire su lavoro, ammortizzatori sociali e welfare.

“C'è bisogno di scelte coraggiose- prosegue l’appello- noi vogliamo un Paese migliore e una nuova stagione politica. C’è bisogno di politiche per il diritto all’abitare, di spostare la leva fiscale dal lavoro alla finanza, serve ripensare ad un welfare estensivo che includa invece di marginalizzare.”


Stiamo parlando del diritto ad una vita vera- concludono le associazioni dei precari- che una Repubblica fondata sul lavoro deve essere in grado di garantire. Per la sua salvezza, non solo per la nostra. “

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