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ROMA - L’importanza di un accordo tra l’Europa ed Atene può essere meglio compresa esaminando le dimensioni del debito greco e chi sono i principali creditori. Cominciamo dal primo punto: dopo una crisi del debito che ha rischiato di affondare l’intera zona euro, sei anni di recessione e ben due pacchetti di salvataggio, la Grecia si ritrova con un debito pubblico che supera i 320 miliardi di euro. Cioè, nonostante due ristrutturazioni, il 175% del proprio Prodotto interno lordo. Quanto al secondo punto, principale creditrice per circa il 60% del debito totale è la zona euro, intesa come i singoli governi degli Stati membri e il vecchio fondo di stabilità comune. Banche straniere e banche greche a parte, gli altri due grandi creditori sono la Banca centrale europea, che possiede gran parte dei titoli di Stato scambiabili, e il Fondo monetario internazionale, al quale la Grecia deve quasi 25 miliardi di euro. “Credo che la Grecia abbia opzioni limitate a causa del pressante bisogno di liquidità del sistema bancario greco e dell’economia greca”, commenta l’economista greco Vangelis Agapitos. “Al tempo stesso, credo che la Germania voglia trovare una soluzione, e che sarà un negoziato duro ma un qualche genere di compromesso si troverà. Penso ad una Grecia che presenta bilanci in regola, garantisce la sicurezza della restituzione di gran parte del debito, impegnandosi allo stesso tempo a nuove riforme”, conclude. Questo martedì le prospettive di un possibile compromesso hanno fatto schizzare la Borsa di Atene. Comprensibile, considerato che, senza linee di approvvigionamento, Atene rischia di mancare le scadenze di quest’anno sul debito. In una parola: default. 

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ROMA - L'aveva detto il leader della sinistra greca Alexis Tsipras, che questa sarebbe stata una giornata storica.

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ROMA - Da anni vegono denunciate le vere e proprie pratiche vessatorie e gli eccessivi costi che il sistema bancario italiano mette in atto nei confronti dei cittadini.

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MILANO - Credit Suisse nel mirino del fisco italiano. La banca svizzera ha confermato che a dicembre i suoi uffici di Milano sono stati perquisiti dalla Guardia di Finanza.

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MESTRE - Nell’ultimo anno gli impieghi bancari alle imprese sono scesi di 6 miliardi, le sofferenze, invece,  sono aumentate di 29 miliardi, mentre gli investimenti delle banche in titoli di Stato sono cresciuti di 14,7 miliardi.

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ROMA - Solitamente Babbo Natale porta i regali ai più piccoli. Ma quest’anno, forse anche lui un po’ frastornato dalla valanga di messaggi di pubblicità o malignamente disinformato dall’onnipotente  National Security Agency,  ha fatto un bel regalo anche alle banche più grandi del pianeta.

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ROMA - Le grandi banche sono state pizzicate a speculare alla grande sulle commodity, sulle materie prime, sui cereali e su altri prodotti alimentari.  

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ROMA - Cinque grandi banche internazionali dovranno pagare all’agenzia di controllo americana Commodity Futures Trading Commission (CFTC), all’inglese Financial Conduct Authority (FCA) e all’agenzia di controllo svizzera Finma ben 4,3 miliardi di dollari di multa per aver manipolato per anni, almeno dal 2009 fino alla fine del 2013, i cosiddetti tassi Forex. Naturalmente la notizia sta suscitando grande sensazione.  

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I risultati degli stress test della Banca centrale europea arriveranno solo domenica, ma già cominciano a filtrare le prime indiscrezioni. Secondo l’Efe, almeno 11 banche si avviano verso una bocciatura da parte del futuro supervisore unico. In molti casi l’agenzia spagnola ha fatto nomi e cognomi: si tratterebbe delle italiane Banco Popolare, BPM e Montepaschi, delle greche Alpha Bank, Piraeus ed Eurobank, della portoghese BCP, della belga Dexia e dell’austriaca Erste. 

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TRIESTE - Le incertezze  che hanno caratterizzato la scorsa ottava sono state molte, dall’andamento dalla disoccupazione e dell'inflazione nel Vecchio Continente a quello dell’occupazione americana oltreoceano, ma gli investitori si sono focalizzati soprattutto sulla riunione del board della Banca Centrale Europea (BCE) tenutosi giovedì a Napoli: nessuna nuova iniziativa, con il tasso di rifinanziamento principale invariato al minimo storico dello 0,05% ed il governatore Mario Draghi a dettagliare il piano d'acquisto di ABS (Asset Backed Securities), i prestiti cartolarizzati delle imprese, e di covered bond.

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