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ROMA - Una serata quasi a rete unificate con le cosiddette interviste al premier Silvio Berlusconi, che ha utilizzato le sue proprietà televisive per irrorare l'etere con attacchi alla persona e contumelie contro l'opposizione. Uno scandalo tutto italiano sul quale anche il giornale dei vescovi, "Avvenire", oggi ha qualcosa da ridire. «Dopo cinque giorni di silenzio, un'intervista al presidente del Consiglio era effettivamente un'occasione giornalisticamente ghiotta, prima ancora che politicamente interessante. Un'intervista, però. Di quelle, magari, con domande non banali» scrive il quotidiano cattolico in un commento dal titolo 'Legittimi dubbi', nel quale, dopo aver ricordato le polemiche suscitate dagli interventi del premier anche in riferimento al rispetto della par condicio, sottolinea una serie di «interrogativi» che suscita «la cifra dell'intervento del presidente del Consiglio , ancora una volta teso ad attaccare l'avversario, a sponsorizzare un singolo programma elettorale fin nei minimi particolari». «È davvero utile - si chiede il giornale dei Vescovi italiani - che Silvio Berlusconi sovrapponga così il suo volto a quello dei candidati locali? È opportuno che getti nella battaglia tutto il peso del governo, facendosi riprendere con il simbolo elettorale a fianco? Soprattutto: è questo che gli italiani si aspettano da un presidente del Consiglio? Il primo turno elettorale, anche a questo proposito, ha dato un messaggio eloquente».

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ROMA - Gli applausi della platea confindustriale all'amministratore delegato di Thyssen Krupp, condannato per omicidio per i sette morti nel rogo nell'acciaieria torinese, «avevano colpito e offeso» i familiari delle vittime e l'opinione pubblica. Quindi il direttore di Avvenire Marco Tarquinio scrive oggi, rispondendo alla lettera di un lettore, «di essere davvero lieto che il direttore generale di Confindustria ieri, in modo semplice e solenne, abbia chiesto scusa». Il direttore del giornale della Cei aggiunge comunque: «per principio non giudico mai un uomo prima che il suo giudice naturale si sia espresso definitivamente. E anche dopo faccio fatica». Per Tarquinio, inoltre, «il fare impresa non è necessariamente e solo un'attività per cinici e sfruttatori. Ci sono stati, e ci sono - spiega -, tanti esempi positivi e vediamo ancora oggi concepire e realizzare buoni progetti inspirati ai valori alti e 'non negoziabilì», tra cui «l'assoluto e integrale rispetto per la vita delle persone e, dunque, per la dignità di chi lavora e per l'ambiente in cui la sua fatica si sviluppa».

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ROMA - Il giornalista vaticanista Salvatore Izzo in una lettera ospitata su “Avvenire” lancia un appello contro l’ultimo film di Nanni Moretti: «Bocciamo Habemus Papam al botteghino – scrive - Saremo noi a decretare il successo di questo triste film, se ci lasceremo convincere ad andare a vederlo, perché il pubblico laico si annoierebbe a morte e infatti diserterà le sale.

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