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ROMA – “Articolo 31” manifesta in permanenza davanti alla cosiddetta Autorità di garanzia per le telecomunicazioni (Agcom) per protestare contro l’occupazione televisiva nei telegiornali di Silvio Berlusconi, uno scandalo senza fine, che dura da 17 anni, caso unico nei sistemi democratici dell’Unione europea ed anche al di là dell’Atlantico. In spregio a qualsiasi norma di legge (la par condicio), il magnate di Arcore sta producendo il medesimo sforzo della primavera del 2006, quando, indietro di circa cinque punti nei sondaggi rispetto a Romano Prodi, intervenne quasi ogni mattina negli ultimi dieci giorni della campagna elettorale, con la scusa di essere il Presidente del consiglio, nelle trasmissioni più viste da casalinghe e pensionati. Lo stratagemma funzionò, perché i cinque punti di svantaggio si ridussero praticamente a zero.

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ROMA - Una serata quasi a rete unificate con le cosiddette interviste al premier Silvio Berlusconi, che ha utilizzato le sue proprietà televisive per irrorare l'etere con attacchi alla persona e contumelie contro l'opposizione. Uno scandalo tutto italiano sul quale anche il giornale dei vescovi, "Avvenire", oggi ha qualcosa da ridire. «Dopo cinque giorni di silenzio, un'intervista al presidente del Consiglio era effettivamente un'occasione giornalisticamente ghiotta, prima ancora che politicamente interessante. Un'intervista, però. Di quelle, magari, con domande non banali» scrive il quotidiano cattolico in un commento dal titolo 'Legittimi dubbi', nel quale, dopo aver ricordato le polemiche suscitate dagli interventi del premier anche in riferimento al rispetto della par condicio, sottolinea una serie di «interrogativi» che suscita «la cifra dell'intervento del presidente del Consiglio , ancora una volta teso ad attaccare l'avversario, a sponsorizzare un singolo programma elettorale fin nei minimi particolari». «È davvero utile - si chiede il giornale dei Vescovi italiani - che Silvio Berlusconi sovrapponga così il suo volto a quello dei candidati locali? È opportuno che getti nella battaglia tutto il peso del governo, facendosi riprendere con il simbolo elettorale a fianco? Soprattutto: è questo che gli italiani si aspettano da un presidente del Consiglio? Il primo turno elettorale, anche a questo proposito, ha dato un messaggio eloquente».

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ROMA - L'Autorità garante dell e comunicazione finalmente esce dal suo letargo e, in una nota, denuncia la massiccia presenza del premier sui telegiornali da lui controllati o di cui è addirittura proprietario.  Nel tempo di notizia, c'è «un'obiettiva sovraesposizione del presidente del Consiglio, il quale, oltre tutto, è direttamente parte nelle elezioni amministrative in quanto capolista a Milano»: lo ha rilevato il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, che ha esaminato oggi, anche a seguito degli esposti presentati, i dati del monitoraggio sul pluralismo politico relativi alla campagna elettorale in corso (periodi 31 marzo-9 aprile; 10-16 aprile; 17 - 23 aprile). Perciò l'Agcom ha ribadito a tutti i tg «di attenersi con particolare rigore ai principi di completezza, correttezza, obiettività, equità, imparzialità e parità di trattamento di tutte le liste e i soggetti concorrenti, fino alla fine della campagna elettorale, ricordando che non è consentito un uso di riprese televisive con presenza diretta, non giustificata, di membri del Governo o di esponenti politici».

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ROMA – Dopo essere riuscito a ricomporre la sua maggioranza a suon di acquisti e prebende, ora Silvio Berlusconi si accinge ad affrontare scogli ancora più scivolosi ed impervi. Da un lato, ha l’esigenza di coprire tutte le caselle di Palazzo Chigi a disposizione senza scontentare le “new entry” parlamentari faticosamente convinte a cambiare casacca; dall’altro sminare il campo di battaglia dei giudici, dove in questo periodo ripartono ben quattro processi.

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ROMA – Si infittiscono come non mai le false affermazioni sulla “persecuzione giudiziaria” del Cavaliere da parte dei suoi deputati e avvocati. Sono, per l’esattezza, diciassette anni che il mantra ossessivo batte, perfino con le stesse locuzioni, su questo punto ozioso e che la realtà effettuale mostra di lampante erraticità. A nulla sono valse date, comparazioni, didattiche giuridiche che evidenziano come, in realtà, le “assoluzioni” piene per Berlusconi, nei pochi processi che sono giunti al termine, sono pochissime. Ma ciò non è valso a nulla. In tutte le trasmissioni televisive e negli editoriali della stampa che lo difende si ripete comunque lo stesso mantra, che consiste in questo: “Dal 1994, dalla sua discesa in campo, Silvio Berlusconi è stato oggetto di una ripetuta ed ossessiva persecuzione da parte di alcuni magistrati, in combutta con i comunisti e un giornale, desiderosi di ribaltare il risultato elettorale. In realtà, egli è stato sempre assolto e si sono dimostrate false le accuse imbastite dai pm”.

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ROMA – Lui si chiama Paolo Guzzanti e fa il deputato. È anche un ottimo imitatore. Famosa rimase quella di Sandro Pertini e la sua telefonata in diretta a “Indietro tutta”, la trasmissione “cult” di Renzo Arbore, che ovviamente comprese immediatamente la parata e fece finta di crederci.

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