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Questa storia è quasi una favola che la jack russel Gina narra a suo figlio Gigi.

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L’attico inondato di sole ha le finestre su Porta del Popolo, sotto il cui arco scorre di continuo una folla di turisti che invade la piazza famosa.

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Quando anche da noi, in occidente, ha cominciato ad imperversare la pandemia nata in Cina, fra i provvedimenti di emergenza presi dalle autorità governative quello che più di altri ha incontrato l’ostilità dei cittadini riguardava i cani.

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Tutto cominciò il giorno in cui erano diretti in macchina dal veterinario per una vaccinazione: Marco e Pippo, il suo bassotto dal pelo lucidissimo neanche avesse fatto un uso esagerato di brillantina, si trovarono imbottigliati in un ingorgo da ora di punta che minacciava di farli arrivare tardi all’appuntamento.

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Ormai era abituato alle interviste. Nella grande casa triestina della popolare astrofisica fiorentina era un continuo via vai di colleghi scienziati e di giovani attirati dalla seducente loquela di colei che parlava di stelle, di pianeti, di comete e di altre lontane cose come fossero lì a portata di mano, in giardino o sul tetto, quasi le potessi toccare.

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Lo ha chiamato Hope, in italiano “speranza”, perché da bravo vigile del fuoco volontario aveva davvero sperato di far diventare quel suo delizioso cucciolo di labrador il componente di una delle tante unità cinofile, che vedeva spesso operare sul luogo degli interventi di soccorso fatti dagli uomini e dai cani del Corpo al quale era fiero di appartenere.

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Li vedevi passare insieme per i vicoli e le piazzette del centro storico; lui sempre con un libro in mano, lei naso a terra a un centimetro dai sampietrini con i quali si confonde per il colore.

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Un noto etologo racconta che in un paese del sud d’Italia i cani randagi si erano moltiplicati a tal punto da costituire un problema per la salute pubblica.

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Giovedì, 11 Novembre 2021 10:35

Libri. Se cani e gatti fondassero un partito

Quando Salvini ai tempi del Papeete diceva: ”Sessanta milioni di italiani sono con me“ non precisava che di quei sessanta milioni la metà non sarebbe andata a votare, e la metà della metà, quindici  milioni, si sarebbe divisa fra la sua Lega e gli altri partiti.

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Quando lo Scrittore decise di prendersi in casa un cane, lo fece per avere un antidoto alla solitudine che lo aveva attanagliato da quando il suo matrimonio aveva fatto naufragio.

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