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Sabato, 10 Dicembre 2016 08:38

Crisi di governo. Gentiloni papabile premier

Oggi ultimo giorno di consultazioni, dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Salgono al Colle i partiti maggiori: FI, M5S e Pd. Mattarella stringe i tempi e in pole position il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni è il nome che spunta con più inistenza. Sul nome del titolare della Farnesina i democratici di ricompattano e l’incarico per il niovo Esecutivo potrrebbe arrivare gia' domenica. 

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REYKJAVIK - Si aggrava la crisi politica scatenata dallo scandalo dei cosiddetti 'Panama Papers' nella remota e di solito tranquilla Islanda. Il premier Sigmundur Gunnlaugsson, infatti, ha rassegnato le dimissioni dopo le rivelazioni contenute nei cosiddetti Panama Papers secondo cui, insieme alla moglie, ha  trasferito milioni di dollari nella società off shore Wintris.

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Mercoledì, 08 Luglio 2015 15:07

Quando un premier vale come il due di picche

ROMA - Ne abbiamo viste di cotte e di crude in questi ultimi anni alla presidenza del Consiglio. Dal "ghe pense mi" al "rottamiamo tutto", dai "ristoranti esauriti" a "la crisi è finita",  il passo è stato breve, anche se il risultato è sempre lo stesso, ovvero tutto finisce con un nulla di fatto.

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Domenica, 22 Febbraio 2015 18:51

Renzi, il premier dalle promesse mancate

ROMA  - Mentre il governo compie un anno, Matteo Renzi rilancia la riforma della scuola, la riforma della Rai innescando ulteriori polemiche dopo quelle del Jobs Act.

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TOKYO - Il premier giapponese Shinzo Abe ha vinto la scommessa sullo scioglimento anticipato della Camera Bassa, assicurandosi una maggioranza forse più solida: secondo gli exit poll della tv pubblica Nhk, i suoi Liberaldemocratici si sarebbero assicurati tra i 275 e i 306 seggi e l'alleato New Komeito tra i 31 e i 36 seggi, sui 475 in palio.  

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Una vittoria a sorpresa che cambia tutto per lasciare tutto come è stato negli ultimi anni. In Romania la vittoria al ballottaggio per le presidenziali del candidato conservatore Klaus Iohannis, inattesa rispetto alle previsioni della vigilia, è destinata a riproporre una difficile coabitazione tra il Premier e il Capo dello Stato.

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OTTAWA - Sono quattro le persone rimaste ferite nella sparatoria di ieri al Parlamento canadese e sono ricoverate in condizioni definite stabili. "Il Canada non si lascera' terrorizzare o intimidire", ha assicurato il ministro per l'Occupazione canadese, Jason Kenney.

L'aggressore è un trentaduenne bianco caucasico e il suo nome di battesimo e' Michael Joseph Hall. Convertitosi all'Islam, Hall, nato nel Quebec, ha preso il nome di Zehaf-Bibeau. Condannato per reati di droga nel 2004 e nel 2009, Hall Zehaf Bibeau e' noto alla giustizia canadese e gli era gia' stato ritirato il passaporto, perche' considerato "ad alto rischio".

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ISLAMABAD - Alcuni morti e centinaia di feriti, quasi 500. È il bilancio fin qui parziale degli incidenti fra i manifestanti dell’opposizione pachistana e la polizia a Islamabad, in Pakistan. Circa 25.000 persone, sostenitori dell’ex campione di cricket Imran Khan e del leader religioso Tahirul Qadri hanno cercato ripetutamente di dirigersi verso la sede del premier Nawaz Sharif, ma sono stati respinti dagli agenti.

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BAGDHAD - Iraq nel caos anche dopo la svolta politica. La Corte irachena ha legittimato infatti  la vittoria di Nouri al Maliki alle elezioni, ma il presidente Fuad Masum ha incaricato lo sciita al Abadi di formare un nuovo governo di unità nazionale che unisca sanniti e sciiti contro le milizie terroristiche dell'ISIS.  

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Venerdì, 23 Maggio 2014 20:13

Thailandia, ex premier trattenuta dall’esercito

ROMA - In Thailandia la situazione continua di ora in ora a complicarsi e a farsi meno chiara. I media thailandesi riferiscono che l’ex premier Yingluck Shinawatra (destituita il 7 maggio, prima capo di governo donna del Paese e sorella del magnate ed ex primo ministro Thaksin Shinawatra) è in questo momento detenuta dall’esercito assieme ad altri componenti della famiglia. L’ex premier era stata convocata assieme ad altri 155 esponenti politici all’interno di un complesso militare e dopo alcune ore è stata portata via in un luogo segreto dove verràtrattenuta per i prossimi 3 giorni. Stando alle parole di un portavoce dell’esercito, i 155 esponenti convocati sono perlopiù vecchi politici dell’ex governo Puea Thai e del Partito Democratico d’opposizione. A tutti è stata applicato il divieto di espatrio.

Solo pochi giorni fa, tre per la precisione, era stata proclamata la legge marziale, azione giustificata con l’intento di porre fine alla crisi politica e agli scontri di piazza che ormai da sei mesi stavano segnando il Paese e che hanno causato in questo lasso di tempo 28 morti e ben 800 feriti. Nonostante ciò, inizialmente la possibilitàdi un colpo di stato era sì possibile ma non eccessivamente accreditata viste le parole del generale Prayuth Chan-Ocha, il quale aveva dichiarato “l’esercito reale intende portare il prima possibile la pace e l’ordine al Paese amato da ogni cittadino thailandese. Intendiamo risolvere la situazione rapidamente”. Ieri, invece, la situazione è cambiata drasticamente: l’esercito thailandese ha dichiarato un colpo di stato in piena regola e trasformato in carta straccia la Costituzione proclamata nel 2007 dalle medesime forze armate. Da ieri, ogni assembramento politico di piùdi cinque persone è proibito, il senato e la magistratura continuano invece a funzionare regolarmente. Gli accampamenti dei manifestanti nella capitale (sia degli anti-governativi sia dei “rossi” fedeli all’ex primo ministro Thaksin) sono ora sotto la supervisione dell’esercito. E’stato dichiarato in tutto il Paese un coprifuoco notturno, mentre dell’ex premier ad interim Niwatthamrong Boonsongpaisan non si ha traccia giàdai primi negoziati che aveva disertato. Nonostante è fatto divieto a tutti i media di riportare o diffondere notizie o immagini dannose per l’interesse nazionale”, come ha sentenziato il capo delle forze armate Prayuth, finora sembra essersi svolto tutto senza violenze e mentre i civili continuano normalmente la proprio routine.

Il golpe è stato criticato sia dalla Comunità internazionale che dagli Stati Uniti. “Non ci sono giustificazione per questo azione ”ha affermato John Kerry, sollecitando successivamente il ripristino del governo civile.

La velocità con cui si è mosso l’esercito, in seguito a negoziati in cui era chiara l’impossibilitàdi un compromesso con le forze politiche, fa pensare ad un rinvio a tempo indeterminato delle elezione. Il colpo di stato divide però il paese: per la protesta antigovernativa che ha manifestato per oltre sei mesi a Bangokok il golpe è una vittoria; ideologicamente, la borghesia della capitale si sente invece vicina all’esercito, mentre le classi medio basse, in particolare del nord rurale, che votano per l’ex primo ministro Thaksin Shinawatra sono sempre piùconvinte che l’intero establishment compresi i militari gli sia ormai ostile. Anche se ora la situazione è calma si rischia prima o poi di erompere in nuove violenze. Infatti, i rossi, ovvero il “Fronte unito per la democrazia”, ha già annunciato rappresaglie per ottenere le elezioni, che, stando alle analisi piùcondivise, sembrerebbero un miraggio.

 

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