Delitto dell’Olgiata. Winston: “Così ho ucciso la contessa Alberica”

ROMA – Si aspettava di essere arrestato il giorno dopo il delitto dell’Olgiata, Winston Manuel, il filippino che oggi ha confessato di aver ucciso la contessa Alberica Filo della Torre. Il particolare è emerso nel corso dell’interrogatorio svolto in una sala colloqui del carcere Regina Coeli, di fronte al pm Francesca Loy, durante il quale l’ex domestico ha ammesso tutte le sue resposabilità. Nel suo racconto i ricordi di quanto avvenne il 10 luglio del 1991 non sono del tutto nitidi.

«Avevo bisogno di lavorare – ha raccontato tra le lacrime – e quella mattina decisi di andare alla Villa. Per farmi coraggio ricordo di essermi bevuto un bicchiere di whisky». Winston ha raccontato di essere entrato nella abitazione dei Mattei passando per il garage. «Ad un tratto ho incontrato la contessa e siamo arrivati nella camera da letto dove abbiamo cominciato a discutere». A questo punto l’uomo afferma di ricordare soltanto di aver preso in mano uno zoccolo (la donna fu prima colpita con uno zoccolo e poi strangolata ndr). Il filippino spiega, inoltre, di non aver rubato alcun gioiello: «sono scappato dalla porta finestra allontanandomi attraverso il tetto della villa». Il filippino ha aggiunto, inoltre, agli inquirenti di aver raccontato quanto accaduto alla moglie ma, ha aggiunto, lei non gli aveva creduto. Winston si è detto «pronto a scontare la pena cos da poter iniziare una vita normale». Nel confessare al pm il delitto, Reves ha anche detto che dopo l’omicidio e a causa delle emozioni vissute «si ammalò di encefalite tanto da essere costretto a vivere su una sedia a rotelle». È per questo che si trasferì nelle Filippine per curarsi ed è qui che ha conosciuto la seconda moglie dalla quale ha avuto i tre figli e con la quale ha cominciato un’altra vita. La decisione di confessare tutto era già stata anticipata dal filippino ai propri legali questa mattina. «Mi ha detto – ha sottolineato uno dei difensori, l’avvocato Mattia La Marra – che da una vita voleva confessare, cosa che poi ha fatto dopo che noi difensori gli avevamo fatto presente i rischi di pena a cui andava incontro alla luce dell’esame del Dna e del risultato delle indagini». L’ordinanza del gip è di circa cinque pagine, nelle quali in parte è riassunta l’attività istruttoria svolta quest’oggi a Regina Coeli e nel resto vengono rievocate tutte le tappe della vicenda giudiziaria. L’ultima parte è dedicata alle considerazioni finali che portano il giudice ad emettere la nuova ordinanza di misura cautelare in carcere. Giudice che, in mattinata, non aveva convalidato il provvedimento di fermo della procura, ritenendo che fino a quel momento il filippino non poteva sapere che ad accusarlo c’era l’esame della traccia ematica trovata sul lenzuolo: dunque, non c’era alcun rischio che potesse darsi alla fuga.

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