Rubygate, il diavolo e l’acquasanta. Mora: “Il bunga-bunga è una barzelletta”

MILANO – Arrivano al Palazzo di Giustizia due dei tre indagati per favoreggiamento e induzione alla prostituzione, anche minorile, Nicole Minetti e Lele Mora. Lei camicia bianca è arrivata quando nessuno se l’aspettava, si è seduta vicino ai suoi legali e non ha proferito parole.

Lui, camicia nera e crocifisso al collo ha parlato. Il Gabriele e non più il Lele  – come lui precisa – aveva già anticipato che il carcere, dal quale è uscito il primo agosto scorso,  lo ha cambiato radicalmente. Tuttavia sulla vicenda giudiziaria Mora ha detto che secondo lui Silvio Berlusconi è innocente e che il bunga-bunga è una barzelletta. Un modo davvero riduttivo per un uomo che sembra aver abbracciato solo ora la fede. Comunque sarà la magistratura a stabilire e a portare dei risultati concreti a questa vicenda che al tempo divenne lo scandalo italiano per eccellenza.
Grande assente Luca Risso, il compagno di Ruby, il quale  ha inviato un certificato medico nel quale si attesta che l’uomo ha contratto la bronchite. Una giustificazione poco plausibile visto che il  giudice ha disposto la visita fiscale, mentre l’accusa ha chiesto l’accompagnamento coattivo  per la prossima udienza prevista il prossimo 12 ottobre e una multa di 500 euro.
Incredibile, invece, la testimonianza di Mohamed El Marough, il padre di Ruby che  ha detto di non sapere nulla di Berlusconi, tanto da rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza. Infatti le intercettazioni intercorse tra l’uomo e la figlia farebbero capire esattamente il contrario.

Rilevante la  deposizione del carabiniere Sorrentino, che all’epoca dei fatti era addetto alla tutela fisica di Emilio Fede, per – come precisa il giornalsita – le minacce ricevute. Una testimonianza che ha fatto andare su tutte le furie l’ex direttore del Tg4: ” Il Sorrentino – ha detto Fede – ha riferito particolari che non soltanto non corrispondono alla verità, ma violano gravemente la privacy. Una testimonianza che prova come – anzichè alla mia tutela – il Sorrentino si faceva carico di sapere quante ragazze partecipavano alla cena, di che colore erano vestite, di quale possibile somiglianza una di loro poteva avere con Ruby. Perfino se indossavano oppure no biancheria intima. Domanda legittima: era carabiniere che doveva occuparsi della mia vita, o 007 al servizio di non si sa chi?”.

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