Mercoledì, 10 Luglio 2013 18:39

Santacroce. 'Nessun accanimento. Berlusconi è stato trattato come un qualunque imputato'

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ROMA - Tra venti giorni la Cassazione confermerà in via definitiva o annullerà la condanna per frode fiscale nel processo Mediaset a quattro anni di reclusione, e cinque di interdizione dai pubblici uffici. Una fretta che ha lasciato esterrefatti i legali dell'ex premier e che ha fatto insorgere il Pdl.


La fibrillazione nel centrodestra cresce con l’approssimarsi del rischio della pena accessoria all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, che equivale all’ uscita di Berlusconi dalla scena politica. Per questo, almeno ieri, tutti nel Pdl, dai falchi alle colombe, hanno minacciato rischi per la stabilità del governo.
Dopo il caos sollevato dal Pdl per l'accelerazione del processo per i diritti tv Mediaset che vede imputato Silvio Berlusconi interviene la Corte Suprema. Il presidente Giorgio Santacroce sottolinea che non c'è “nessun accanimento contro Berlusconi” e che gli attacchi sferrati contro i giudici dal centrodestra «non sono consoni alla democrazia». “Evitare la prescrizione è un obbligo” ha spiegato.
“Non c'è nessun accanimento. Il senatore Berlusconi è stato trattato come qualunque imputato in un processo con imminente prescrizione. Da parte della Cassazione non c'è nessuno zelo particolare, nessun atteggiamento da Speedy Gonzales, è stata applicata la legge, i procedimenti urgenti devono andare alla sezione feriale”, ha spiegato Santacroce. “Ci siamo abituati a un linguaggio poco consono a una democrazia”, ha aggiunto, con riferimento agli attacchi alla Suprema corte per il processo Mediaset, e in particolare a un quotidiano che ha titolato «Banditi di Stato”. “Non c'è nessuna ragione per sentirsi esterrefatti”.


La Cassazione ha l'obbligo “di determinare l'udienza di trattazione di ogni ricorso prima della maturazione” della “prescrizione di alcuno dei reati oggetto del procedimento, a pena di responsabilità anche di natura disciplinare, e la Corte ha sempre adempiuto a tale dovere”. Questa la precisazione della Suprema Corte dopo le polemiche sollevate dal Pdl. “Nel caso in esame - ha spiegato la Suprema Corte - nella assoluta normalità della doverosa prassi sin qui seguita, l'ufficio addetto all'esame preliminare dei ricorsi ha rilevato che la maturazione della prescrizione di uno dei reati sarebbe potuta cadere il 1 agosto 2013, compreso nel periodo feriale, e il presidente della Sezione feriale ha conseguentemente fissato la trattazione del ricorso per una udienza antecedente a tale data, previa richiesta di abbreviazione dei termini proposta, nel rispetto della normativa processuale, dalla procura generale”. La nota è stata emessa, sottolinea la Cassazione, «in relazione alla fissazione dell'udienza del 30 luglio 2013 in cui dovrà essere trattato il ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d'Appello di Milano sulla cosiddetta vicenda Mediaset che ha suscitato le reazioni dei difensori di Silvio Berlusconi e di alcuni esponenti politici”.

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