Giovedì, 13 Marzo 2014 08:03

Roche e Novartis: “Ne ha di denti il pescecane”…Io intanto ho perduto la vista da un occhio

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ROMA - Mi è tornata alla mente la ballata di Mackie Messer, trovandomi costretto a riflettere in questi giorni sulla tristissima vicenda di cronaca che ci racconta del colossale raggiro che si è consumato ai danni di tante persone bisognose di cure per non perdere la vista, alle quali è stato letteralmente impedito di curarsi. 

Nell’”opera da tre soldi” di B. Brecht, Geremia Peachum difende a tutti i costi il suo impero costruito sullo sfruttamento degli ultimi nei sobborghi della Londra di inizio ‘900. Geremia Peachum affitta stampelle, fabbrica protesi adatte ad indurre pietà, a muovere la carità dei borghesi … E non intende rinunciare al suo business.

Poi ho pensato che non può essere così. Brecht ci emozionava e ci entusiasmava quando avevamo vent’anni; non siamo più nelle spelonche di Jenny o nell’angiporto della Londra di allora. Eppure succedono ancora cose così. Per puro intento speculativo si truccano i dati scientifici, si inducono istituzioni inadeguate – o corrive – ad assumere “alla leggera” decisioni amministrative, che però producono effetti dirompenti e traumatici sulla vita di tante persone

 

Il raggiro di due giganti dell’industria farmaceutica.

I fatti ormai sono noti: due giganti dell’industria farmaceutica (dal giro finanziario che fa impallidire il bilancio dello stato di interi paesi), con un lavorio sotterraneo durato anni, determinano le condizioni d’ambiente affinché venga dichiarato inutilizzabile nel sistema sanitario nazionale un farmaco scientificamente approvato, ampiamente utilizzato da tempo in Italia come nella gran parte degli altri paesi, ma che ha il difetto di costare troppo poco. Così si libera il campo ad un farmaco concorrente, che costa (al servizio sanitario o al cittadino) 20 volte tanto e che, non solo per questo, non è altrettanto facilmente fruibile. 

Che la decisione sia stata indotta da una collusione impropria (e illegale) fra le case produttrici dei due farmaci (la Roche e la Novartis) è ampiamente dimostrato dai testi delle mail clandestinamente scambiate fra i massimi dirigenti delle due case farmaceutiche, trapelate e pubblicate sulla stampa nei giorni scorsi. Tanto che la questione è emersa agli onori della cronaca a seguito di una sentenza dell’antitrust italiana, per comportamenti lesivi delle norme sulla concorrenza.

Che il farmaco messo al bando sia scientificamente valido a parere della parte maggioritaria e più autorevole delle istituzioni scientifiche e di ricerca, è stato affermato e scritto – e da nessuno smentito - con dovizia di particolari.

Si profila anche l’ipotesi di  associazione a delinquere

 Ora si profila anche l’ipotesi di “associazione a delinquere” in danno dei malati. Che non sono entità astratte; sono di carne ed ossa. E vorrebbero continuare a guardare il mondo, per quanto possibile. 

Ho affermato in premessa di trovarmi “costretto” a queste riflessioni. Ecco la ragione: ho perduto la vista dall’occhio sinistro e soffro di maculopatia anche a destra; l’evento che mi ha tolto la capacità visiva da un occhio si è verificato due anni fa, esattamente nelle settimane in cui era in preparazione da parte dell’agenzia italiana del farmaco la decisione di interrompere la distribuzione dell’”Avastin”. Avevo appena intrapreso, su prescrizione degli specialisti, un ciclo di iniezioni di quel farmaco, che ho dovuto forzosamente interrompere dopo il primo intervento. Non so dire con certezza quanta capacità visiva avrei potuto recuperare proseguendo quella terapia. Di una cosa sono certo: mi è stato impedito di curarmi tempestivamente, e il trascorrere del tempo ha reso non più recuperabile la mia situazione. Per di più io sono totalmente non deambulante; la mia capacità motoria è limitata ad alcune decine di metri, con l'ausilio di due stampelle. Non poter valutare visivamente gli ostacoli è dunque doppiamente invalidante.

L’”opera da tre soldi” è l’affresco di un mondo squallido e triste, di un capitalismo straccione e feroce. Fra i suoi protagonisti non ci sono i buoni che combattono i cattivi. Oggi non può essere così. Bisogna dimostrare che non può essere così; e che, almeno, alla fine della vicenda non sopraggiunga il messo della regina che salva Geremia Peachum e ne fa un baronetto.

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