Papa Francesco in un mondo senza pietà

ROMA – Ma che paese è quello in cui viene assolto l’assassino di un ragazzo di diciott’anni, nero e disarmato, e in cui un bambino, a sua volta nero, è stato ucciso a dodici anni mentre giocava con una pistola giocattolo?

Come si fa a sostenere che questo paese sia la più grande ed evoluta fra le potenze mondiali? E come si conciliano queste ferite, destinate ad avere ripercussioni imponderabili su un tessuto sociale già provato da anni di crisi, incertezza e guerre intestine, con la decisione del presidente Obama di aprire le porte a ben cinque milioni di immigrati? Come può un’America squassata dalle sue lotte razziali e da una convivenza apparentemente impossibile e segregazionista riuscire nel miracolo di integrare i cosiddetti “diversi”, ossia chi ha un altro colore della pelle o prega un altro Dio? Come può questa nazione uscita sconvolta e irrequieta dalle macerie dell’11 settembre proporsi ancora come guida e faro del mondo? Non può e, infatti, ha perso il suo ruolo cardine all’interno degli scenari globali, riuscendo a ritagliarsi un posto al sole ma oramai affiancata da altre potenze, ancora meno democratiche e caratterizzate da conflitti e tensioni sociali ancora più acute ma, nonostante questo, in rapida ascesa e destinate a dominare per i prossimi decenni.

E l’Europa? Come può un continente dilaniato da una crisi, non solo economica, assai più grave di quella del ’29 continuare a difendere e valorizzare un modello di inclusione e sviluppo che, di fatto, ha rinnegato? Solidarietà, dignità, attenzione agli ultimi: la verità è che l’unico che ha ancora il coraggio di pronunciare queste parole è papa Francesco, il quale martedì è andato a Strasburgo e ha sferzato una classe dirigente inetta e mediocre, esortandola, lui che viene “dalla fine del mondo”, a ritrovare lo spirito, gli ideali e l’ispirazione dei padri fondatori. Un messaggio durissimo e, al tempo stesso, un “j’accuse” a tinte forti all’indirizzo di governanti che, a nostro giudizio, sono talmente inadeguati da aver applaudito per dovere, per ipocrisia, perché sembrava brutto non unirsi al coro, senza sapere nemmeno cosa stessero applaudendo, quali parole stessero santificando, loro che hanno svenduto la dignità delle persone e i valori fondanti dell’Unione Europea al mercato della finanza e degli interessi dei grandi gruppi industriali e finanziari che dominano il mondo.

L’amara realtà è che papa Francesco è l’unico a credere davvero nelle parole che pronuncia, nei concetti che esprime, nella visione dell’umanità di cui si fa portatore e interprete ai massimi livelli mentre negli Stati Uniti, al netto del primo presidente nero, continua a vigere un clima da Ku Klux Klan, in Europa continua a trionfare il liberismo, l’Africa è abbandonata a se stessa, con le sue pandemie, i suoi drammi, le sue guerre dimenticate e i suoi traffici d’armi che servono ai venditori di morte ad arricchirsi e alla nostra cieca coscienza a lavarsi le mani indifferente verso le tragedie altrui, e in Medio Oriente si continua a bombardare, lanciare missili, provocare ad arte la reazione violenta dell’altro al fine di alimentare all’infinito la strage e compiere attentati, in una spirale d’odio inarrestabile che nessun governante, a parte Arafat e Rabin, guarda caso accomunati dallo stesso destino di morte innaturale, ha mai cercato di frenare o di interrompere.

Il Papa, dunque, è trattato alla stregua di uno di quei vecchi saggi ai quali non si dice mai di no per ragioni di cortesia, salvo poi infischiarsene del suo parere e della sua analisi e continuare imperterriti lungo la rotta seguita finora, ossia la via della disumanità, della prevaricazione, fin quasi alla soppressione, dei più deboli, dell’arricchimento indiscriminato dei più forti, dello sfruttamento selvaggio del pianeta e delle risorse naturali, della precarizzazione e della svalutazione del lavoro, della ferocia elevata a virtù e, soprattutto, della recita di una parte o dell’altra a seconda del contesto e dell’interlocutore, in una fiera di vanità, pregiudizi, falsità e bassezze d’ogni ordine e grado.

Perché se davvero il Parlamento europeo fosse rimasto colpito dalla denuncia alta e nobile del Pontefice, Juncker si sarebbe dimesso all’istante, in quanto simbolo di tutto ciò che non funziona e non è più sostenibile nel Vecchio Continente; e con lui tutti i liberisti guerrafondai di cui è imbottita la Commissione, oltre a tutti quei deputati che si riconoscono in formazioni euroscettiche, xenofobe, razziste e, talvolta, neofasciste o neonaziste. Senza dimenticare l’ampia fetta del PPE teutonico, pronta a strangolare i paesi del Mediterraneo in ginocchio pur di resistere all’avanzata dei demagoghi di casa loro; senza dimenticare quei socialisti che hanno accettato di uccidere il progetto originario di Altiero Spinelli in cambio di una legislatura incolore e destinata ad aggravare ulteriormente recessione e malessere sociale; senza dimenticare quelle forze della sinistra che, non solo in Europa, si sono condannate volutamente alla marginalità.

E anche oltreoceano farebbero bene a porsi qualche domanda sul perché il primo Presidente afro-americano non sia riuscito a modificare nemmeno un po’ una mentalità, evidentemente, troppo radicata nella pancia profonda del Paese, talmente radicata da riesplodere periodicamente in tutta la sua brutalità.

Così come vien da sorridere di fronte al consenso ottenuto dal passaggio in cui Bergoglio ha invocato accoglienza e braccia spalancate verso i migranti, a pochi giorni dallo smantellamento di Mare Nostrum e dalla creazione di un modello di soccorso che, in pratica, lascerà affondare barconi su barconi lontano dalle nostre coste, così non dovremo nemmeno perdere tempo a fare funerali e versare lacrime di coccodrillo davanti a una madre che tiene stretto il proprio bambino nel disperato tentativo di non farlo annegare.

Ci sarebbe da vergognarsi al cospetto di tanta sordità, di tanto cinismo, di tanta inutile banalità, di tanta miseria umana e politica ma la nuova classe dirigente globale non sa nemmeno dove stia di casa questo imprescindibile sentimento, essendo espressioni di lobby e poteri forti, in alcuni casi burattini nelle mani di padroni che non ammettono deroghe.

Per questo, confessiamo di provare una certa tristezza ascoltando e osservando i comportamenti di questo cristiano autentico che mette passione e competenza in ogni suo discorso, convinto di dover portare comunque la parola di Dio e un messaggio d’amore e fratellanza di fronte a platee incapaci persino di comprendere un messaggio che non sia urlato e carico di ferocia. Papa Francesco ne è cosciente ma non si arrende: in questo sta la sua specialità, in questo sta il vuoto di un contorno per il quale, sinceramente, abbiamo esaurito gli aggettivi.

 

Roberto Bertoni

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