Sabato, 16 Aprile 2016 18:48

Trivelle. Referendum di domenica, il grave deficit di informazione

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ROMA - Dacia Maraini ha ragione ed io la penso esattamente come lei.

C’è un enorme difetto di informazione su quello che succede in Italia e in questi giorni lo si vede in modo particolarmente evidente perché domenica c’è il referendum sulle trivellazioni di petrolio sparse sulla penisola e se gli italiani andranno a votare, indipendentemente da quello che scriveranno sulla scheda conseguiranno due obbiettivi importanti nello stesso tempo: diranno prima di tutto al presidente-segretario del maggior partito rappresentato in parlamento che non hanno accettato l’astensione che lui è andato predicando nelle ultime settimane; quindi, se voteranno sì all’unico quesito rimasto sulla scheda, faranno capire a tutto il mondo che gli italiani non sono caduti nella trappola ed hanno deciso di puntare su due obbiettivi fondamentali a proposito dell’energia: battersi per l’alternativa  al petrolio, la gestione pubblica dell’acqua già difesa con un precedente voto ma in pericolo, mettere da parte il mito dell’industrializzazione puntando invece sull’arte dell’agricoltura, sulla ricerca scientifica, sull’attenzione al territorio e al turismo, tutti aspetti fondamentali per uscire dalla crisi economica e ritornare a un nuovo sviluppo  del Paese.

Ora  se questo referendum servirà non soltanto a raggiungere la maggioranza del 50 per cento più uno necessario perché sia valido ma anche a far capire a tutti che le energie alternative, l’agricoltura biologica e  la cura dell’artigianato sono tutti fondamentali per il nostro futuro e che queste sono le cose su cui dobbiamo puntare se amiamo la nostra penisola allora forse potremo ricominciare ad avere un poco di ottimismo su quello che ci aspetta. Se invece penseremo che il petrolio, l’industria legata ad essi e ad altre energie fossili destinate a finire saranno i beni  del futuro, allora non potremo averne altrettante.

Questo è la scelta che dovremo fare nei prossimi giorni e soprattutto la prossima domenica e c’è da sperare che un popolo che ha sempre avuto difficoltà a cambiare, spesso è andato dietro ai pubblicitari e a demagoghi pur di non ragionare con la propria testa, allora non avremo molta ragione di sperare ancora in quello che è dietro l’angolo sul pianeta Terra. Mi auguro proprio che possa accadere questo e che una volta tanto il ventunesimo secolo illumini tutti quelli che si recano ai seggi o la maggior parte di loro.

Nicola Tranfaglia

Storico, politico e docente universitario

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