Sabato, 17 Marzo 2012 11:08

Non sono le pensioni ma la corruzione a minacciare il fallimento dell’Italia

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Roberto Scarpinato, già pubblico ministero nel processo contro Giulio Andreotti ed attualmente procuratore generale presso la Corte di appello di Caltanissetta, ieri, intervenendo ad un seminario svoltosi a Palermo sulla globalizzazione della mafia ha sottolineato come il fallimento della Grecia, secondo il suo modo di vedere, non è stato affatto dovuto ad un sistema previdenziale troppo generoso o a sprechi nella pubblica amministrazione. Il default è stato causato dalla corruzione dei partiti e dei funzionari della pubblica amministrazione di quel Paese. «Esattamente quello che potrebbe succedere anche da noi se non si appresteranno le misure normative idonee a sconfiggere la corruzione».

Se è vero quanto prospettato dal giudice antimafia – e noi pensiamo da tempo che sia vero – non si può fare altro che prospettare un futuro drammatico per il nostro Paese, perché ad introdurre norme in grado di sconfiggere la corruzione dovrebbe essere lo stesso ceto politico che di quella corruzione ha vissuto da sempre, che ha continuato ad intascare tangenti ed altre utilità anche dopo le inchieste di manipulite, riuscendo a convincere parte dell’opinione pubblica che quei magistrati erano “funzionari politici” incaricati da far fuori i gloriosi partiti della prima Repubblica.

Ed infatti le risposte all’allarme le possiamo osservare dai vertici politici dei partiti che sostengono il governo Monti: il Pdl ha proposto di abrogare il reato di concussione, per dar modo al suo leader effettivo di farla franca anche al processo cui è sottoposto per la vicenda Ruby e, grazie anche alla determinante partecipazione dei democratici di Bersani, si sta ripensando ad una legge che limiti l’utilizzo delle intercettazioni (la vera spada di Damocle dei politici corrotti e dell’esteso mondo dei crimini finanziari, in grado di comprarsi testimoni e interi studi legali).

Fino ad ora, la vera risposta fornita all’opinione pubblica per mostrarle come si combattono il deficit statale e il debito pregresso è stata quella di colpire con una serie impressionante di sciabolate i pensionati, i lavoratori pubblici, gli insegnanti. Si è detto che i primi guadagnano troppo e non ci possiamo più permettere pensioni da millecento euro al mese. Lo sviluppo e il risanamento possono aversi soltanto impoverendo ancora di più le persone già povere e prospettando un futuro simile per i lavoratori pubblici che ancora hanno la fortuna di prendere uno stipendio.

Riguardo alla corruzione, ci dicono i politici, bisogna non ostacolarla ma impedire che i magistrati possano scoprirla, rendere difficili le indagini e impossibile la galera, nascondendo il tutto sotto la comoda coltre di un garantismo inesistente in qualsiasi altro Paese del mondo e in stuoli di avvocati che non difendono affatto i diritti degli individui ma i loro privilegi.

Così, mentre i pensionati di oggi e di domani avranno difficoltà anche a curarsi dalle malattie (meglio così, tutto sommato, più ne muoiono e più soldi pubblici sono disponibili per i partiti corrotti), loro, i corrotti del ceto dirigente, potranno continuare a languire sulle loro formidabili barche e a foraggiare le loro splendide amanti. Una terza Repubblica da sogno, ma per pochi.

Ultima modifica il Sabato, 17 Marzo 2012 11:14
Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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