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ROMA - Abbiamo scritto più volte sui danni creati e ancora irrisolti provocati dalla vendita di Alitalia a Cai con il benestare di governo e sindacati. Migliaia di dipendenti parcheggiati a spese dello Stato per sette anni tra cassaintegrazione prima e mobilità dopo. Tante promesse di riassunzione e poi il nulla. Ora, con Etihad gli stessi schemi del passato sembrano ripetersi. Sono gli stessi lavoratori, o meglio ex lavoratori, a denunciarlo con forza.

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ROMA - In molti, fra le lavoratrici e i lavoratori che rappresentiamo, fanno questo semplicissimo ragionamento: “Con ottanta euro posso finalmente iscrivere il mio bambino alla scuola calcio, posso finalmente portare, dopo mesi, tutta la famiglia a mangiare una pizza (senza birra alla spina, però) e posso ridare ai miei genitori, un po’ per volta però, quei soldi che mi hanno prestato l’anno scorso per l’anticipo della mia bellissima utilitaria.Certo non sono tanti, ma per la prima volta qualcuno parla di restituzione, non di sottrazione”.

Tutto questo fino a ieri. Fino a quando, cioè, Lei non si è sperimentata in quell’artificio dialettico/filologico che un po’ tutti temevamo: la riduzione del cuneo fiscale per il lavoro dipendente equivale al rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei dipendenti pubblici! No, cara Ministra Madia, lei sbaglia di grosso nell’affermare ciò e per almeno tre ordini di motivi. 

I diritti non possono essere né mercificati né barattati

Il primo, che metto avanti a qualsivoglia ragionamento che prevede l’utilizzo della parola “euro”, è che il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro è un diritto. Semplicemente. E come tutti i diritti non possono essere mercificati, barattati. Ai diritti non si può mettere un cartellino con sopra taglia e prezzo. Il Contratto nazionale di lavoro è uno strumento di straordinaria forza: con il contratto si ridistribuisce, si tutela, si riorganizza, si razionalizza, si investe, si valorizza. Ecco perché il diritto al contratto non può essere “prezzato”.

Il secondo motivo è che, per prima cosa, lei è un Ministro della Repubblica. Poi è anche il responsabile del dicastero della Funzione Pubblica: le sue affermazioni sull’equivalenza fra riduzione del cuneo e contratto non riguardano solo il mondo del lavoro pubblico, essendo quella riduzione fiscale applicata (quando si farà) a tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati.

Una gravissima indicazione data a tutte le parti datoriali anche private

Lei con quella affermazione non si è rivolta solo alle lavoratrici e ai lavoratori sui quali esercita la sua responsabilità di governo. Lei, parlando in quel modo alla Camera, ha detto agli edili, ai metalmeccanici, ai lavoratori dei trasporti e del commercio e, soprattutto, alle loro controparti datoriali che con quegli ottanta euro in più in busta paga  si può fare a meno di rinnovare i contratti dei settori.

Il terzo motivo riguarda, infine, proprio gli euro, la pecunia. Avrebbero dovuto informarla, già dal suo arrivo a Palazzo Vidoni, di quanto mediamente una lavoratrice o un lavoratore delle pubbliche amministrazioni hanno perso in termini di valore assoluto negli ultimi quattro anni  e quanto continua a perdere ogni mese a causa del blocco dei contratti.

I lavoratori hanno già perso 10,000 euro complessivi

Stiamo parlando, in media, di complessivi 10.000 euro già persi e di circa 250 euro mensili che, ogni volta che un dipendente controlla la sua busta paga, non trova nella colonnina finale del saldo a pagare. Capirà da se che stiamo parlando di cose che non si sfiorano nemmeno per quanto lontane sono.

Cara Ministra Madia, come abbiamo avuto modo di dirle nell’unico incontro che abbiamo avuto, il sindacato, la Fp Cgil è consapevole della delicatezza del passaggio che il Paese sta vivendo; le abbiamo detto (e lo ribadiamo) che siamo disponibili ad un confronto anche serrato e sui temi più complicati e di difficile soluzione (la tranquillizzo ancora una volta: abbiamo idee, proposte e coraggio a sufficienza)

C’è, però, un limite oltre il quale troverà fermezza: il contratto di lavoro va rinnovato. Senza se e senza ma. Non è una affermazione di rito dirle che, in assenza di un segnale preciso in quella direzione, o, al contrario, in presenza di una conferma di questa interpretazione di equivalenza fra diminuzione della tassazione e diritto al contratto, porremo in campo tutte le iniziative tese a convincerla che così non può essere, che così non deve essere.

Cordialmente

Rossana Dettori

Segretaria Generale Fp Cgil

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Walter Schiavella, confermato segretario generale a grande maggioranza

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Martedì, 11 Marzo 2014 14:41

I provvedimenti del governo alla prova dei fatti

ROMA - A poche ore dal fatidico consiglio dei ministri in cui si sveleranno ni contenuti dei provvedimenti  tante  volte annunciate  dal premier, siamo ancora ai titoli, a partire dal Jobs  Act fermo ai blocchi di partenza. 

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Campailla ( Porta voce di Link): È una questione di civiltà che non può essere in nessun modo ignorata o rimandata

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ROMA - "2008 compagnia risanata, 2014 compagnia nel baratro, 6 anni di sacrifici , non può essere colpa nostra". Così inizia la lettera che un gruppo di lavoratori Alitalia ha inviato ai sindacati che, proprio in questi giorni stanno partecipando alla delicata  trattativa sul costo del lavoro e sui presunti esuberi.

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ROMA - Quali siano i nuovi scenari sulla trattativa Alitalia non è dato a sapere. Infatti, oggi l'azienda avrebbe dovuto incontrare le parti sociali, ma l'incontro non ha avuto luogo. Secondo quanto riportato dal segretario nazionale della Filt-Cgil, Mauro Rossi, "Alitalia si è presentata senza risposte all`obiezione da noi avanzata, nel corso dell`incontro di ieri, sulla necessità di abbandonare l`intenzione aziendale di collocamento in cigs a zero dei lavoratori".

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PALERMO - Sarà composta da 200 lavoratori cassaintegrati  dello  stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell'indotto la delegazione che partirà in pullman per Roma per un  sit-in sotto il ministero dello Sviluppo economico.

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“I dolori del Lavoro”. In tutto il mondo sta perdendo posizioni, cioè quote di reddito, a vantaggio del capitale. Chi lo denuncia? Un’associazione di marxisti leninisti in pensione?

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