La Casa delle Donne commemora la psicanalista e scrittrice Silvia Rosselli, figlia di Nello martire antifascista

ROMA – L’annuncio della morte di Silvia Rosselli, psicoanalista e scrittrice che ci ha salutato all’età di novantaquattro anni, era stato dato il 7 dicembre dall’ex ministro socialista Valdo Spini, Presidente della Fondazione Rosselli.

Il 19 dicembre presso la Casa delle Donne, in Trastevere dove Silvia aveva a Lungo abitato, si è tenuta la commemorazione, guidata dalla figlia Emanuela Forti e dalla nipote Giulia (nella foto). Un’aula piena ha salutato una donna che chi ha conosciuto non dimentica: primogenita dello storico antifascista Nello Rosselli, ucciso con il fratello Carlo a Bagnoles de l’Orne il 9 giugno 1937, da sicari fascisti per ordine del regime di Benito Mussolini, ma oltre ciò una personalità di spessore e anticonformismo suo proprio. Potremmo dire una femminista ante litteram, in tempi difficili. Una che anche in vecchiaia conservava una freschezza di spirito e una curiosità che, nelle riunioni buddiste alle quali partecipava con persone molto più giovani, saltava agli occhi. 

Nella sua biografia edita da Sellerio “Gli otto venti” –  che nel buddismo rappresentano le circostanze contrapposte di prosperità e declino, onore e disonore, lode e biasimo, sofferenza e piacere –  Silvia Rosselli ha raccontato il corale drammatico della sua famiglia, seducente come un romanzo epico, gruppo in cui identifichiamo i valori più alti di un secolo e il seme del futuro. L’autrice – figlia di Nello, storico e antifascista, fratello di Carlo, fondatore del movimento politico “Giustizia e libertà”, entrambi martiri del fascismo – dopo la morte del padre e sino al 1946 è vissuta in esilio tra Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti. Al ritorno in Italia, sposatasi giovanissima, ha avuto tre figli. Affidatasi alla psicoanalisi ai tempi in cui era disciplina “sospetta” – antecedenti al famoso Le parole per dirlo di Marie Cardinal – è stata allieva di Ernst Bernhard e tra i fondatori dell’AIPA. Con il metodo junghiano ha esercitato per venticinque anni con fede da pioniere.  Silvia Rosselli come suo padre Nello ha avuto un temperamento indomito: anticonformista e femminista ante litteram, ricca di una spiritualità che ha trovato delta sfociando nel buddismo. Gli otto venti è il lascito morale di una famiglia illuminata, attraverso la generazione dei padri, dei figli e dei nipoti, legati da un costante coraggio. 

Il figlio di Silvia, il giornalista de L’espresso Giovanni Forti, è stato uno dei primi negli anni novanta a fare coming out sulla sua omosessualità e a unirsi in matrimonio adottando un bambino. In seguito alla sua morte per AIDS, il compagno Brett Shapiro ha dedicato a Giovanni un libro di successo L’intruso, edito da Feltrinelli, dal quale è tratto un dramma teatrale. A Giovanni Forti è anche intitolata una via nel Parco botanico di Villa Fiorelli in Roma.

Una donna eccezionale e al contempo difficile, come suo padre, per i suoi stessi familiari. Alla casa delle donne i numerosi presenti l’hanno ricordata con affetto e senza retorica, “gioiosamente” come a lei sarebbe piaciuto, ha detto la nipote Giulia. C’erano i suoi parenti e amici, ma anche molti estimatori, vicini a Silvia per quel carisma contagioso. Non sono stati taciuti i lati spinosi del suo carattere insieme a quelli più solari. C’è chi l’ha dipinta come nonna, come madre, come amica, come compagna di buddismo, come psicoanalista. L’identikit che ne è affiorato è stato quello di un essere umano che ha saputo vivere intensamente e con coraggio secondo la sua natura, precorrendo i tempi.

Silvia Rosselli, Gli otto venti, Sellerio Editore, pp. 281, 2008, euro 16.00.

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