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ROMA - Il ventesimo romanzo di Amelie Nothomb,  Uccidere il padre (Voland, 2012 p. 91 euro 9), non delude le aspettative del lettore. La Nothomb, con  la sua scrittura snella e efficace delinea un mondo inimmaginabile, dove accade l’impossibile.

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Credo che non ci sia incubo peggiore per gli italiani, costretti dall’incuria e dalla incapacità del precedente governo a tirare la cinghia, che immaginarsi Silvio Berlusconi salire al soglio quirinalizio nella tarda primavera del 2013. Eppure non solo c’è chi lo auspica ma chi lo prevede come un’ipotesi del tutto naturale. Ovviamente parliamo del re dei trigliceridi, cioè Giuliano Ferrara, il suggeritore, il capo del “brain trust” del Cavaliere, la mente fine osannata anche dalla sinistra come l’intellettuale da rispettare, per la sua prosa elegante e raffinata, il novello Seneca del Re arcoriano. Oggi, l’aruspice direttore de “Il foglio” ne argomenta le ragioni. Dopo la “assoluzione” (in realtà si tratta di una prescrizione) e comunque lo “sminamento” del processo Mills, il Cavaliere-sessuocrate, che ha portato, secondo la sua invereconda opinione, una salutare ventata di libertinismo nella politica, avrebbe tutte le carte in regola per ricoprire il posto di Luigi Einaudi, di Sandro Pertini e di Carlo Azeglio Ciampi.

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ROMA – “Repubblica” lo ha ribattezzato “Delta”, il gruppo di fuoco che Berlusconi ha organizzato per invadere i media con le sue menzogne. Già perché, nell’ottica assolutista del Cavaliere, i media sarebbero sovrastati dal rumore della “stampa comunista”, che racconta senza infingimenti la dissoluzione della maggioranza e gli scandali sessuali da repubblica delle banane del magnate di Arcore. Ecco, quindi, la necessità di mandare truppe fresche al fronte, in quella che si comincia a percepire come una sorta di battaglia di Stalingrado, nella quale non si faranno prigionieri.

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