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ROMA - Alcuni risultati erano scontati (Roma, Napoli e Bologna), altri molto incerti (Milano e Trieste), uno (Torino) del tutto inatteso. A sorprenderci, dunque, non deve essere tanto l'esito di questi ballottaggi amministrativi quanto, più che mai, le proporzioni nelle quali sono maturati.

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ROMA - I pronostici erano azzeccati e il Movimento 5 stelle ha conquistato Roma e Torino, vincendo in 19 dei 20 comuni in cui si è presentato per le elezioni amministrative.

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ROMA - Dopo il primo exit poll è calato il silenzio nella sala del comitato elettorale di Roberto Giachetti. Virginia Raggi, infatti, sarebbe in netto vantaggio sul candidato del centro sinistra. 

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Domenica, 19 Giugno 2016 08:39

Ballottaggio in corso. Si vota fino alle 23

ROMA - Si parte con la tornata elettorale del ballottaggio in 126 comuni, dove voteranno complessivamente ben 8 milioni di italiani.

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ROMA - Si sono aperti alle 7 di questa mattina i seggi elettorali in 78 comuni, dove avranno luogo i ballottaggi. Le urne resteranno aperte fino alle 23, tranne in Sicilia dove le urne saranno aperte anche lunedì dalle 7 alle 15. 

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ROMA - Sarà il caldo o la solita disaffezione alla politica, ma questo ballottaggio ha registrato un'affluenza bassissima che non ha raggiunto neppure il 50%. Questi i dati che arrivano dal Ministero degli Interni  dopo le 23 di ieri, alla chiusura dei seggi nei 139 comuni dove si è andati al voto per il turno di ballottaggio, esclusa la Sicilia dove si vota oggi.

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A Roma quando sono state scrutinate 2.334 sezioni su 2.600 (l'85,38%) Ignazio Marino è in vantaggio di 27,84 punti su Gianni Alemanno: 63,92% contro 36,08%. Un risultato che incorona il senatore PD a sindaco della città di Roma

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 ROMA - Ballottaggi ai nastri di partenza. Domenica e lunedì, 4,5 milioni di italiani sono chiamati al voto in 67 comuni tra cui Roma e Ancona.

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 ROMA -  Al Senato dopo il ballottaggio con  Renato Schifani, Pietro Grasso si è aggiudicato la poltrona della seconda carica dello Stato.

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Lunedì, 03 Dicembre 2012 19:20

Ma Bersani ha vinto davvero?

Esausti, alle due del mattino, abbiamo abbandonato il piccolo schermo. Davvero non ne potevamo  più di vedere facce tristi di giornalisti, quasi in lutto per l’esito del ballottaggio fra Bersani e Renzi. Poche  per la verità sul  Tg 3 che non ha ritento, come hanno fatto altre reti, di dirottare i programmi previsti  sulle elezioni. Verso le 23,30,quando tutto era già noto ed avevano parlato sia Bersani che Renzi. è arrivato  il primo collegamento.  Il Tg 1 non si è degnato, il tg2 ha fatto capolino. Insomma il servizio pubblico, la rai, non ne esce bene. Unico fatto positivo: chi perlomeno  non ha partecipato ad una vera e propria orgia della disinformazione, di commenti privi di senso, di stupidità a buon mercato. Giornalisti che vanno per la maggiore anche nello schieramento dei “democratici” che si trasformano in maghi, decidono loro quale sarà il futuro, che farà Renzi, che farà Bersani. Alle due del mattino siamo andati a letto  con una domande che ci turbinava nella testa: ma ha vinto davvero Bersani? Dopo tutto quello che avevamo sentito francamente eravamo frastornati. Al mattino abbiamo acceso di nuovo il piccolo schermo e la domanda era tale e quale quella della notte. 

Dagli schermi tv gli elogi sono tutti per Renzi

In primo piano ancora Matteo  Renzi, opinionisti a sbracciarsi per elogiarlo, dire quanto è stato bravo, che ha cambiato il Pd, ”vincitore morale“ lo definisce Feltri, lasciando intendere che Bersani sarebbe un perdente immorale.  Chi  ha vinto  la gara  del ridicolo che a piene mani è stato diffuso dalla reti televisiva, ridicolo sì perché non c’è altro modo di definire le performance  dei giornalisti che dicevano la loro a prescindere dall’esito del ballottaggio.  Difficile dirlo, una classifica incerta  dove il capofila cambiava ad ogni intervento. Il  tg di La 7, certamente, ha raggiunto vette di ridicolo di fronte alle quali, come si dice in Toscana, un omaggio che anche noi rendiamo a Renzi, il monte Everest è una giacchettata. Malgrado gli sforzi di Mentana per un dibattito decente i suoi ospiti non hanno  resistito, facevano a gara a chi era più renziano. Aveva cominciato il conduttore del telegiornale quando aveva letto i risultati del voto degli italiani che risiedono a Mosca, quasi tutti per Bersani. Il suo commento: “un voto di apparato”: Ma quale apparato? Quello di Putin, il più caro amico di Putin? L’ignoranza ve bene ma fino a un certo punto. Quando è arrivata la dichiarazione di  Renzi   che ammetteva di aver perso  non ci voleva credere. Ha avuto un attimo di incertezza e poi ha affermato che era un po’ azzardato prenderla per buona.

Gocce di stupidità in un mare di ignoranza

Ma si tratta solo  di  gocce di stupidità in un vero e proprio mare  che ha  esondati dai piccolo schermi, un mare di cazzate, ci scusi Cazzullo Aldo, editorialista del Corriere della sera, giornalista e scrittore viene definito che non si è fatto mancare niente. Affascinato dall’orazione di Renzi sulla sconfitta, le sue parole lo hanno fatto andare in brodo di giuggiole, il punto G, direbbe Beppe Grillo. E giù tutti gli ospiti di Mentana, a cantar le lodi del sindaco di Firenze. Annunziata, Manfellotto, direttore dell’Espresso, Ferrara, affascinati dall’eloquio renziano. Non si sono accorti che la scena era preparata, che la dichiarazione era stata attentamente predisposta, che    Renzi  aveva fra le mani un foglio   di appunti,che non sgorgava dal cuore,   Sapeva da diversi giorni che avrebbe perso. Aveva cercato di limitare il danno con la pubblicazione di quelle pagine pubblicitarie in cui si invitava ad andare al seggio bastava registrasi sul suo sito. Non era andata bene. Non restava che ricorrere a frasi fatte, certo ad effetto perché  lui è uno che sa tenere il palcoscenico. E ora, con serenità, diceva andiamo a rimboccare le coperte ai nostri figli. Sembrava di leggere le strappalacrime dei fratelli Grimm.-Ma come ha fatto  Bersani a superare il 60% dei consensi? Gli italiani sono conservatori – ha detto l’ex direttore dell’Unità, Concita de Gregorio, non poteva che vincere  un conservatore  Lucia Annunziata addirittura rabbrividisce al solo pensare che la politica di un partito, il suo gruppo dirigente, lo decida un congresso, cose di altri tempi.

Quando D’Alema si dimise da presidente del Consiglio

Tutti  concordi sul fatto  che il segretario del Pd  sia stato supportato dal vecchio apparato del Pci.  Ci fosse davvero, verrebbe da dire. E tutti concordi su quanto sia stato bravo Renzi, unico in Italia ad aver avuto il coraggio di dire che era stato sconfitto. L’ignoranza non ha limiti, ma in un giornalista non ha scusanti. Perlomeno è arrivato secondo. Il primo è Massimo D’Alema, guarda caso, il quale nell’anno duemila, da presidente del Consiglio, aveva sostenuto che  il centrosinistra,  l’Unione e l’Ulivo, come si chiamava avrebbe vinto le elezioni regionali. Le elezioni vennero perse  e lui si dimise.

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