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ROMA - "Tra qualche mese me ne vado ...vado via da questo paese di merda...di cui...sono nauseato...punto e basta...". È questo lo sfogo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conversazione intercettata la sera del 13 luglio scorso sull'utenza panamense di Valter Lavitola, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Napoli sulla presunta estorsione al premier.  

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ROMA - Come sempre è l'unico a rimanere soddisfatto vendendo come perfetto il suo diabolico prodotto.

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ROMA – Sul caso Penati (l’ex capo della segreteria di Bersani accusato di reati gravi quali la corruzione) non poteva non “scendere in campo” il panzer-divisionen Maurio Gasparri, l’uomo dallo sguardo lungo e dalla mente fine della destra italiana. “Si scrive Penati si legge Bersani. Il sistema di potere dei Ds-Pd emerge con chiarezza dalle vicende di Sesto San Giovanni. Appare come la continuazione delle tradizionali vicende che hanno visto il principale partito della sinistra al centro di un sistema finanziario ricco di risorse e povero di trasparenza, per non dire altro”, ha scritto in una nota il presidente dei senatori di casa Arcore. Abbandonato ogni garantismo, che Gasparri lascia esclusivamente ai suoi colleghi di partito pluripregiudicati, la mente fine del Pdl risuscita la vecchia e stantia storia di mani pulite e di Antonio Di Pietro, che avrebbe salvato, nella vecchia inchiesta, il Pci per poi incassare il dividendo politico e diventare ministro della sinistra. Nel frattempo Valter Veltroni ha annunciato una querela contro Maurizio Gasparri, che lo sfida in un pubblico confronto.

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ROMA – Certo, il nome è tutto un programma: Penati, come gli dei del focolare domestico nell’antica Roma. Se poi si va a guardare all’etimologia, si scopre che deriva da “penus”, cioè “cibo”, ciò di cui l’uomo si nutre. Proprio un problema di “nutrimento” quello che sta assillando l’ex presidente della provincia milanese, nonché ex capo della segreteria politica del leader Pierluigi Bersani. Secondo l’inchiesta della procura di Monza, Penati era al centro di un vorticoso giro di tangenti, che diversi imprenditori hanno dichiarato di avergli liquidato. Non solo: i magistrati stanno indagando per sapere se almeno parte di quei soldi non siano finiti addirittura a Roma, quindi al Pd nazionale e, a quello che si sa, i sospetti sono assai forti.

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Lunedì incontro decisivo fra Berlusconi e Bossi per una nuova manovra economica. Salvi i piccoli comuni e le province, nessun ritocco delle pensioni, aumento dell’Iva. Insomma, tutto il contrario di quello che voleva il superministro economico

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ROMA – Come definire la faccia di Alessandro Sallusti in chiave metaforica? Ci sono varie alternative, quella più gentile è definirla “tosta”, “faccia tosta”. Oramai il personaggio ci ha abituato a tutto ma il titolo di oggi del foglio della real casa arcoriana supera qualsiasi immaginazione: “Penati salvato dal gip”. Già, proprio così. Il giudice per le indagini preliminari ha ammesso che esistono gravi indizi di colpevolezza per l’ex collaboratore di Pierluigi Bersani ma i reati sono prescritti e quindi è impossibile proseguire nel giudizio.

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Monta la protesta dentro il Pdl.  Sindaci, presidenti di provincia e governatori regionali della destra la giudicano “iniqua e dannosa per il Paese”. Ma il superministro economico li guarda dall’alto in basso mentre Calderoli vuole tassare evasori ed extracomunitari

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Litigano su tutto. Berlusconi ricatta la Lega ma afferma che troveranno la “quadra”. Dovrebbero andarsene a casa e invece lasciano il Paese marcire con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa

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Scenario catastrofico per Berlusconi e Bossi. Se si votasse oggi non raggiungerebbero il 34% dei consensi. Pagano la loro incapacità di governo e l’ iniquità delle politiche economiche di Giulio Tremonti

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ROMA - Il cerchio cpntinua a stringersi nella villa bunker del Colonnello Muammar Gheddafi, anche se di lui per ora non ci sono tracce.

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