Venerdì, 12 Luglio 2013 17:05

Conflitto d'interessi. Proposta Pd, il Cav vuole tenere l'Italia sotto scacco

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ROMA - Ma è possibile che a tutt'oggi  Silvio Berlusconi continui  a tenere sotto scacco l'Italia con i suoi problemi giudiziari? Pare proprio di sì, visto quanto si è scatenato dopo l'annuncio della data dell'udienza di ultimo grado per il processo Mediaset prevista il prossimo 30 luglio.


Il cavaliere, dal canto suo, ha perfino ventilato l'ipotesi di una sua piena assoluzione. Ma non solo, ha anche assicurato i suoi che la vicenda non potrà avere nessuna ripercussione sull'Esecutivo. Insomma, si va avanti come prima. Questo è il messaggio ufficiale, anche se la questione potrebbe prendere una piega molto diversa rispetto alle aspettative di Berlusconi.

25 senatori del Pd, un dl per il conflitto d'interessi
Nel frattempo, sempre oggi, 25 senatori democratici hanno lanciato un'iniziativa per un disegno di legge sul conflitto d'interessi. Disegno, il cui primo firmatario è Massimo Mucchetti, che punterebbe non più sull'ineggibilità, bensì sulla incompatibilità di Silvio Berlusconi con le cue attività personali. In sintesi la modifica sulla legge 361 del 1957 darebbe al cavaliere la possibilità di mantenere le sue cariche istituzionale, eventuali condanne a parte, purchè lo stesso rinunci al controllo delle sue aziende. Il testo, tra i cui firmatari compaiono anche  i nomi di Claudio Martini, Vannino Chiti, Miguel Gotor, Franco Mirabelli, Maurizio Migliavacca, Salvatore Tomaselli, Giorgio Tonini e Walter Tocci, se approvato porterebbe l'immediata decadenza del seggio e il cavaliere sarebbe costretto a scegliere tra le due cose, ovvero accettare la "conditio sine qua non" di vendere le aziende per mantenere lo scranno parlamentare.
I senatori spiegano che "per rimuovere la causa di incompatibilità, l'azionista di controllo di una società eletto parlamentare deve conferire entro trenta giorni ad un soggetto non controllato nè collegato il mandato irrevocabile a vendere entro 365 giorni le partecipazioni azionarie di cui sopra a soggetti terzi, ossia a soggetti senza rapporti azionari nè professionali con il venditore e comunque a soggetti diversi dal coniuge, dal convivente more uxorio e dai parenti fino al quarto grado e affini fino al secondo grado, nonchè a soggetti diversi dagli amministratori delle società".
 
La proposta a  firma di Mucchetti e Zanda è stata accolta positivamente da Gianni Cuperlo: "Le due persone che hanno depositato questa proposta sono competenti sulla materia. Non ho dubbi che sia un'ottima proposta. Più volte abbiamo espresso una valutazione sull'applicazione di una legge del 1957. Sarebbe curioso se cambiassimo idea adesso". Cuperlo ha poi aggiunto che "bisogna sottrarre la decisione su questa materia alla giurisprudenza interna delle Camere. Altri Paesi hanno affidato questa questione a una fonte terza".

Di Pietro: "Una furbata del Pd"
Sulla vicenda è intervenuto anche  il Presidente onorario dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "Il ddl presentato da alcuni senatori del  Pd per tramutare l'ineleggibilità di Berlusconi in incompatibilità è la solita furbata che dà al Cavaliere la possibilità di farla franca. Infatti, l'ex Presidente del Consiglio è il referente economico di una società concessionaria di frequenze televisive e, quindi, in base alla legge 361 del 1957, si trova in condizioni di ineleggibilità al Parlamento italiano".
E poi: "Il conflitto d'interessi di Berlusconi va avanti da anni e pesa come un macigno sulla nostra democrazia, un'anomalia tutta italiana. Il fatto che il Cavaliere abbia violato la legge fino ad oggi, non è un buon motivo per  continuare a violarla. È come dire: un rapinatore che ha fatto rapine per vent'anni è legittimato a proseguire su quella via". "Insomma,- conclude Di Pietro- è la solita soluzione all'italiana per assecondare i voleri di Berlusconi".


M5s: "il dl solleverà lo sdegno della base del Pd"
Anche il senatore del Movimento 5 stelle, Maurizio Buccarella, è molto critico: "Il disegno solleverà un'ondata di sdegno nell'elettorato del Pd, in quanto da un anno di tempo per sanare il conflitto a Berlusconi. In pratica regala tempo a chi si trova in quella situazione". "È l'ennesima prova che la dirigenza del Pd, - aggiounge Buccarella -  e non tutto il Pd, è connivente, e non da oggi, con il potere e la presenza di Silvio Berlusconi
nelle istituzioni negli ultimi 20 anni. È la testimonianza che avevamo ragione a dire di  no quando ci chiedevano di fare un'alleanza con il Pd",

Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

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