Sabato, 02 Agosto 2014 09:35

2 agosto 1980. Una strage ancora costellata dai misteri. Oggi la 34ma ricorrenza

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BOLOGNA  -  Il 2 agosto 1980,alle ore 10.25  alla stazione ferroviaria di Bologna un'esplosione causò una strage. Una valigia abbandonata contenente 23 Kg di esplosivo era stata lasciata proprio nella sala d'attesa. La carica esplosiva fece crollare parte della stazione dove morirono 85 persone mentre 200 rimasero ferite.

Oggi a Bologna si commemora questa strage a distanza di 34 anni rimasta ancora avvolta da misteri. 

L'anno scorso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio,  sul tema dei risarcimenti in favore dei familiari «prese una serie di impegni precisi, non tutto è stato fatto ma molta parte sì» e «dopo dieci anni di immobilismo, si è rimessa in moto la macchina che dovrebbe far funzionare completamente la legge 206. È un buon avvio e mi auguro che gli impegni presi si mantengano e che al più presto i punti ancora irrisolti vengano risolti». Così Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, durante la commemorazione nella sala consiliare del Comune di Bologna. «Per la prima volta», dichiara Bolognesi, si possono registrare «iniziative in Parlamento e soprattutto a livello governativo che hanno permesso di fare passi avanti in tante direzioni». A cominciare dalla direttiva con cui il premier Matteo Renzi ha sancito il «versamento anticipato delle carte sulle stragi all'Archivio di Stato», sottolinea Bolognesi: «Sicuramente un fatto molto importante che è la giusta conclusione del percorso iniziato nel 1984 con la richiesta di abolizione del segreto di Stato» da parte dei familiari. Questo «fa sperare che tutta una serie carteggi rimasti oscurità possano prendere luce e cominciare ad essere studiati per andare oltre dove sono arrivate le sentenze fino ad oggi». Però, per evitare che questa sia una operazione «fatta a metà», è necessario «cominciare a mettere mano all'interno degli apparati dello Stato- dichiara il presidente, rilanciando un appello già formulato nei giorni scorsi- perchè chi ha coperto le trame venga allontanato e si faccia modo che ci sia pulizia notevole». 

Anche la figlia di Aldo Moro, Agnese, è a Bologna per partecipare alla commemorazione del 34esimo anniversario della strage alla stazione del 2 agosto 1980. A lei si è rivolto il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, salutandola nella sala del Consiglio comunale e ringraziandola per la presenza insieme «ai figli di Bachelet e al figlio del giudice Amato», ai parenti della strage dell'Italicus, di piazza della Loggia e del Rapido 904: tutti «avvenimenti luttuosi» che hanno scandito «la storia criminale e politica del Paese». Intanto, «ogni anno aumentano» i familiari delle vittime della stazione presenti alle cerimonie (quest'anno, alla vigilia della commemorazione di oggi ne risultavano oltre 140), sottolinea Bolognesi: «Non una riunione di reduci ma di persone che vogliono affrontare il futuro con le riforme che servono per la democrazia e a recuperare la vita civile del Paese». 

Non si tratta solo di ricordare il passato, aggiunge il presidente: bisogna «rendersi conto che se viviamo una situazione di questo tipo è anche perchè non si sono tratte le conseguenze di quello che sono stati questi anni» scanditi dalle stragi, che non hanno permesso all'Italia di «maturare dal punto di vista democratico».  Bolognesi, infine, ricorda alcune persone che sono scomparse e «lasciano un vuoto» in una giornata come quella di oggi. «Quasi non saprei ricordare un 2 agosto senza William Michelini», presidente dell'Anpi di Bologna, dice Bolognesi raccogliendo l'applauso della sala: il partigiano, in  particolare, fu «organizzatore, fin dai primi momenti, della sicurezza della manifestazione».  Il presidente, poi, ricorda la figura di monsignor Giovanni Catti, «grande amico della nostra associazione», che «ci ha sempre aiutato con la sua parola ad andare avanti». Infine, un pensiero va anche al portavoce dei familiari dell'Italicus, Luigi Caldarelli, che ha consentito di stringere molti «legami tra vari crimini che sembrano distanti tra loro», conclude Bolognesi.

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