Mercoledì, 01 Ottobre 2014 20:06

Why not. De Magistris, il prefetto firma la sospensione

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ROMA -  Il prefetto di Napoli Francesco Antonio Musolino, dopo aver ricevuto comunicazione della condanna di primo grado per abuso di ufficio nella vicenda Why Not nei confronti di Luigi De Magistris, ha  firmato il provvedimento di sospensione del primo cittadino di Napoli. La notizia era stata inizialmente diramata dal ministro dell'Interno Angelino Alfano. Ora il provvedimento deve essere notificato.  

De Magistris, nel frattempo, non si dà per vinto ed annuncia che  farà appello contro la sospensione dalla carica di sindaco, ai sensi della legge Severino. Intanto, l'ex Pm non rinuncia ad una nuova stilettata all'indirizzo delle Istituzioni, proprio nel giorno in cui a Napoli c'è il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "'Ho ricevuto tanto affetto non delle Istituzioni ma delle persone, per strada", ha tenuto a precisare.

Sindacati chiedono le dimissioni

Cgil, Cisl e Uil invitano il sindaco di Napoli a dimettersi perchè «la città ha bisogno di voltare pagina». In una dura nota i sindacati esprimono un giudizio fortemente negativo sull'operato di De Magistris sindaco, elencando una serie di provvedimenti e scelte politiche «sbagliate». «Non da oggi, il Sindacato confederale unitario ha espresso un giudizio estremamente negativo sull'operato del sindaco De Magistris e sulla sua Amministrazione. Non siamo tra quelli che in queste ore, approfittando della vicenda giudiziaria che coinvolge il primo cittadino, alzano il tiro della polemica e scoprono che la città è governata male. La condanna in primo grado del Sindaco, per fatti non legati al Comune, e la sospensione, sono comunque fatti gravi che possono portare la città su una via di non ritorno». I Confederali giudicano poi «gravissimi» i toni e le affermazioni del sindaco all'indomani della sentenza: «denotano scarsa lucidità politica ed equilibrio istituzionale». Ma la bocciatura più cocente per De Magistris da parte dei sindacati si riferisce alle sue capacità politiche. «Napoli è una città illusa, ferita, divisa», scrivono i sindacati. Con un «sindaco ed un'amministrazione autoreferenziali, chiusi in se stessi e con un elevato grado di conflittualità istituzionale.  Napoli ha perso la sua autorevolezza, la sua autonomia e il suo ruolo di grande capitale del Mezzogiorno, per scelte sbagliate del sindaco e della sua amministrazione".  

 I fatti

L'attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, venne iscritto venti anni fa sul registro degli indagati della Procura di Napoli durante il periodo di Tangentopoli quando ricopriva l'incarico di presidente della Camera. A dar conto di quella iscrizione, secretata dai pm partenopei che poi disposero l'archiviazione del procedimento non avendo trovato riscontro alle dichiarazioni di un imprenditore, è stato il 9 maggio scorso il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris in una udienza del processo 'Why not' conclusosi pochi giorni fa con la condanna sua e del consulente informatico Gioacchino Genchi a un anno e tre mesi di reclusione per concorso in abuso d'ufficio per l'acquisizione illecita di tabulati e utenze di alcuni parlamentari senza l'autorizzazione della Camera. 

«Io ritenni di secretare - aveva detto al Tribunale di Roma de Magistris spiegando come aveva gestito quella inchiesta quando era pm a Catanzaro - poichè avevo elementi per ritenere, come poi si è dimostrato successivamente, i collegamenti strettissimi tra gli altri di Pittelli con il procuratore della Repubblica, tanto da fare una società col figlio del procuratore. Atto sicuramente forte, mi sono posto il problema se potessi secretarlo, mi sono anche

consultato, c'era stato un precedente alla procura della Repubblica di Napoli dove il mio magistrato affidatario, il dottore Cantelmo, oggi procuratore della Repubblica, e un altro magistrato oggi componente d'esame, Quatrano, mi dissero che anche loro durante l'inchiesta di Tangentopoli procedettero a secretare una iscrizione, in particolare dell'allora presidente della Camera Giorgio Napolitano e secretarono per evitare che ci potesse stare una fuga di notizie». 

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