Nucleare. Intervista a Marcello Cini: “E’ una truffa dire che è l’energia del futuro”

ROMA – Il Prof Marcello Cini, fra i fondatori dell’ INFN (istituto nazionale di fisica nucleare), laureato in fisica nel ’47, ha un’esperienza sulla relatività di oltre mezzo secolo. Negli anni ’50 è stato uno di quelli che nell’atomo ci credeva, “io stesso ho scritto tanti articoli in favore dell’energia nucleare”. Oggi racconta l’atomo come una tecnologia superata, nata dalla corsa delle grandi potenze verso l’armamento nucleare. Una corsa terminata da tempo con la fine della guerra fredda.

Per le 457 centrali nucleari esistenti, le riserve stimate di uranio, stando ai dati conosciuti, si esauriranno al massimo in 60 anni, e se il numero di queste dovesse aumentare…Sulla questione “sicurezza” delle centrali transalpine e sul luogo comune “tanto rischiamo anche noi”, Cini spiega: “Alla luce di Fukushima capiamo che un conto è stare in un’area distante 30 chilomteri e un conto è starci a 200 chilomteri, è meglio non averne una nelle immediate vicinanze”.

Franco Battaglia, nuclearista berlusconiano, ad Annozero ha detto che Chernobyl è una “colossale mistificazione mediatica” e che non c’è stato nessun morto, lei cosa ne pensa?
Conosco Franco Battaglia da più di vent’anni, non c’è da fidarsi, si inventa le cose. Basta andare su Internet per smentire delle affermazioni che non stanno né in cielo, né in terra.

C’è un’alternativa al nucleare?
O s’imbocca la strada verso il solare e l’eolico, oppure la società attuale crolla. E il problema non è solo giudicare se l’energia solare o quella eolica siano sufficienti al fabbisogno nazionale, la terza cosa da pensare è un uso efficente dell’energia, il risparmio energetico. Già questo da solo sarebbe una rivoluzione.

Come voterà al referundum sul nucleare?
Certamente voterò “Sì”. Sono contro il programma nucleare annunciato da Berlusconi, che ci ha aggirato con il trucco della moratoria per annullare il referendum, o per non farci andare a votare. Bisogna evitare quest’altra buffonata che vuole fare il Governo.

Cosa ne pensa della propaganda sul nucleare svolta dalla Fondazione Veronesi?
Ci hanno speso un sacco di soldi, non mi sembra abbia avuto un grande successo. Ma insomma, diciamolo chiaramente, in Italia il 70% degli elettori non è disposto ad avere una centrale nucleare sotto casa.

Allora, perché gli altri hanno il nucleare e noi no?
Negli anni ’70 sono state costruite nel mondo più di duecento centrali nucleari, mentre negli ultimi anni una quarantina. Il boom è arrivato nel momento in cui sembrava che le centrali fossero sicure, poi si è smesso di costruirle. Per i paesi che hanno investito sull’atomo, le centrali sono state un sotto-prodotto della ricerca militare sulle armi nucleari. Quindi Stati Uniti, Francia, Inghilterra, poi Pakistan, India, e quei paesi che si sono costruiti la bomba.

In pratica?
E’ tutta roba del ’900. La cosa più truffaldina che si può dire è che il “nucleare è il futuro”, il nucleare è il passato. Durante la corsa all’armamento nucleare, certamente gli stati acquisivano tecnologia e soldi. Le armi nucleari, sono state costruite con i soldi dei cittadini. Insomma gli Stati pagavano tantissimo per la ricerca militare sull’atomo e come sotto-prodotto hanno sviluppato la tecnologia delle centrali. In Francia -ad esempio- è per costituire la force de frappe che poi si sono sviluppate le centrali nucleari. Negli Stati Uniti, dove i capitalisti hanno investito per avere profitto dei loro capitali, dopo gli anni ’70 non si sono più costruite le centrali, perché non conviene investire se lo Stato non paga.

Ma il nucleare vale quello che costa?
No, certamente no, visto che non vogliamo costruire armi atomiche. Sono balle quelle che dicono che il nucleare costa di meno, tutte pretestuosità, se non si mettono in conto i costi dello smaltimento delle scorie, e quello che le future generazioni dovranno pagare quando le centrali nucleari verranno dimesse. Una centrale dura al massimo 90 anni, alla fine bisogna spegnerla, ma non si spegne come un fuocherello, bisogna metterla in sicurezza e “nascondere” la radioattività che conserverà per migliaia di anni. Con quello che costa costruire le centrali, sarebbe allora più conveniente continuare a comprare energia dalla Francia.

Il nucleare è un’opportunità di crescità economica per l’Italia?
No, perché non sappiamo fare le centrali, per cui bisogna comprarle chiavi in mano dalla Francia, che possiede questa tecnologia. Tecnologia che peraltro è riuscita a vendere solo alla Finlandia, per una centrale il cui costo era stato preventivato in 3,5 miliardi di euro, per poi lievitare fino a 7 miliardi, e ancora non si vede la fine. Diciamo che tra Sarkozy e Berlusconi si saranno messi d’accordo per fare affari insieme, ma questo non c’entra. Comunque gli occupati in questo settore non sarebbero nemmeno una migliaia di persone. Non potremmo mai fare un’industria del nucleare. Saremo solo dei consumatori che comprano le centrali.

Ma poi c’è da fidarsi del made in Italy per la costruzione delle centrali?
A chi le facciamo costruire queste centrali? Ai costruttori della “cricca”, che mettono la sabbia al posto del cemento?  E le scorie a chi le facciamo smaltire? Alla camorra?

Andrea G. Cammarata

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